I gay puzzano, portano l’ebola e mangiano i bambini

omofobia-new-york-policeIl silenzio imbarazzato del vescovo d’Ivrea sulla questione gay, conferma che la situazione, alla diocesi eporediese, è sfuggita di mano. A sorpresa, nemmeno una riga è stata scritta sul Risveglio Popolare, che della stessa diocesi è il settimanale di riferimento. Insomma, dopo aver lanciato la pietra, qualcuno cerca di nascondere la mano, nella speranza che il caso anti-gay si sgonfi da solo. Come spesso accade, del resto. Giornali, siti internet ed esperti di turno, da domani avranno altro di cui parlare. Basta polemiche. Facciamo come se non fosse successo nulla.
Andrà sicuramente così. Ci mancherebbe. Nessuna testata può permettersi di parlare dello stesso argomento per settimane. E’ comunque sorprendente il silenzio del vescovo su quello che è successo. Almeno il parroco di Rivarolo, prendendosi gran parte delle responsabilità, ha trovato la formula giusta per gettare acqua sul fuoco: «Ho chiesto io alla professoressa di scrivere l’articolo per stimolare una discussione su un tema molto dibattuto». Voto 10 per la diplomazia.
Voto zero, invece, per l’incauta pubblicazione. Che, d’accordo, qualcosa stimola, ma non certo il dialogo o la discussione. Caso mai, da giorni, il web (e non solo) è pieno d’invettive contro la chiesa, la parrocchia di Rivarolo e le “sentinelle in piedi”. E non poteva essere altrimenti: chi ha riletto l’articolo della professoressa Cristina Zaccanti prima della pubblicazione, o era particolarmente distratto o non ha intuito la portata di alcune assurde affermazioni.
Scrivere su un bollettino parrocchiale (del quale, direttore e collaboratori, ne rispondono penalmente come in un qualsiasi altro giornale) che l’Onu e l’Organizzazione Mondiale della Sanità autorizzano alcune pratiche (degne del 1984 di George Orwell) per “convincere” i bambini a diventare gay è quantomeno assurdo. Lo stesso si dica per l’abbinamento, molto pericoloso, tra omosessualità e pedofilia. E’ ancor più grave che articoli del genere vengano scritti da un’insegnante di un liceo. Che, in teoria, prima di lasciarsi andare a certe affermazioni, dovrebbe almeno verificare le fonti. Ai giornalisti della carta stampata, tutta questa libertà non viene (MAI) concessa. Nemmeno nella rubrica delle lettere. Nemmeno nello scrivere i necrologi.
«Ho fatto ricerche e ho scritto il mio articolo sulla scorta di documenti che posso trovare in qualsiasi momento, cose che sono su internet e su pubblicazioni». La professoressa, l’altra mattina, si è difesa così sulle pagine del quotidiano La Stampa in merito ai passaggi che le vengono contestati. Stamattina, per caso, dopo aver letto un trattato sulle scie chimiche e sui profughi africani (circa 2000) ospiti nella Manifattura di Cuorgnè, ho trovato un sito internet dove si dice che i gay puzzano, portano l’ebola e mangiano anche i bambini. Chiederò a qualche parroco di farmi scrivere sul bollettino del prossimo mese. Il vangelo secondo internet.
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