Dentro le saune gay, tra marchettari e padri di famiglia

Finnish men spend the day at a public sa

«Le trombate anche in orgia sono all’ordine del giorno». «È l’unico posto al chiuso dove riesco ancora a fare sesso in tutto il Nord Italia: fate voi». «Direi che è una casa di appuntamenti a tutti gli effetti ma con un notevole vantaggio: senza finire nei guai chi cerca una marchetta può andarci, scegliersela con calma anche toccando con mano e fare con comodo in un posto sicuro. Tutti conosciamo i rischi di abbordare marchette per strada». Se ci si affida alla rete, alla voce “saune gay” corrispondono in prevalenza definizioni estremamente esplicite e dirette: si tratta di centri ricreativi in cui praticare sesso occasionale, nati intorno agli anni Ottanta in piena rivoluzione sessuale. Fino a pochi anni fa si trattava dell’unica vera alternativa alla strada, oggi invece questi luoghi hanno quasi completamente cambiato pelle: sono frequentati solo da una piccola minoranza omosex (generalmente molto adulta) e il grosso della clientela appartiene ormai a una comunità velata, che vuole rimanere anonima, «che se incontrasse un gay dichiarato scapperebbe senza pensarci».   A leggere i forum online il grande limite di queste saune è costituito dalla scarsa igiene e dalla scarsa qualità dei servizi (dalle piattole all’acqua fredda, ci si lamenta un po’ a tutte le latitudini) ma a destare più preoccupazione è sempre l’assenza di distributori di profilattici «a differenza di quanto accade nel resto d’Europa, dove i preservativi non li devi nemmeno pagare, sono gratuiti». Posto che – come fa notare un altro utente – «è come il sesso occasionale in discoteca, se non ti vuoi proteggere la responsabilità è tua». Il paragone con le sale da ballo emerge anche quando parliamo con Paolo, un ragazzo che ci spiega che «una sauna non è l’equivalente di un bordello, l’idea che sta alla base assomiglia un po’ alla discoteca: vai lì per la musica poi però, magari, ti capita pure di rimorchiare». In quanto centri ricreativi sex oriented più volte si è tentato di distribuire dei kit per la prevenzione contenenti materiale informativo, preservativi e lubrificanti ma spesso e volentieri ci si è dovuti scontrare con gestori reticenti: «la verità – ammette Vincenzo Branà, presidente di uno dei più importanti circoli Arcigay d’Italia, il Cassero di Bologna – è che non siamo mai riusciti a centrare l’obiettivo, ma d’altra parte negli ultimi anni il discorso prevenzione è saltato un po’ ovunque e a tutti i livelli».   Del fatto che i preservativi siano a pagamento e non vengano invece distribuiti gratuitamente si lamenta anche Ibrahim che lavora «in un bar che non è un bar qualsiasi perché si trova in una sauna gay dove la maggior parte della clientela, diciamo l’80%, ha una doppia vita, una vita parallela». Le saune, infatti, perdono sempre più appeal tra la comunità omosessuale (almeno quella più giovane, sempre più emancipata a livello sociale e quindi sempre meno disposta a nascondere la propria identità per far fronte ad un bisogno di protezione) mentre ne acquistano altrove. In particolare, oggi nelle saune gay diventa molto semplice incontrare uomini dichiaratamente etero, magari sposati, che cercano un luogo nel quale poter vivere al di fuori del proprio quotidiano, potendo contare su anonimato e discrezione: «il fatto di non dover dare il proprio nome alla reception aiuta molto in questo senso».   Luca, che lavora all’accoglienza in una delle saune più antiche d’Italia, racconta che grosso modo questi centri si dividono in tre grandi categorie che corrispondono ad altrettanti target. Ci sono le “Barby”, che sono le saune frequentate dai ragazzi più giovani, tra i 18 e i 30 anni: «Sono pochi, tutti palestrati, fanno la loro sfilata, si fanno qualcuno oppure si fanno fare, e vanno via». Ci sono poi le saune per gli “Orsi”, «quelli più maschili, in carne, pelosi, meno attenti all’estetica». Infine un terzo tipo di sauna, quella che va per la maggiore, frequentata quasi esclusivamente da persone sposate oppure da omosessuali molto avanti con l’età. «Hanno tutti tra i cinquanta e gli ottanta anni, gli unici giovani che vedi sono marchette». Quest’ultimo target «esiste per dare voce a quelli che non trovano spazio né nel mondo gay né in quello etero», rappresentando un pezzo di società che vive una profonda solitudine e una grande marginalità. Ibrahim lo descrive come un vero e proprio «mondo parallelo che non c’entra niente con quello che vediamo tutti i giorni: quando arrivano – racconta – hanno tutti la giacca, la cravatta, un certo aspetto e un certo modo di parlare, ma quando vanno a cambiarsi è come se sparissero tutti i ruoli, ognuno sente di potersi manifestare in completa libertà: a quel punto indosso hanno solo un piccolo asciugamano bianco che è identico a quello di tutti gli altri». Lontani dal mondo reale, non devono più fingere, «lì magicamente puoi essere te stesso, sentirti normale, non ci sono tua moglie o i tuoi figli a ricordarti che devi essere un’altra persona».   Grazie al suo lavoro Ibrahim ha iniziato ad avere a che fare anche con diverse persone che si prostituiscono all’interno dei centri benessere gay-friendly: sudamericani, arabi, rumeni, albanesi – «che sono gli stessi che frequentano i parcheggi per camionisti o i club privati» – ma anche molti italiani che non hanno di che vivere oppure sono finiti per strada dopo essere stati cacciati dalle famiglie a causa del loro coming out. «Ho conosciuto anche ragazzi stranieri – spiega – però vedere gli italiani che lo fanno è un’altra cosa». Ibrahim non sa come queste persone siano finite dentro a questo mondo: «so solo che hanno iniziato a fare le marchette perché era l’unica cosa che riuscivano a trovare di questi tempi… Stanno crescendo e arrivati a trent’anni sanno che il loro mercato del lavoro non sta più funzionando così hanno deciso di giocarsi questa carta, sono dei bei ragazzi». Dal Nord fino a Roma, coprono ormai un numero importante di bagni: «Si spostano in continuazione, fanno una settimana in ogni sauna, così cambiano clientela, non danno nell’occhio e i proprietari non si accorgono di nulla. Hanno un elenco dei centri di tutta Italia, li selezionano, poi, una volta concluso il giro dopo circa un paio di mesi, riescono a tornare nella prima sauna e così via». Sono organizzati, ma non si tratta di un’organizzazione. Ognuno, infatti, agisce individualmente, per conto proprio, tanto che, come sottolinea Ibrahim, «si mettono d’accordo tra di loro per non farsi concorrenza, così non si beccano mai».   Il fenomeno della prostituzione appare comunque collaterale e non sistemico, in termini numerici non particolarmente rilevante: il marketing del sesso in sauna in generale non rende, è rischiosissimo per i gestori, poco redditizio per chi lo pratica. «I marchettari si infilano dove c’è spazio non si tratta di un elemento tipico delle saune, è solo che nelle saune è riuscito ad attecchire – commenta Paolo – Si va in sauna per goliardia, magari perché un pomeriggio ti annoi, oppure perché accompagni un amico con il quale vuoi fare due risate, non ci vai con l’intento di pagare qualcuno. In genere le persone più anziane pagano, ma se non lo facessero in sauna lo farebbero altrove». Quello del sesso a pagamento è insomma un fenomeno parassita che attecchisce dove trova terreno fertile, in maggioranza nelle saune frequentate dagli over.   «Le persone che so pagare per avere appagamento sessuale – conferma infatti Ibrahim – sono arrivate ad un’età in cui non possono più scegliere con chi andare, devono per forza essere scelte, oppure sborsare dei quattrini. La prostituzione dal loro punto di vista non è un problema, anzi, è l’unico modo che hanno per esprimere una parte di se stessi, alcuni non vogliono nemmeno fare sesso, di solito si fanno fare semplicemente una sega, ancora più spesso ciò che vogliono è solo praticare autoerotismo affianco a persone dalle quali non si sentono giudicate negativamente». Più che con le saune, e con la prostituzione, tutto questo ha però a che vedere, soprattutto, con il fatto che per la prima volta, a trent’anni dai primi movimenti di liberazione sessuale, la nostra società si trova ad affrontare il tema dell’anzianità tra gli LGBT: «Diventiamo anziani – spiega un cliente che ha da poco superato i 70 anni – ed essere anziani quando si è emarginati, senza un supporto delle reti familiari, significa quello che significa».

