Aurelio Mancuso (ex Presidente Arcigay) sancisce la fine di Arcigay

mancuso (1)Equality Italia è nata come rete trasversale dei diritti, s’impegna su tutte le sei grandi aree di discriminazioni e, soprattutto, tenta un dialogo con e tra aree politiche e culturali anche assai distanti fra di loro. Per questo che Vladimir Luxuria eImma Battaglia invitino Pascale al Gay Village, non mi solleva alcun problema, anzi se ciò può servire a gettare ponti, ad aprire varchi ben venga. In precedenza la compagna di Berlusconi ha ricevuto a Napoli, sempre in pompa magna la tessera di Arcigay e di Gaylib, bene anche questo, perché se una persona esprime sostegno alle battaglie delle associazioni cui s’iscrive non comprendo chi dovrebbe fargli l’analisi del sangue. Il dialogo con quella (pochissima) destra italiana che è attenta ai diritti civili c’è sempre stato, a cominciare con personalità come Benedetto della Vedova, attuale sottosegretario che non ha mai mancato un Pride nazionale. Comprendo certamente lo scoramento di tanti militanti che sulla rete si sono arrabbiati per l’ospitata al Gay Village, a loro va posto però un interrogativo: è sbagliato tentare tutte le strade per raggiungere l’obiettivo che da troppi decenni ci prefiggiamo? Io credo di no.

Luxuria ha annunciato che andrà a pranzo da Berlusconi che l’ha invitata per conoscerla e confrontarsi, questo fatto ha suscitato ancora più sanguinose polemiche. L’ho già detto una volta, personalmente se intravedessi una possibilità di conquistare strumenti concreti per le persone lgbt pranzerei anche con il diavolo.

Vladimir non ha bisogno di consigli, sa bene chi avrà di fronte, e son certo che al netto delle cortesie reciproche, il punto di confronto sarà se finalmente la destra italiana supera la sua storica omofobia politica (comprese le battute orribili del capo) oppure se si dovrà registrare l’ennesima boutade. Tralascio, perché è noto, il mio giudizio sulla sinistra, colpevole di averci deluso per diversi lustri e incapace di mantenere promesse roboanti. Ma il tema di fondo che vorrei brevemente affrontare sta nella generalizzata incapacità di ipotizzare una strategia comune. Ora, più che un tempo, quando magari ci s’insultava e ci si divideva per poi ritrovarsi uniti nelle battaglie essenziali, il movimento è un soggetto inesistente, scomparso dalla scena pubblica. Questa situazione oggettiva rende politicamente appetibili per i media iniziative commerciali come il Gay Village, che hanno però un indubbio valore culturale, per il lungo calendario d’iniziative slegate all’attività discotecara, per la capacità di attrarre persone conosciute e artisti.

E’ un fatto che dopo il World Pride del 2000, della grande stagione di manifestazioni per il Pacs tra il 2005 e il 2008, tra cui il più politico Pride del 2007 che fu la vera risposta al Family Day, neppure l’Europride di Roma del 2011 con la straordinaria partecipazione di Lady Gaga ha lasciato un segno politico tangibile. Non è tutta colpa delle associazioni, né tantomeno delle centinaia di migliaia di persone che in questi due decenni hanno sfilato e riempito le vie e le piazze d’Italia.

La politica ci ha tradito, peggio la parte cui abbiamo affidato l’azione parlamentare se n’è disinteressata, per cui la crisi di rappresentanza è inevitabile e profonda. Invece però di lamentarci di chi fa cosa, i nostri sforzi si dovrebbero concentrare su come uscire da quest’angolo. Arcigay, come rete nazionale posta al centro di un sistema di reti vicine e lontane, che aveva la capacità di esser egemone sull’agorà non esiste più. Non è detto che sia un male, nel frattempo sono nate tante associazioni, reti di scopo e d’interesse, si tratta, quindi, di modificare completamente l’approccio e di esser capaci di rispettare la pluralità e di esser convincenti sul piano nazionale.

La “rappresentanza” non è uno stato permanente, né proviene dall’agire perpetuo nell’ambito sociale, è uno status che si conquista con pazienza e determinazione, sapendo esaltare ciò che unisce e abbandonando sterili dispute e gelosie. Insomma, quell’antico buon senso che manca da tempo.

http://www.gaiaitalia.com/2014/09/30/il-punto-di-aurelio-mancuso-non-e-luxuria-da-berlusconi-o-pascale-al-gay-village-e-che-nessuno-rappresenta-piu-nessuno/

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