Attenti all’orco: proteggiamo i nostri figli, al catechismo sorvegliati da un genitore

Certo non tutti i preti sono pedofili, assolutamente, solo una minoranza. Ma una minoranza diffusa e pericolosa. Non mandate da soli i vostri figli all’oratorio, ci sia sempre un genitore che sorvegli.

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Preti pedofili: quasi 3500 casi in dieci anni, 884 sacerdoti allontanati

http://www.corriere.it/cronache/14_maggio_06/preti-pedofili-quasi-3500-casi-dieci-anni-884-sacerdoti-allontanati-b93d09f4-d54b-11e3-b55e-35440997414c.shtml

http://www.nextquotidiano.it/andrea-baldon-il-cacciatore-di-preti-pedofili/

Nell’analisi firmata da David B. Rivkin Jr. e Lee A. Casey – ex funzionari del Dipartimento di Giustizia a Washington durante le presidenze Reagan e George W. Bush – si ricorda che nel passato la Chiesa non si è mossa in maniera adeguata nella lotta alla pedofilia ma «più recentemente ha invece ammesso i propri errori e ha messo in campo riforme fondamentali per risolvere il problema».Per gli editorialisti di Wsj nessuno ha dubbi nel condannare la pedofilia «ma inserire la questione nella Convenzione contro la tortura è legalmente scorretto».

https://it.wikipedia.org/wiki/Casi_di_pedofilia_all’interno_della_Chiesa_cattolica

Elenco di casi paese per paese

Canada[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 la diocesi di Antigonish è stata coinvolta in alcuni casi di abusi sessuali, commessi da suoi sacerdoti su alcune dozzine di persone negli anni 1950, per i quali il vescovo Lahey (poi colpito da mandato d’arresto per possesso di materiale pedopornografico) ha accettato di pagare 15 milioni di dollari canadesi.

Irlanda[modifica | modifica wikitesto]

Brendan Smyth (1927-1997), sacerdote cattolico irlandese

Nel 1994 in Irlanda esplose lo scandalo-Brendan Smyth, un sacerdote cattolico nordirlandese accusato di abusi su minori in oltre 40 anni di attività pastorale a Belfast, Dublino e anche negli Stati Uniti. Arrestato e processato da una corte britannica a Belfast, morì in carcere nel 1997. Inizialmente condannato per 17 casi accertati di abusi su minore, durante la sua detenzione furono accertate a Dublino le sue responsabilità in ulteriori 74 casi analoghi[121][122].

Il documentario della BBC Sex crimes and the Vatican racconta i casi di 100 bambini e bambine abusati da 26 sacerdoti irlandesi, che secondo il giornalista della Bbc sarebbero stati coperti insabbiati dal Vaticano e dall’allora cardinale Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede.

Nell 2006 una commissione indipendente di inchiesta, guidata dal magistrato Yvonne Murphy, chiese dettagli al Vaticano circa i rapporti sugli abusi inviati dal 1975 al 2004 alla Santa Sede dall’arcidiocesi di Dublino. La Santa Sede ignorò la richiesta, comunicando al ministero degli Esteri irlandese che essa “non era passata attraverso gli appropriati canali diplomatici”, nonostante il carattere indipendente della commissione rispetto al governo irlandese implicasse l’inopportunità di tali canali. Una seconda richiesta di informazioni e documenti venne avanzata nel febbraio 2007 al Nunzio apostolico a Dublino, senza esito, così come senza risposta fu la richiesta di commento al rapporto finale della commissione, che denuncia l’ostruzionismo dei vertici cattolici. A seguito della pubblicazione del rapporto, il responsabile dell’arcidiocesi di Dublino, Diarmuid Martin, ha espresso «dolore e vergogna» per la vicenda degli abusi e per come furono coperti dai vertici della Chiesa cattolica di Dublino, offrendo le sue «scuse» alle vittime (che però non vollero mai accettarle)[123].

Secondo il Rapporto Murphy, il ricorso al segreto pontificio nell’arcidiocesi di Dublino, similmente a quanto già registrato nell’arcidiocesi di Boston, ha avuto l’effetto di «proteggere l’istituzione [ecclesiastica] ai danni dei minori»[124], ed «è in assoluto contrasto con la legge civile che richiede l’amministrazione pubblica della giustizia», costituendo inoltre l’obbligo di segretezza/riservatezza imposto dai vescovi ai partecipanti al processo canonico una potenziale «inibizione a denunciare alle autorità civili o ad altri l’abuso sessuale su minori»[125].

Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d’Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.».[10][126]

Il 20 febbraio 2011, l’arcivescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin ed il cardinale Sean Patrick O’Malley, visitatore apostolico nominato dal Papa, hanno pubblicamente chiesto il perdono da parte di tutte le vittime di abusi, durante una Liturgia di Pentimento celebrata nella Procattedrale di Santa Maria a Dublino. Durante la celebrazione, i presuli hanno lavato i piedi ad un gruppo di persone vittime di abusi sessuali. Nell’omelia, mons. Martin ha ringraziato coloro che hanno avuto il coraggio di parlare[127].