http://www.pagina99.it/news/societa/7772/Dentro-le-saune-gay–tra.html

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9 thoughts on “Dentro le saune gay, tra marchettari e padri di famiglia

  1. Questo discorso lo trovo bigotto, bacchettone e soprattutto una palata di fango…
    Io sono dichiaratissimo, vado in sauna, non mi prostituisco, nè vado a marchettari, ho un’età media, mi danno sempre i preservativi gratuitamente, quanti ne voglio, sono sereno e spero che siano frequentati più spesso, perché andare a fare il battouage per strada (anche per i marchettari, che son persone come tutti) è pericoloso, e quindi ben venga che lo facciano in sauna.

    • Gli sposati compiaciuti e irremovibili sono un problema serio. altro che da preferire! non si può generalizzare ma ci sono tonnellate di froci che vivono a caso e strumentalizzano le loro mogli. Mi fa ridere che qualcuno li definisce responsabili! questi uomini fanno i mariti simpatici e affettuiosi e poi lo prendono in culo nelle saune e vanno nei parchi di ritorno dal lavoro.Si riconoscono perchè in chat cercano “ospitali”. non potendo o non volendo vivere una dimensione affettiva hanno l’ossessione del sesso e spesso sono arroganti in Internet, non baciano, non incontrano mai una seconda volta. E’ proprio per colpa loro che i gay sono discriminati e meno rispettati. sputtaniamo questi signori, facciamo pubblicamente i loro nomi, scriviamo orari e modi dei loro incontri di sesso, diciamo a tutti le cose come stanno. Attacchiamo queste informazioni nei condomini, in parrocchia, in palestra, nei negozi e negli uffici dove lavorano. Solo così gli omosessuali si emanciperanno e avranno la loro dignità. Solo così un ragazzo gay di Enna o di Asti potrà sentirsi rispettato in famiglia e non visto come anormale e vizioso.
      il nuovo sito sugli abusi che hanno commesso questi luridi parassiti
      http://maritigay.org/

  2. No, ma lo sapevano benissimo e potevano cacciarli via o fare delle campagne d’informazione per evitare che questi soggetti facciano danni a tanti gay e donne.
    Si vede se uno è gay o un falso etero
    ciao

  3. la verità ,che in Italia e nelle metropoli come Milano.omosessualità significa anche solitudine ,specie,se non sei avvenente o sessualmente interessante.

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