HIV: TUTTA LA VERITÀ SULLA PREP, LA PILLOLA CHE “SOSTITUISCE” IL PRESERVATIVO

prepSe ne parla da qualche tempo, di solito con toni sensazionalistici. Titoli del tipo“Truvada, la pillola che sostituisce il profilattico” o addirittura “La pillola per non prendere l’AIDS”. Insomma, attorno alla cosiddetta PrEP c’è un bel po’ di confusione.

Per fare chiarezza una volta per tutte abbiamo chiesto aiuto ai ragazzi di IST – Intelligenza Sessualmente Trasmissibile, che un po’ di tempo fa ci avevano già dato ottimi consigli sul sesso sicuro estivo.

Partiamo da questo nome misterioso, che cos’è la PrEP?

PrEP sta per Pre-Exposure Prophylaxis, profilassi pre-espozizione, ossia l’assunzione quotidiana di farmaci antiretrovirali da parte di persone sieronegative per prevenire l’infezione da HIV. Al momento la PrEP è una realtà solo negli Stati Uniti, dove è stato autorizzata una sola terapia: il Truvada, la cui approvazione è avvenuta nel luglio 2012. Negli Stati Uniti la PrEP è fornita da tutte le principali assicurazioni sanitarie, che ne pagano il costo in tutto o in buona parte, e da alcuni Stati per coloro che non hanno un’assicurazione o che non se la possono permettere (ad esempio Washington D.C.). Per quanto riguarda il resto del mondo, il Truvada è in fase di approvazione per la PrEP in Canada e in Australia, mentre per l’Agenzia di controllo dei farmaci dell’Unione Europea sarebbero necessarie ulteriori ricerche e nessuno Stato europeo ha ancora mosso passi per l’autorizzazione.

È molto importante che le persone che cominciano questa terapia siano sicuramente sieronegative, poiché il Truvada rappresenta solo una parte della terapia antiretrovirale, e questo può portare a conseguenze negative se una persona è effettivamente sieropositiva.

Ma quali sono i pro?

Le statistiche sono, apparentemente, favorevoli sull’efficacia preventiva del farmaco a seguito della sua somministrazione secondo il protocollo stabilito. Infatti iPrEx è il più ampio e importante studio sulla PrEP e si svolge dal 2007 in alcune comunità del Perù, Ecuador, Brasile, Stati Uniti, Thailandia e Sud Africa, con finanziamenti provenienti dagli Stati Uniti, sia dal settore pubblico che da quello privato. I risultati della sua seconda fase sono stati pubblicati a metà luglio 2014 e mostrano la notevole efficacia a livello clinico di questa nuova strategia di prevenzione. Infatti è stata mostrata la sua efficacianel 90% dei casi nel prevenire l’infezione da HIV con almeno 3 dosi settimanali del farmaco e nel 99% dei casi con 6 o 7 dosi (una compressa al giorno, in pratica). Quindi anche un utilizzo scostante, entro una certa soglia, porta ad una riduzione del rischio di contagio. Non sono stati poi evidenziati significativi cambiamenti nel comportamento sessuale a breve termine: l’assunzione del farmaco infatti non sembrerebbe portare alla pratica più frequente di attività sessuali rischiose per la salute.

Truvada la pillola anti HIV_ok

Sembra fantastico. Ma allora quali sono i contro?

Gli effetti indesiderati che Truvada, come qualsiasi altro farmaco, può provocare, sono importanti. Non stiamo parlando di una banale aspirina, ma di un farmaco che interagisce in maniera importante con replicazione degli acidi nucleici, quindi gli effetti avversi possono essere molto spiacevoli. In particolare, Truvada può influenzare negativamente la funzionalità di reni e fegato, la densità ossea e il metabolismo dell’acido lattico. Ma questi sono solamente tra i più conosciuti e sperimentati allo stato attuale, e soprattutto, riguardano ancora un periodo relativamente breve dall’autorizzazione iniziale iniziale alla messa in commercio del farmaco, che è avvenuta nel 2006.

Scusa la brutalità della domanda. Ma parliamoci chiaro: non è meglio sopportare questi effetti collaterali, che prendere l’AIDS?

Il ragionamento è diffuso, ma rischioso. Questi effetti potrebbero anche essere definiti “sopportabili” da parte di una persona sieropositiva, se confrontati ai sintomi dell’AIDS. Ma sarebbe invece necessaria un’attenta riflessione sull’effettiva opportunità di utilizzare la PrEP come metodo di prevenzione da parte di persone sane, che hanno a propria disposizione un altro metodo di prevenzione con la stessa efficacia: il condom. Ricerche sull’utilizzo del preservativo hanno mostrato come, se correttamente utilizzato, porti ad una riduzione del rischio di infezione del 99%. Anzi, se vogliamo proprio dirla tutta, rifacendoci ai dati del suddetto iPrEx, il preservativo ottiene questo 99% a ogni suo utilizzo, senza bisogno di ingurgitare 7 dosi alla settimana, cioè una dose al giorno, tutti i giorni, TUTTO L’ANNO, di un farmaco dotato di una discreta e notoria tossicità!