Il 20 marzo 2012 fu pubblicato il Summary of the Findings of the Apostolic Visitation in Ireland[128], resoconto della visita apostolica alle diocesi, agli istituti religiosi ed ai seminari irlandesi, nonché degli incontri con le vittime degli abusi, voluti da Benedetto XVI per valutare l’efficacia delle misure adottate contro gli abusi sessuali sui minori[129]. Nel documento si esprime vicinanza alle vittime, raccomandando a diocesi ed istituti di continuare a fornire loro accoglienza e assistenza, e si evidenzia la “gravità delle mancanze che hanno dato luogo”, in passato, ad una “non sufficiente comprensione e reazione”, anche da parte di vescovi e superiori religiosi, “al terribile fenomeno dell’abuso sui minori”. Si ricordano i passi avanti compiuti e si osserva poi l’efficacia delle linee guida del 2008 sulla protezione dei minori e sulla collaborazione con le autorità civili[130]. Nel documento – definito ampio ed esauriente dal direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi – La Santa Sede ripete “il proprio sentimento di vergogna e tradimento di atti peccaminosi e criminali alla radice di questa crisi”[131]. Dopo aver inviato in Irlanda una visita apostolica, si afferma che “ora va considerata conclusa”. Alcuni vescovi si dimisero per motivi legati alla gestione dei casi di pedofilia, tra di essi monsignor John Magee[132][133][134]. Nel nuovo mea culpa pubblico della Chiesa ci si riferisce a “Vescovi e superiori religiosi inadeguati ad arginare il dilagare dei gravissimi episodi di pedofilia tra il clero”; “Omessi controlli”; “Impunità per i colpevoli”; “Indifferenza verso le vittime”; “Vergogna per le sofferenze inflitte alle piccole vittime”[132].

Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

I casi di pedofilia venuti alla ribalta dagli anni 1990 in poi che hanno visto coinvolti componenti del clero cattolico hanno assunto particolare rilevanza mediatica e politica, tanto da spingere la Chiesa statunitense all’istituzione di un’inchiesta indipendente sui fatti. Papa Benedetto XVI ha definito questi casi «Crimini enormi»[135].

D’altro canto, Frank Keating, governatore dell’Oklahoma e titolare dell’inchiesta, dimettendosi dal suo incarico ha paragonato il comportamento della Chiesa a quello di un’organizzazione mafiosa.[136]

Nel 2002 è occorso il primo scandalo con eco internazionale, scoppiato in seguito alla scoperta di abusi sessuali perpetrati da più sacerdoti nei confronti di minorenni nell’arcidiocesi di Boston[137]. In seguito, nel 2005, numerosi casi sono stati registrati in Irlanda[138].

Nel giugno 2002 la Conferenza episcopale americana ha nominato una commissione indipendente (National Review Board) per indagare sul fenomeno degli abusi sessuali su minori perpetrati da ecclesiastici cattolici. Il governatore dell’Oklahoma Frank Keating, cattolico praticante ed aderente al Partito repubblicano è stato chiamato alla direzione della commissione. Nel giugno successivo, dopo le critiche ricevute dall’arcivescovo di Los Angeles per aver paragonato alcuni leader della Chiesa americana alla Mafia, ha rassegnato le sue dimissioni, affermando che “il non obbedire ai mandati di comparizione dei Gran Jury, sopprimere i nomi dei preti accusati, negare, confondere, non spiegare, è il modello di un’organizzazione malavitosa, non della mia Chiesa”[136].

Secondo una stima di Andrew Greeley, sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago e professore di sociologia alle Università di Chicago e dell’Arizona, da 2.000 a 4.000 preti avrebbero abusato di 100.000 minori, spesso senza che alcun provvedimento venisse preso al riguardo.[139]

Il rapporto commissionato dai vescovi americani al John Jay College of Criminal Justice della City University of New York,[140], il John Jay Report, esamina la situazione dei preti denunciati alla magistratura per reati sessuali. Dal 1950 al 2002 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000, circa il 4%) sono stati accusati di relazioni sessuali con “minorenni”, la maggior parte sono casi di pedofilia, una parte modesta sono casi di pederastia.I casi di vera pedofilia con condanna definitiva risultano avere una media nel periodo 1950 – 2002 di una condanna all’anno

La maggior parte delle vittime che hanno denunciato, il 50,9%, ha una età compresa tra gli 11 e i 14 anni, 27.3% hanno tra i 15 anni e i 17, il 16% sono bambini e bambine tra gli 8 e i 10 anni e circa il 6% hanno una eta sotto i 7 anni. Si noti che secondo la legislazione italiana atti di pedofilia sono compiuti sui minori di 14 anni.

Complessivamente circa il 73% delle vittime che hanno denunciato ha 14 anni o è un bambino. Dal 2000 in poi si registrerebbe, inoltre, un declino delle accuse. Secondo il rapporto dei vescovi delle diocesi americane del 2012, i casi di pedofilia all’interno delle diocesi sono in aumento, nel 2011 sono state 594 le “credibili accuse di abusi” rivolte ad appartenenti al clero, dato che è in aumento rispetto al 2010 dove i casi erano 505.[141][142]

Dei 4.392 preti di cui ci sono serie accuse, i denunciati alla magistratura sono 1.021, i condannati sono 252 ma quelli che hanno scontato pene in prigione sono 100 preti.[143][144]

A parte i condannati vi sono i costi economici molto ampi per esempio nel 2007 complessivamente le diocesi USA hanno speso circa 900 milioni di dollari parte in conciliazioni e parte in patteggiamenti.[145]

Complessivamente l’81% delle vittime sono maschi e il 19% femmine. Le vittime maschili tendono ad essere più vecchie delle vittime femminili Oltre il 40% delle vittime sono maschi con una età compresa tra gli 11 e i 14 anni.

