Il GENDER invade le diocesi: in veneto le gerarchie cattoliche bloccano le scuole ANTI GAY dei bigotti e bifolchi

«Fiabe-gay-contro-lomofobia-a-VeneziaNon è compito della comunità parrocchiale aprire una scuola»: ha scritto proprio così, nero su bianco, secondo quanto riporta il Corriere Veneto di ieri, don Lorenzo Cieli, direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica della diocesi di Padova, all’indirizzo del parroco di S.Ignazio, don Giovanni Ferrara, che voleva concedere a un gruppo di genitori i locali per avviare una scuola parentale, peraltro prevista dalle leggi dello Stato. La scuola sarebbe stata «gender free» ossia nella quale si sarebbero insegnati solo modelli familiari tradizionali e quindi non quelli basati su unioni o matrimoni gay.

Chissà cosa ne penserebbe, di questa affermazione, don Lorenzo Milani, buon anima, che nella sperduta parrocchia di Barbiana (Fi), nel Mugello, fondò una scuola parrocchiale che fece molto parlare di sé. O chissà come reagirebbe don Zeno Saltini, che, nella sua Nomadelfia, ha sempre voluto far scuola per conto suo, avvalendosi delle possibilità offerte dalla legge italiana, per la cosiddetta «scuola paterna».

Ma a Padova e a Vicenza, a differenza di quanto accade a Venezia, i vescovi sulle teorie del gender, che peraltro gli attivisti gay considerano una bufala da ultrà cattolci, sembrano non sentirci, tanto da negare spazi ai genitori intenzionati a fondare scuole dove non vi si insegnino.

Per la verità il diniego non è arrivato da monsignor Claudio Cipolla, che non si è ancora insediato nella diocesi di Padova, dove arriverà in ottobre, né da Beniamino Pizzolato, vescovo di Vicenza, ma sono stati i rispettivi uffici scuola a opporre i loro altolà.

Nella Città del Santo, è stato appunto il direttore dell’ufficio scolastico diocesano, don Cieli, a precisare, con toni stizziti, che «dall’Ufficio diocesano non è partita nessuna autorizzazione all’apertura dell’elementare parentale. Anzi, è stata inviata una comunicazione scritta al parroco di Sant’Ignazio, don Ferrara che dice espressamente: ti invitiamo a prendere le distanze da tale proposta e a non appoggiarla».

Idem a Vicenza, interessata da una possibile apertura di una scuola a Schio. Qui il niet è arrivato da un laico, Fernando Cerchiato, anche lui guida dell’ufficio scuola: «Non è alzando barriere che li tuteliamo, ma aiutandoli a crescere in un pluralismo a volte difficile e abituandoli a scegliere tra bene e male. Temo che simili iniziative possano alimentare sospetto sulla scuola che ha invece bisogno di essere sostenuta. E comunque non mi pare che la teoria gender sia pane quotidiano, dove viene presentata va cercato un confronto».

A consenitire le scuole parentali è un decreto legislativo, il 76 del 2005, denominato «Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e alla formazione», ma peraltro la possibilità era presente già nella normativa italiana.

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2012771&codiciTestate=1&sez=giornali

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