GAY E LESBICHE DI REGIME: DALL’EX SEGRETARIO ARCIGAY DURO ATTACCO A CONCIA, SCALFAROTTO E MANCUSO

SCALFACONCMANCSul profilo Facebook di Michele Breveglieri, ex Segretario Nazionale Arcigay e tutt’ora nella Segreteria Nazionale, leggiamo e condividiamo: “Dal Corriere della Sera, ancora una volta mi tocca sentire il peso che hanno ormai gay e lesbiche di regime: “Nel suo giro di consultazioni, ovviamente, il presidente del Consiglio ha interpellato anche gli omosessuali del suo partito. Il sottosegretario Ivan Scalfarotto, che si è espresso così: «È un po’ come scegliere tra la padella e la brace. E ovviamente io scelgo la padella, perché i grillini sono dei traditori e dei disertori». L’ex deputata Paola Concia: «Penso che occorra mettere in sicurezza la legge anche senza stepchild adoption, perché comunque è uno storico passo avanti. Ma bisogna tenere tutto il resto così com’è». E Aurelio Mancuso, numero uno di Equality, si era già espresso pubblicamente: «Andiamo avanti e portiamo a casa il risultato». Dunque, Renzi si è mosso a tutto campo, spiegando ai suoi interlocutori che il rischio vero era quello di far saltare, nelle votazioni segrete, punti importanti della legge, come la reversibilità della pensione o la possibilità di usare il cognome del partner.”. Che tristezza tutta sta vicenda.” 

Di chi parla Michele Breveglieri?

Probabilmente, quasi sicuramente, delle tre persone gay/lesbiche inserite nel partito democratico, o ex inserite ma ancora vociferanti a nome loro, Paola Concia, Ivan Scalfarotto e Aurelio Mancuso incontrati e consultati da Matteo Renzi per decidere la linea politica da adottare.

Siamo convinti che Renzi non abbia molte alternative, fidarsi dei 5 stelle sarebbe da pazzi, ma quello che ci indigna e la mancanza di dignità dei tre.

Se hanno più o meno visibilità, se hanno avuto, hanno tutt’ora o sperano di avere un seggio da parlamentare sotto il culo è solo perchè sono gay/lesbiche, particolarmente zelanti.

Persone con un minimo di dignità avrebbero stracciato la tessera PD e sarebbero tornati in piazza con le persone che dicono di sostenere.

Ma la dignità non vale una poltrona.

 

 

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