La diocesi di Fairbanks, in Alaska, nel febbraio 2008 ha dichiarato bancarotta, in seguito al risarcimento di 150 vittime del clero tra gli anni cinquanta e gli ottanta. In base alla normativa statunitense utilizzata (il “Chapter 11”) la diocesi viene messa in una specie di commissariamento, che provvede (se possibile) a pagare i debitori, ma a questi sono impedite nuove azioni legali nei confronti della società.[146] Tale procedimento è stato utilizzato anche dall’arcidiocesi di Milwaukee, anch’essa costretta alla bancarotta a causa dei risarcimenti alle vittime.[147]

Nel giugno 2012, William Lynn, segretario per il clero dell’arcidiocesi di Filadelfia tra il 1992 e il 2004, è stato condannato per non aver avvertito i parrocchiani e la polizia dei sacerdoti molestatori che conosceva. Si trattava della prima volta che un funzionario diocesano viene condannato personalmente per tale reato.[148] Nel dicembre 2013 la Corte di appello della Pennsylvania ha però annullato la condanna e disposto la scarcerazione di Lynn per la mancanza di «sufficienti prove per dimostrare che aveva agito con l’intento di facilitare la violenza»[149].Inoltre Il 7 agosto 2013 è stata archiviata dal tribunale Usa l’ultima accusa nei confronti del Vaticano. A chi sosteneva che ci fosse stata copertura o complicità è stato dimostrato l’esatto contrario. L’archiviazione arriva dopo che oltre ai processi di Ronan e dell’Oregon, e tutti gli altri che accusavano i vertici della Chiesa, hanno avuto la medesima sorte. Ricordiamo due particolarmente significativi: il caso O’Bryan in Kentucky (iniziato nel 2004 e chiuso nel 2010) e il caso «John Doe 16» («Murphy») in Wisconsin (iniziato nel 2010 e chiuso nel 2012). In tutti questi casi le principali accuse che si basavano sul presupposto di un coinvolgimento del Vaticano nelle vicende delle Chiese locali specialmente in relazione alla condotta dei singoli preti sono cadute di fronte la realtà dei fatti.[150]

I preti stranieri trasferiti in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni casi dei sacerdoti condannati o ricercati all’estero per reati di pedofilia sono stati trasferiti in Italia.

  • Don Italo Casiraghi, parroco di Gordola, Canton Ticino (Svizzera), dopo la condanna a 6 mesi con la condizionale è stato trasferito a Sesto Calende (VA)[151]. Attualmente vive a Pietra Ligure (SV), nella parrocchia di San Nicolò, senza però prestare alcun servizio sacerdotale nella parrocchia[152].
  • Padre Yousef Dominic, inglese di origini pakistane, rifugiatosi ad Albisola, fuggito mentre era in libertà su cauzione. Nei suoi confronti è stato emesso un mandato di cattura. Si è poi rifugiato nell’abbazia benedettina di Finalpia. Viene trovato morto sulla spiaggia di Albisola il 6 dicembre 2009. La salma è stata rimpatriata a Lahore, dove si è celebrato il funerale[153][154].
  • Don Vijara Bhaskar Godugunuru (detto Don Vijey), indiano, dichiaratosi colpevole nel 2007 in Minnesota (USA) per abusi commessi su una ragazzina. Trasferito come vice-parroco, a Sarteano (SI), diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza nell’aprile del 2010, a seguito della scoperta del suo trasferimento, ha chiesto di essere inviato in India, nelladiocesi di Cuddapah[155][156].
  • Joseph Henn, estradato in Arizona, svanisce nel nulla a Roma. Joseph Henn, agli arresti domiciliari nel 2005 presso la casa generalizia dei Padri salvatoriani in via della Conciliazione, nei pressi del Vaticano, dove risiedeva da anni, era ricercato in Arizona per molestie su tre giovani di età tra i 14 e i 15 anni. In Arizona rischia 259 anni di carcere. Estradato dopo una lunga vertenza giudiziaria dalla Cassazione, al momento dell’arresto svanisce nel nulla. La storia è raccontata nel documentario Sex crimes and the Vatican[157][158].
  • Nugent Francis Edward, salesiano dello Stato del New Jersey. Accusato per abusi subiti da una donna e dei suoi fratelli ad Ellenville quando erano ragazzini, è stato sospeso dal servizio. L’ordine dei Salesiani ha patteggiato il risarcimento di 250.000 dollari nel 1998 per suo conto. Accusato altresì di aver abusato di quattro studenti di un seminario minore. Rifugiatosi a Torino, vi è deceduto il 20 gennaio 2011[159][160][161][162][163].
  • Il caso di James Tully e il trasferimento a Vicenza. James Tully ha operato per diverso tempo nella cittadina di Ashfield (Massachusetts), fin quando è arrivata la condanna per pedofilia. Il prete è stato infatti accusato da William Nash e da altri ex seminaristi di violenze sessuali su minori. Le indagini hanno portato alla sentenza definitiva che vedeva il parroco colpevole. Padre Tully fu improvvisamente trasferito dagli USA all’Italia e si ritrasferì nuovamente negli USA poche settimane prima che Nash giungesse a Vicenza per tenere una conferenza stampa[164]. Tully è tuttora a piede libero.

