Chiesa, scandalo gay nei carmelitani I parrocchiani al Papa: «Vergogna»

chiesa gayLa voce – poco più che un sussurro spesso accompagnato da frettolosi segni della croce ed esclamazioni di sconforto – animava da tempo i capannelli dei parrocchiani. La chiesa è quella di corso d’Italia dedicata a Teresa d’Avila, fondatrice dei carmelitani scalzi. La solenne facciata in stile neoromanico, con la statua della santa vicino al portale, si trova a fianco alla Curia generalizia. Un complesso imponente, con l’oratorio, il campo sportivo, gli spazi per la catechesi. È qui che adesso, dentro e fuori la basilica-madre di uno degli ordini più importanti di Santa Romana Chiesa, in un anno cruciale, il 2015, cinquecentenario della nascita della fervente monaca spagnola, va in scena uno scontro senza precedenti.

Rapporti omosessuali con «adulti vulnerabili»: il nodo della vicenda, stando alla lettera-denuncia inviata da un «folto gruppo della comunità parrocchiale» ai vertici della Santa Sede, è questo. La criptica espressione, mutuata dal codice canonico, viene tradotta dai bene informati in qualcosa di concreto e scabroso, che rischia di provocare un terremoto nell’ordine carmelitano: almeno un padre della Curia generalizia, protetto dal silenzio dei superiori, frequenterebbe da molto tempo ambienti della prostituzione maschile, in seguito a contatti stabiliti nella vicina Villa Borghese. E non basta: l’ingresso laterale della Curia, in via Aniene, grazie alla complicità di qualche addetto alla portineria verrebbe nottetempo lasciato aperto o incustodito, per consentire di entrare e uscire liberamente. Ce n’è abbastanza, insomma, da far tremare le sacre pareti della chiesa e degli annessi edifici consacrati alla suora di Avila, talmente compenetrata nelle sue visioni da essere ribattezzata da certa aneddotica «la santa degli orgasmi mistici».

Il primo appello

Il cardinale vicario di Sua Santità, Agostino Vallini
Il cardinale vicario di Sua Santità, Agostino Vallini

A far precipitare gli eventi è stato, prima dell’estate, il trasferimento deciso dal Superiore generale dei carmelitani, padre Saverio Cannistrà, non solo di 4 padri della Curia, tra i quali quello sott’accusa, ma anche di tutti e 3 i sacerdoti della basilica: parroco (padre Angelo, in partenza per Trieste), viceparroco (padre Alessandro, molto apprezzato nel quartiere, destinato a Bruxelles) e ausiliario (padre Ferdinando). Il«repulisti» generale, avendo posto tutti sullo stesso piano, si è rivelato però improvvido: invece che mettere a tacere lo scandalo, lo ha amplificato. La prima reazione dei parrocchiani, a giugno, si è concretizzata in un accorato appello a padre Cannistrà, nel quale i 110 firmatari, dopo aver manifestato «smarrimento e stupore» per l’«inusitata sostituzione dell’intero presbiterio», chiedevano un incontro alla presenza del vescovo del settore nord della diocesi, Guerino Di Tora. Non avendo ricevuto risposta, però, i 110 cittadini orfani delle loro guide spirituali, guidati dal portavoce Giuseppe Del Ninno, sono tornati all’attacco con una lettera più formale, indirizzata ai vertici dell’ordine religioso nonché al cardinale vicario, Agostino Vallini, al prefetto della congregazione per gli istituti di vita consacrata, Braz De Aviz, e, per conoscenza, a «Sua Santità» papa Francesco e al Segretario di Stato vaticano, Paolo Parolin.

Il disonore e la colpa

Il testo, datato 13 luglio, dopo aver ribadito l’amarezza per i trasferimenti e dubitato della versione ufficiosa («normale avvicendamento»), entra nel merito: «Siamo venuti a conoscenza di fatti di grave rilevanza morale, imputabili ad un alto esponente della Curia generalizia, che ci sono stati raccontati con abbondanza di dettagli da laici coinvolti che potrebbero rientrare nella categoria “adulti vulnerabili”, contemplata nelle recenti disposizioni canoniche, innovatrici rispetto agli atti di omissione…». Eccolo, il passaggio-chiave. Laddove il teologo polacco, con il coming out di qualche giorno fa, ha vissuto la gioia di raccontare al mondo la sua relazione gay, qui si profila il disonore e la colpa di rapporti clandestini, il demone della carne e di incontri fugaci, rapaci. «Come sapete, reverendi padri – incalzano i parrocchiani di Santa Teresa – un corposo dossier, comprendente cronistoria degli accadimenti vergognosi e dichiarazioni di laici coinvolti nei rapporti con l’alto prelato, è stato consegnato a Sua Eminenza cardinale Vallini…»

«Lo scandalo uscirà dalle sacre mura»

Monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliario del settore nord della diocesi di Roma
Monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliario del settore nord della diocesi di Roma

E siamo così alle presunte prove. Attorno al «dossier» è stato alzato un muro di riserbo, ma qualcosa trapela: al cardinale vicario sarebbero state consegnate la testimonianza scritta di un «marchettaro», frequentatore di Villa Borghese, con allegata la carta d’identità, e una seconda e ancor più circostanziata ammissione di incontri mercenari. L’amarezza è nel non aver ricevuto «un cenno di risposta», senza contare, precisano i 110, che «il padre responsabile degli atti vergognosi», bisognoso di «cure di specialisti», poteva essere «semplicemente trasferito ad altro incarico», mentre «viene riservato un trattamento equivalente ai religiosi innocenti e a quello colpevole». Morale: «Non tocca a noi ricordare quando prevede, in termini di sanzioni, il codice canonico… Laddove nessun segnale ci pervenisse, non potremmo impedire allo scandalo di uscire dalle mura della Chiesa». A luglio, dunque, era una sorta di ultimatum. E oggi quelle parole suonano profetiche: nelle more del Sinodo in corso sui temi della famiglia, dell’ostia ai divorziati e del «nuovo linguaggio» con cui parlare agli omosessuali, in Vaticano si dovrà affrontare anche il caso-carmelitani scalzi.

La replica: «Semplice riorganizzazione interna»

«Ho ricevuto anche io, per conoscenza, la lettera inviata al cardinale Vallini. Sugli avvicendamenti dei padri decide l’ordine carmelitano», si è limitato a dichiarare monsignor Di Tora. «I trasferimenti? Nessuno scandalo – ha invece replicato padre Raffaele, segretario di padre Cannistrà, autorizzato ad esprimere la posizione della Curia generalizia – ma piuttosto la conseguenza di una riorganizzazione della nostra struttura, in relazione alle mutate esigenze dell’ordine». E il religioso nel mirino? «Se è da noi da oltre vent’anni – è stata la risposta – vuol dire che s’è dimostrato una persona corretta».

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_ottobre_07/chiesa-scandalo-gay-carmelitani-parrocchiani-papa-vergogna-a10f15b8-6d32-11e5-8dcf-ce34181ab04a.shtml

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