Dunque il preservativo è altrettanto efficace?

L’1% per cento degli insuccessi che si ottengono utilizzando il profilattico può essere ascritto all’imperizia umana (viene indossato o utilizzato in maniera scorretta), a un difetto del materiale di cui è composto, con conseguente rottura, o alla fatalità (si sfila durante l’amplesso).

condoms

Altri svantaggi della PrEP?

Bè, un’altra riflessione necessaria sull’utilizzo della PrEP riguarda i suoi costi: un mese di trattamento con il Truvada costa circa 1200$ (960€) a persona, più altri costi accessori per eventuali infezioni opportunistiche dovute all’utilizzo del farmaco, che possono innalzare il totale di qualche centinaio di dollari; mentre un preservativo comprato all’ingrosso costa circa 10 centesimi. Quindi con l’equivalente di un mese di trattamento si potrebbero acquistare fino a 9600 preservativi e, mentre da una parte si potrebbero evitare fino a 9600 nuovi contagi fornendo i condom gratuitamente, dall’altra diventerebbe pressoché impossibile arrivare ad avere un numero così elevato di rapporti sessuali in un mese! Tutto ciò dando per scontato che il farmaco venga assunto correttamente, altrimenti le percentuali di successo della terapia cambierebbero immediatamente e le due metodiche terminerebbero di essere confrontabili. Questo è un calcolo abbastanza approssimativo, ma dà un’idea delle rispettive proporzioni.

Cosa succederebbe se uno seguisse la PrEP senza sapere di essere sieropositivo?

Questo è un altro punto molto importante. Esiste la possibilità che le persone diventino sieropositive senza esserne al corrente e continuino con la PrEP. In questo caso il virus potrebbe sviluppare una resistenza a uno o a entrambi i principi attivi delTruvada. Di conseguenza, la mutazione scaturita potrebbe condurre alla diffusione di un ceppo virale resistente anche ad altri farmaci utilizzati nella terapia antiretrovirale. Insomma tutto ciò potrebbe portare a un trattamento più difficoltoso delle persone sieropositive sul lungo termine. Sul lungo termine, poi, l’utilizzo della PrEP potrebbe sviluppare nel paziente una minore percezione del rischio di infezione e alla diminuzione dell’utilizzo del condom, che a sua volta porterebbe sicuramente ad un aumento delle infezioni per altre MST, che è dimostrato rendono più facile contrarre l’infezione da HIV.

Quindi in realtà la PrEP non protegge da altre malattie sessualmente trasmissibili?

No.

Insomma, una terapia invasiva, costosa e pericolosa che potrebbe essere sostituita senza rischi dal semplice uso di un preservativo?

Esatto. Sembra quasi che non siano stati calcolati l’aspetto psicologico e sociale dell’assunzione del farmaco, che da un lato altera fortemente lo stile di vita di chi lo assume, dall’altro richiama immediatamente lo stigma, ancora molto presente nella nostra società, nei confronti di chi segue simili terapie in quanto sieropositivo. Per finire, dato che al momento vi è un unico farmaco utilizzabile per la PrEP, implementarla come normale strategia di prevenzione potrebbe voler dire consegnare su un piatto d’argento il monopolio di questo mercato alla casa farmaceutica produttrice, Insomma non sono affatto da sottovalutare i notevoli interessi economici di questa azienda, che potrebbero anche essere alla base di questa curiosa raccomandazione dell’OMS.

preservativi

Quindi?

Quindi la PrEP per essere cost-effective su tutti i piani dovrebbe essere una risorsa da utilizzare per gruppi molto ristretti e selezionati, sulla popolazione MSM complessiva come raccomandato dall’OMS non sembrerebbe una strategia logica, il rapporto costi/benefici appare sbilanciato. Mentre potrebbe essere una strategia efficace per persone con un rischio molto alto di contrarre l’infezione, con un’alta motivazione a prendere correttamente il farmaco ed eventualmente anche con un alto numero di partner sessuali. In questa definizione potrebbero rientrare i sex worker e i componenti sieronegativi di una coppia siero-discordante. Da notare che riguardo all’utilizzo della PrEP all’interno di coppie sierodiscordanti già vi è una raccomandazione dell’OMS, come risorsa ulteriore da tenere in considerazione. Le persone che utilizzano la PrEP dovranno quindi sottoporsi regolarmente al test per l’HIV, per prevenire le altre possibili conseguenze negative che abbiamo evidenziato e ad altre analisi per valutare la funzionalità degli organi apparentemente a rischio di effetti secondari indesiderati. Di conseguenza è chiaro che la PrEP non può essere un’alternativa al condom e la sua adozione come strategia di prevenzione sussidiaria non dovrebbe dirottare risorse dalle altre strategie di prevenzione e non dovrebbe portare a una minore attenzione nei loro confronti.

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