I casi delle arcidiocesi di Boston, Los Angeles, Chicago[modifica | modifica wikitesto]

Nell’Arcidiocesi di Boston è esploso uno dei casi più vasti di pedofilia che ha colpito appartenenti alla Chiesa cattolica. Più di duecento sacerdoti (su circa 1500 operanti nella diocesi) sono stati accusati di abusi sessuali, ma poiché il sistema giudiziario americano consente alle vittime di rivalersi economicamente sulle diocesi[165], gran parte delle stesse ha preferito farsi risarcire dalle diocesi anziché far condannare penalmente i responsabili, per cui si è registrato un forte indebitamento dell’arcidiocesi che ha dovuto vendere numerose proprietà immobiliari per liquidare i rimborsi[166].

L’arcivescovo di Los Angelescardinale Roger Michael Mahony. Accusato di aver coperto preti pedofili (caso del sacerdote Oliver O’Grady reo confesso di pedofilia), nel luglio del 2007 ha chiesto pubblicamente scusa per gli abusi commessi dai preti della sua diocesi su 508 vittime dopo che queste erano riuscite ad ottenere un risarcimento di 600 milioni di dollari. Gli abusi nell’arcidiocesi di Los Angeles sarebbero cominciati negli anni quaranta[167][168].

Il fenomeno ha coinvolto anche l’arcidiocesi di Los Angeles, con 508 vittime e 113 preti coinvolti. Nel 2007 si è giunti ad un accordo extragiudiziario che prevedeva il pagamento della cifra record di 660 milioni di dollari (pari a circa 485 milioni di euro) destinata a rimborsare i danni subiti dalle vittime[169]. In un precedente patteggiamento l’arcidiocesi di Los Angeles aveva accettato di versare altri 114 milioni di dollari di risarcimento. Pertanto, complessivamente, l’arcidiocesi di Los Angeles ha patteggiato risarcimenti per 774 milioni di dollari[170].

Nel 2006 un documentario, Deliver Us from Evil, accusò i vertici dell’arcidiocesi di Los Angeles di essere a conoscenza degli abusi commessi sui minori -in alcuni casi addirittura infanti- da oltre 20 anni e di non aver preso contromisure per arginare il fenomeno[171].

Nel dicembre 2007 l’arcidiocesi di Los Angeles è stata condannata al pagamento di 500 000 dollari perché sette dei suoi sacerdoti avevano violentato Rita Milla da quando questa aveva 16 anni. La donna ha anche una figlia da uno di questi prelati, mentre un altro aveva tentato di farla abortire in cambio di denaro[172].

Nell’agosto 2008 l’arcidiocesi di Chicago ha patteggiato di versare altri 12,6 milioni di dollari in risarcimento delle vittime degli abusi sessuali commessi da parte di 10 propri sacerdoti a 15 vittime. L’arcidiocesi di Chicago ha già versato 65 milioni di dollari di risarcimento per 250 casi di pedofilia commessi da sacerdoti della propria diocesi. Sono ancora in corso i giudizi altri 20 giudizi simili[173].

Anche la diocesi di Trenton è stata coinvolta nello scandalo degli abusi sessuali su cinque chierichietti e la propria nipote da parte del sacerdote Ronald Becker, che operò nelle parrocchie della diocesi dal 1979 al 1989 e fu rimosso dai suoi incarichi nel 2002. Nel 2009 e nel 2011 la diocesi ha accettato di pagare 1,3 milioni di dollari alle vittime degli abusi di Becker per porre fine a due diversi processi.[174][175]

Negli Stati Uniti d’America esiste un archivio in cui sono riportati più di 4.000 casi giudiziari[176].

I missionari in Alaska[modifica | modifica wikitesto]

In Alaska, nel novembre del 2007, è stato annunciato un accordo extragiudiziale tra la Compagnia di Gesù e 110 presunte vittime di abusi sessuali avvenuti tra il 1959 e il 1986 in 15 villaggi Yupik, relativo ad un risarcimento di 50 milioni di dollari (il risarcimento più grande tra gli quelli pattuiti dagli ordini religiosi). L’avvocato delle vittime, Ken Roosa, aveva affermato che queste avevano trovato il coraggio di denunciare le violenze solo dopo essere venuti a conoscenza del caso di Boston e che i Gesuiti sarebbero stati al corrente della situazione, avendo volontariamente deciso di mandare nella zona remota i religiosi che si erano già rivelati “problematici” altrove, accuse però respinte dal rappresentate dell’Ordine.

Sempre per l’avvocato delle vittime «In alcuni villaggi eschimesi è difficile trovare un adulto che non sia stato sessualmente abusato».[177][178] I termini dell’accordo non prevedono un riconoscimento di colpevolezza da parte dei Gesuiti, ma solo il risarcimento di 50 milioni di dollari ai querelanti.

