Diritti GAY o Consiglio di amministrazione; questo è il problema. Ma gli sghei ovvio

alicata (1)Nel nuovo PD che avanza di Matteo Renzi i diritti gay boccheggiano . Sarà approvato o no il decreto Cirinnà? E con quali modifiche? Saperlo saperlo….

Intanto  una dei tre gay rimasti nel partito, Lo Giudice, Mancuso e Alicata ha dovuto optare tra due alternative. Continuare nella battaglia dei diritti gay, lottando per cambiare un partito sempre più omofobo oppure accettare un posto ben remunerato nel consiglio di amministrazione dell’ANAS? Lottare in piazza per le proprie sorelle e i propri fratelli, condividere sudore, lacrime e camminate chilometriche oppure sedere comodamente nelle poltrone della casta economica? La nipote dell’ex direttore dell’unità Cristina Alicata ha deciso che, coerentemente con la propria dignità, guardando le sofferenze, i suicidi, i pestaggi, gli insulti del popolo LGBT …… accetterà il posto nel CDA.

Poco male, non temete, nonostante il suo sgomitare e il cercare sempre il favore delle telecamere non è che di lei nel movimento gay si ricordi molto.

Alcuni dicono che il motivo delle sue dimissioni da dirigente regionale PD siano dovuti ai contrasti con il secondo dei PDGHEI, Aurelio Mancuso, in quota per un seggio al parlamento e acerrimo nemico della Alicata. Boh.

Amen

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2 thoughts on “Diritti GAY o Consiglio di amministrazione; questo è il problema. Ma gli sghei ovvio

  1. D’accordo su tutto, del resto per me il PD ormai è pressoché indistinguibile dalla Lega, a livello locale poi si sovrappongono. E comunque è pur sempre il partito di Scalfarotto sottosegretario per grazia di Renzi, nocivo alla causa gay più di Salvini, che almeno qualche fremito di indignazione ancora lo suscita per razzismo e omofobia, mentre con Scalfarotto tutto è molto più scivoloso, viscido.
    Ciò detto, in veneto non esistono gli “sghei”. Si chiamano schei, anzi “i schei”. Scusate la precisazione, finocchio ma legato alla mia terra (meno ai miei conterranei).

    • In pieno accordo con quello che dici.
      Sghei voleva essere un gioco di parole, non riuscito evidentemente (sigh) tra gli schei e gay, tra chi fa della lotta per i diritti una priorità e chi un mezzo per arrivare a scaldare una poltrona.

      Con affetto

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