Quando il Papa disse a Marino: che sbaglio registrare le nozze gay

marino papaNel febbraio 2015, durante un incontro privato con Ignazio Marino, il Papa disse al sindaco di Roma che la cerimonia di registrazione in Campidoglio di sedici unioni omosessuali celebrate all’estero era stata «uno sbaglio». «Le sue parole furono molto severe, mi disse che era stato uno sbaglio», racconta l’ex primo cittadino della capitale nel libro «Un marziano a Roma», fresco di pubblicazione.

 

L’episodio narrato da Marino va letto alla luce di quanto accaduto alcuni mesi prima, il pomeriggio del 17 ottobre 2014, penultimo giorno di lavori del primo Sinodo sulla famiglia, quando l’allora sindaco di Roma aveva telefonato in Vaticano chiedendo di parlare con il Pontefice. Un episodio già raccontato da Vatican Insider.

 

Francesco era impegnato in aula, con i padri sinodali, e la chiamata era stata smistata alla segreteria particolare del Papa. Marino aveva insistito nel voler comunicare personalmente a Bergoglio ciò che sarebbe accaduto il giorno successivo, e cioè che sedici coppie gay sarebbero andate a registrarsi al Comune di Roma durante una pubblica e solenne cerimonia presieduta dal sindaco.

 

Il segretario del Papa aveva detto che non era possibile disturbare il Pontefice facendogli interrompere i lavori del Sinodo. Il sindaco, che ci teneva a presentare quella cerimonia come importante per gli stessi padri sinodali credendo che il Sinodo stesso avrebbe aperto alle coppie omosessuali, aveva insistito: voleva assolutamente avvertire il Vescovo di Roma. Dall’altro capo del telefono gli era stato risposto che Francesco sarebbe stato avvisato. Com’è facile immaginare, la reazione del Papa, appena appreso il contenuto della telefonata, non era stata affatto di contentezza. Di fronte ai padri sinodali, il giorno dopo, Bergoglio aveva raccontato i contenuti della telefonata di Marino, descrivendo il dialogo del sindaco con il suo segretario. E aveva concluso: «Questi se ne infischiano dei valori…».

 

Nell’udienza del febbraio 2015 Francesco aveva dunque espresso tutta la sua contrarietà per quella cerimonia, peraltro priva di valore legale in quanto non esisteva in quel momento in Italia alcuna legge sul riconoscimento delle unioni civili. Si arriva così al settembre successivo, al viaggio del Papa a Cuba e negli Stati Uniti. Tappa finale del viaggio, Filadelfia, con l’incontro mondiale delle famiglie. Il sindaco è in città e non manca di presenziare a ogni evento pubblico del Pontefice, con tanto di fascia tricolore, sempre in prima fila. Per lui è un momento di particolare difficoltà politica vista la situazione della sua giunta in Campidoglio. Chiede di poter vedere Francesco, ma non ottiene l’udienza «in trasferta»: quando il Papa è in viaggio non incontra rappresentanti delle istituzioni italiane che possono chiedere di vederlo in patria.

 

Sul volo di ritorno da Filadelfia a Roma, la sera del 27 settembre 2015, Francesco incontra come di consueto i giornalisti per la conferenza stampa. Una domanda riguarda proprio la presenza del primo cittadino della capitale: «Il sindaco Marino, sindaco di Roma, città del Giubileo, ha dichiarato che è venuto all’Incontro Mondiale delle Famiglie, alla Messa, perché è stato invitato da Lei. Ci dice com’è andata?». Ecco la risposta del Pontefice: «Io non ho invitato il sindaco Marino. Chiaro? Io non l’ho fatto. Ho chiesto agli organizzatori, e neppure loro l’hanno invitato. Lui è venuto, lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente. È stato così».

 

Parole che hanno un effetto dirompente sull’ormai già molto compromessa situazione di Marino. «Il sindaco non ha mai detto di essere stato invitato da Papa Francesco agli eventi conclusivi dell’Eight world meeting of families», replica il Campidoglio. Precisando che «il viaggio a Filadelfia nasce da una serie di incontri avuti con le autorità del Comune americano: a giugno il sindaco Michael Nutter e l’arcivescovo Charles Chaput, insieme a una folta delegazione della città, hanno incontrato Ignazio Marino in Campidoglio proprio in preparazione del viaggio papale e per formulargli l’invito ufficiale. In vista dell’appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia con il quale, tra l’altro, aveva discusso della sua presenza all’evento di Filadelfia. Il tutto nasce quindi da una domanda sbagliata nei presupposti e forse posta con l’intenzione di suscitare polemica».

 

Nel libro «Un marziano a Roma», Ignazio Marino rivela che il 1° febbraio 2016 ha potuto incontrare Francesco per un chiarimento dopo l’episodio di Filadelfia. «Santo Padre, coloro che non mi volevano alla guida di Roma hanno voluto interpretare le sue parole come il segnale che potevano essere sciolti i cani contro di me», si sfoga lex sindaco. Il Papa gli garantisce l’assenza di malanimo e lo congeda «ribadendo il suo affetto».

http://www.lastampa.it/2016/03/31/vaticaninsider/ita/news/quando-il-papa-disse-a-marino-che-sbaglio-registrare-le-nozze-gay-tOn8C7OEvK88RGzG4lcz5H/pagina.html

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