Un ex monaco benedettino e prete, Patrick Wall, che ha fatto da consulente agli avvocati nei processi ha dichiarato che le gerarchie gesuite erano a conoscenza delle tendenze dei sacerdoti accusati in quanto «avevano già commesso molestie altrove, ma sono stati lasciati liberi di agire senza alcun controllo.»[179][180]

« Avevano il potere assoluto sulle persone e sulla cultura del luogo. Avevano il potere politico. Avevano il potere della razza. Avevano il potere di farti andare all’inferno. Per le vittime non c’era via di scampo. »
(Chris Cooke, avvocato di Anchorage, da Tony Hopfinger)

I casi in Brasile, i diari dei preti e la casa di cura segreta[modifica | modifica wikitesto]

In Brasile circa 1700 preti (10% del totale) sono stati coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale tra cui violenze e abusi sui minori. Come il caso di padre Edson Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni che ha violentato un bambino di 10 anni o Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet.[181]

I diari[modifica | modifica wikitesto]

Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha compilato un manuale sequestrato dagli inquirenti con le dieci regole per restare impuniti. Tra le pagine del suo manuale si legge:

« Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo […] Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure […] Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia… saremo felici per sempre […] Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai. »

Due sacerdoti pedofili hanno confessato producendo dei diari in cui descrivevano le proprie attività pedofile.

Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, arrestato per pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico costituito dai video che egli stesso registrava durante le violenze sessuali da lui commesse su minori di età compresa tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha sequestrato anche racconti erotici in cui il sacerdote riportava esperienze personali e un diario (il quinto, secondo la nota di copertina).[181]

La casa di cura[modifica | modifica wikitesto]

A Barretos, un piccolo centro a nord ovest di San Paolo, venne aperto in segreto dai sacerdoti italiani della Congregazione di Gesù Sacerdote (padri venturini) un centro di cura per preti pedofili nel quale venivano ospitati e di fatto nascosti i colpevoli, come lamentarono i familiari delle vittime. I pazienti, come affermato dagli stessi padri Venturini, venivano segnalati e destinati al centro dai vescovi delle varie diocesi brasiliane. I padri Venturini affermarono di non conoscere le difficoltà e le problematiche dei propri pazienti ospiti nonostante all’interno del centro ci fossero dei preti psicologi come Padre Mario Revolti, 70 anni, trentino, responsabile-psicologo.[66]

Australia[modifica | modifica wikitesto]

L’arcivescovo di Sydney e cardinale George Pell

In Australia si registrano 107 casi di condanne di sacerdoti o religiosi per abusi sessuali su minori. Ma altri processi sono ancora in corso[182][183] e, secondo i gruppi di supporto, le vittime si contano a migliaia. In Australia nel 2005 erano in vita 3.142 sacerdoti[184].

Già nel 1870 suor Mary MacKillop (1842 – 1909), fondatrice nel 1867 dell’ordine religioso australiano delle Sorelle di San Giuseppe del Sacro Cuore, con la missione di aprire scuole per i bambini delle famiglie povere, denunciò insieme a altre consorelle, un prete che commetteva abusi su minori. Il sacerdote venne trasferito in Irlanda, ma il vicario generale della diocesi di Adelaide, dove operava l’ordine la scomunicò per insubordinazione nel 1871.[185] Suor Mary MacKillop è stata proclamata santa da papa Benedetto XVI nel 2010[186].

Il caso O’ Donnell[modifica | modifica wikitesto]

Anthony e Christine Foster, genitori di due bambine ripetutamente violentate da un sacerdote di Melbourne, padre Kenin O’Donnell, accusano il cardinale George Pell di aver insabbiato l’inchiesta contro padre O’Donnell, riconosciuto responsabile delle violenze sulle loro due figlie, Emma e Katherina, commesse tra il 1988 e il 1993.

A seguito delle violenze una delle due figlie, Emma, si è tolta la vita nel 2008, non riuscendo a superare il trauma, e l’altra Katherina, ha avuto problemi con l’alcol e, a seguito di un incidente stradale, ha riportato danni cerebrali.

O’ Donnell morì in prigione nel 1997, ma i genitori delle due bambine hanno dovuto intraprendere una dura battaglia legale per veder riconosciuto il risarcimento dei danni.

Nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù tenutasi a Sydney nel 2008 i genitori delle due bambine hanno cercato inutilmente di farsi ricevere da Benedetto XVI per avere le scuse dal pontefice[187][188].

Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010, il cardinale Adrianus Simonis, Presidente della Conferenza Episcopale dei Paesi Bassi dal 1983, aveva affermato che la Chiesa cattolica olandese non aveva saputo niente dei casi di abuso su minori.[189]

Nel febbraio 2011, Simonis è stato accusato di aver coperto un prete pedofilo mentre era arcivescovo. Il prete, il cui nome non è stato reso noto dai media, abusò di Erwin Meester mentre era in servizio in una parrocchia di Zoetermeer. Simonis, pur sapendo dell’accusa, ritenne che il prete fosse cambiato, e lo spostò in una parrocchia adAmersfoort, senza però avvisare nessuno della nuova parrocchia dei precedenti del prete. Il prete perpetrò altri abusi nella nuova parrocchia (secondo la polizia sei delle sue vittime hanno poi denunciato abusi avvenuti tra il 1987 e il 2008); secondo Simonis, il nuovo abuso avvenuto ad Amersfoort sarebbe «spiacevole».[189]

Quando l’episodio è venuto alla luce, Simonis ha affermato di essere a conoscenza dei precedenti del prete, ma che aveva giudicato sufficienti la terapia e «le prescrizioni psicologiche severe e per iscritto» che aveva ricevuto. Ha anche affermato che non aveva avuto nessuna informazione dalla nuova parrocchia riguardo ai nuovi abusi.[189]

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

In Belgio una commissione di indagine ha redatto un rapporto di duecento pagine su almeno 475 casi di abusi sessuali compiuti su bambini da membri del clero e su 19 tentativi di suicidio da parte delle vittime degli abusi, 13 dei quali tragicamente riusciti[190]

Nell’aprile del 2010 il vescovo di Bruges, Roger Joseph Vangheluwe è stato costretto a dimettersi per aver abusato di suo nipote[190].

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Castrillón Hoyos e il caso Pican[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Darío Castrillón Hoyos.

René Bissey, un sacerdote pedofilo che tra il 1989 e il 1996 aveva compiuto ripetuti abusi sessuali su minori, fu condannato ad ottobre del 2000, dal tribunale francese di Bayeux, a 18 anni di carcere, e contestualmente il suo vescovo, monsignor Pierre Pican, fu condannato a tre mesi di carcere con la condizionale, per aver rifiutato di denunciare alla magistratura il sacerdote della sua diocesi, nonostante fosse a conoscenza da molti anni della sua condotta immorale e non fosse mai intervenuto per fermarla[191]. Pican si giustificò affermando che, oltre al “segreto confessionale”, il vescovo ha anche un “segreto professionale” che gli impedisce di denunciare anche ciò che apprende al di fuori del sigillo della confessione: questo non violerebbe il segreto confessionale ma guasterebbe la fiducia dei sacerdoti della diocesi nei suoi confronti[192].

In seguito a questa sentenza, il cardinale Castrillón Hoyos, allora prefetto della Congregazione per il clero, scrisse una lettera di solidarietà a monsignor Pican, elogiandolo per aver evitato la denuncia nei confronti del sacerdote condannato per abusi sessuali e indicandolo come esempio da seguire:

« Ha agito bene, mi rallegro di avere un confratello nell’episcopato che, agli occhi della storia e di tutti gli altri vescovi del mondo, avrà preferito la prigione piuttosto che denunciare un prete della sua diocesi. […] Questa Congregazione, per incoraggiare i fratelli nell’episcopato in una materia così delicata, trasmetterà copia di questa missiva a tutti i fratelli vescovi »
([193])

Quando nel 2010 questa lettera fu resa nota, il direttore della Sala Stampa Vaticana e portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, disapprovò decisamente il comportamento del cardinale Castrillón Hoyos, affermando che la sua lettera «non rappresenta la linea presa dalla Santa Sede», ma che, anzi, «dimostra» quanto fosse necessaria l’unificazione di tutti i casi di abusi sessuali sotto la competenza «unitaria e rigorosa» della Congregazione[194].

Italia[modifica | modifica wikitesto]

il più grande processo in Italia viene celebrato a Roma presso il Tribunale Penale nei confronti di un prete, Don Ruggero Conti, parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma, che dal 2001 si era reso responsabile di abusi sessuali nei confronti di 7 minori. Il prete nel 2008 viene arrestato e tradotto a giudizio. Le vittime ottengono una condanna a 15 anni e sei mesi di reclusione e a una provvisionale. Il caso è stato anche trattato e descritto in un libro uscito nel novembre del 2012 dal titolo La preda – Le confessioni di una vittima, scritto da Angela Camuso.

Il caso Bertagna[modifica | modifica wikitesto]

Don Pierangelo Bertagna, è l’ex abate dell’abbazia di Farneta, nel comune di Cortona (AR).

L’11 luglio 2005 il sacerdote, 44 anni, viene arrestato a seguito della denuncia di un bambino tredicenne. Nei giorni successivi don Bertagna confessa di aver abusato di 38 bambini in tutta Italia. Diventato sacerdote a 39 anni, confessa abusi dal 1988, quando non era ancora entrato in seminario, compiuti ai danni di bambini e ragazzini dagli 8 ai 15 anni.

Ordinato sacerdote nel 2000 dal vescovo di Arezzo Gualtiero Bassetti, per tre anni presta la sua opera nell’abbazia di Farneta, a cui viene messo a capo nel 2003. Don Bertagna si ispira alle ritualità dell’associazione cattolica dei Ricostruttori nella preghiera, che conducono una vita ascetica con influenze new age e attirano a loro i nostalgici del ’68.

Nella confessione don Bertagna ammette che le violenze sono iniziate dapprima nella sua zona di origine, la Lombardia e il Bresciano, poi tra i Ricostruttori nella preghiera, di cui faceva parte, poi nel seminario e infine nell’abbazia di Farneta. Nel corso degli interrogatori don Bertagna confessa che i Ricostruttori nella preghiera e in particolare padre Vittorio Cappelletto, ottuagenario e carismatico gesuita a capo dell’associazione, ne erano a conoscenza. Padre Cappelletto ha sempre smentito di essere a conoscenza delle tendenze pedofile di don Bertagna.

A seguito dell’arresto il vescovo di Arezzo sospende “a divinis” don Bertagna e trasferito nell’eremo di Valdichiana aretina, dove attende il processo. È stato condannato a otto anni di carcere nel giugno 2007 per 16 dei 38 abusi confessati[195][195][196][197][198].

Il caso Marchese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Caso Marchese.

Ha destato particolare clamore il caso di Marco Marchese (minorenne all’epoca dei fatti), un ex seminarista che ha denunciato abusi nei suoi confronti da parte di don Bruno Puleo;[199] il parroco ha poi patteggiato l’accusa dichiarandosi colpevole[200][201]. Marchese ha chiesto un risarcimento di 65.000 euro alla Curia di Agrigento, ma il vescovo,Carmelo Ferraro, ha risposto con una richiesta di 200.000 euro per danni di immagini alla Chiesa. Il fatto rivelato nel 2004 dall’agenzia di informazione politico-religiosaAdista[202], ma fu reso noto al grande pubblico attraverso la trasmissione televisiva Mi manda Raitre[199][200][201][203].

Questo caso ha assunto particolare rilevanza anche perché:

  • la vittima è stata invitata a rimanere in silenzio e non rivelare l’accaduto;[senza fonte]
  • alla vittima è stato chiesto di perdonare chi ha perpetrato gli abusi;[senza fonte]
  • il sacerdote colpevole degli abusi, ha subito come punizione da parte delle istituzioni ecclesiastiche il solo trasferimento in altra località, nella quale, in seguito, è stato accusato di ulteriori abusi sessuali nei confronti di minorenni.[senza fonte]

Marco Marchese ha fondato un’associazione[204] contro la pedofilia.

Il caso Govoni[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 maggio 2000 il sacerdote modenese Giorgio Govoni è stato stroncato da un infarto mentre si trovava nello studio del suo avvocato. Era sotto processo e attendeva il verdetto della sentenza di primo grado che sarebbe stato emesso qualche giorno dopo. Il 5 giugno del 2000 il tribunale di Modena in primo grado dichiara colpevole il prete della Bassa assieme ad una decina di indagati. La Corte d’Appello di Bologna dichiara che il prete morto non può essere giudicato in appello (art. 69)[205]. Il processo per accuse di pedofilia vedeva 15 imputati tra cui il Govoni, tutti condannati in primo grado[205][206][207]. L’11 luglio 2001 la Corte d’appello di Bologna assolse con formula piena 8 dei 15 imputati e ridusse per i restanti la pena inflitta in primo grado dichiarando che nella Bassa Modenese non era mai esistito un gruppo di «satanisti pedofili» . Per la Corte d’Appello, erano avvenuti solamente alcuni abusi entro le mura domestiche, argomento che faceva cadere l’accusa mossa al sacerdote e ad altri coimputati di violenze e riti satanici nei cimiteri[208]. Varie interrogazioni al Ministro della Giustizia sottolinearono «l’errore professionale» di una ginecologa che relazionò di «centinaia e centinaia di violenze sessuali», cui seguì il decesso di Giorgio Govoni e di altri accusati e l’allontanamento di 17 bambini dalle proprie famiglie.[209]

Il caso Cantini[modifica | modifica wikitesto]

L’ex priore della parrocchia Regina della pace di Firenze, don Lelio Cantini, 85 anni, fu accusato nel 2004 da una ventina di fedeli e, successivamente, da alcuni sacerdoti di violenze sessuali, psicologiche e plagio con una missiva inviata alla Curia di Firenze[210].

La lettera fu inviata al vescovo ausiliare di Firenze mons. Claudio Maniago, già discepolo di don Cantini. Secondo gli autori della missiva don Cantini si sarebbe anche fatto consegnare denaro e beni dai suoi parrocchiani, risorse con le quali sarebbero stati ristrutturati la parrocchia di Regina della Pace e la canonica di Mucciano utilizzata per villeggiature e campi estivi.

Nell’ambito delle vicende di abusi sessuali denunciati dagli autori della denuncia, questi sostennero che all’interno delle «farneticanti visioni del futuro» don Cantini aveva costruito un «oscuro progetto» di costruzione di una «vera Chiesa contrapposta a quella di fuori corrotta e incapace», rappresentava «il primo», il «predestinato» del gruppo di giovani «eletti» da avviare al sacerdozio perché andassero poi a costituire il futuro clero della nuova Chiesa[211].

Una successiva missiva del 29 gennaio 2006 fu consegnata al card. Antonelli, in cui gli autori chiesero «un segno inequivocabile e definitivo». Successivamente si rivolsero alla Santa Sede in due lettere del 20 marzo e 7 aprile 2007, con cui lamentarono «la mancanza di una chiara e decisa presa di posizione da parte del vescovo». Una successiva missiva alla Santa Sede fu inviata il 13 ottobre 2006 da alcuni preti, venuti a conoscenza della vicenda[211][212]. Alle lettere rispose il cardinale Camillo Ruini, ricordando alle vittime che don Cantini dal 31 marzo 2007 lasciò la Diocesi e augurandosi che ciò “infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti”[212].

Il 2 aprile 2007 l’arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli e il suo ausiliare Maniago furono ricevuti in Vaticano da Benedetto XVI proprio per affrontare la vicenda. Fu avviato un procedimento canonico[213].

A seguito dello scoppio dello scandalo, nell’aprile 2007, il card. Antonelli dichiarò che don Cantini è colpevole dei delittuosi abusi sessuali attribuitigli dal 1973 al 1987, nonché di falso misticismo di controllo e dominio delle coscienze[214]. Gli fu proibito per cinque anni di confessare, celebrare la messa in pubblico, assumere incarichi ecclesiastici. Gli fu ordinato di fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna[212].

Della vicenda si interessa la trasmissione televisiva Annozero del 31 maggio 2007 in cui due vittime raccontano alcuni dettagli degli abusi subiti da bambini.

Nel marzo 2008 si ha notizia dell’apertura di una inchiesta penale nei confronti di don Cantini. Gli inquirenti si sono soffermati sia sulle accuse di abusi sessuali sia sugli aspetti patrimoniali. È stato ridotto allo stato laicale da Benedetto XVI.[215].

Altri casi[modifica | modifica wikitesto]

  • Una certa eco sugli organi di stampa europei l’hanno avuta le dichiarazioni di Roger Joseph Vangheluwe, vescovo di Bruges, che nel mese di aprile 2010 ha pubblicamente confessato di aver compiuto ripetuti abusi sessuali ai danni di un giovane dell’ambiente a lui vicino, sia prima che dopo l’investitura a vescovo[216]. Alla sua ammissione hanno fatto séguito le dimissioni, rassegnate il 23 aprile 2010 e accettate da papa Benedetto XVI[217].

La pedofilia al femminile[modifica | modifica wikitesto]

Anche tra le religiose appartenenti agli ordini femminili cattolici sono stati registrati casi giudiziari.

Il più famoso è quello che, ad inizio 2008, ha visto la condanna di una suora a 11 anni di prigione per pedofilia: Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica presso Milwaukee.

Anche in Italia sono strati registrati alcuni casi.

  • nel 2010 l’artista altoatesino Peter Paul Pedevilla, in arte Peter Verwunderlich, ospite da bambino a Merano dell’Opera Serafica retta all’epoca dalle suore terziarie, ha dichiarato di aver subito maltrattamenti e violenze sessuali nel 1965, ad opera di una suora. La comunità religiosa femminile ha presentato le sue scuse e ha offerto un risarcimento di 1.500 € a Pedevilla.[218][219][220]

Riverberi satirici dei casi in oggetto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pedofilia e Chiesa cattolica nella storia § Riverberi satirici nella storia.

Il risalto mediatico acquisito dalla vicenda nei giorni nostri ha avuto riverbero anche nel mondo dei videogiochi, mediante la pubblicazione di Operazione: Pretofilia, realizzato inFlash da Molleindustria e pubblicato il 23 giugno 2007. Il protagonista del gioco ha lo scopo, volutamente sarcastico, di nascondere le attenzioni sessuali dei preti virtuali nei confronti dei bambini, onde evitarne l’arresto da parte delle forze dell’ordine[221].

La pubblicazione del gioco ha provocato polemiche politiche ed un’interpellanza parlamentare[222] ad opera del deputato Luca Volonté (Udc), nella quale si chiede alle istituzioni la censura del prodotto in rispetto della Legge 38/2006 sulla pedofilia. Molleindustria ha replicato[223] sottolineando che «la legge punisce la rappresentazione di immagini virtuali la cui qualità di rappresentazione» – diversamente da quella del gioco – «fa apparire come vere situazioni non reali», e ribadendo le propria intenzione di non ritirare il prodotto[224].

Molleindustria aveva inizialmente rimosso il gioco dal proprio sito web[225], anche se poi ha reso disponibile, on-line e gratuitamente, una versione censurata.

Raffigurazioni e influenze nelle arti[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno è stato raffigurato da alcune opere artistiche e opere artistiche sono state influenzate dal fenomeno, in varia maniera.

Ad esempio nel film State buoni se potete (ambientato a Roma nella seconda metà del XVI secolo) un caso di pedofilia da parte di un chierico (del Duca di Caprarola, giovanissimo cardinale, nei confronti di Leonetta, ragazzina al suo servizio travestita da paggetto maschio) ha un ruolo importante nella trama.

Nel film In nome del Papa Re (ambientato anch’esso a Roma nella metà del XIX secolo) ha un ruolo marginale nella trama, viene accennato sbrigativamente da un personaggio (la fidanzata di Cesare Costa), essendo cosa nota che un sacerdote potesse tentare di abusare di una bambina, e quindi neppure bisognosa di troppe spiegazioni.

In musica, troviamo varie canzoni sui preti pedofili. Le più famose sono: Cry for The Moon (Epica), Celibate Afrodite (MaYaN), God Has a Plan for us All (Angtoria), There’s no End (Magdalen Graal).

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