Il Sindaco di Roma Ignazio Marino ha deciso: Al Gay Pride Romano la bandiera Americana

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Da Ignazio Marino ci aspettiamo sempre annunci di grandi novità per poi accontentarci di piccoli gesti simbolici, una bandiera rainbow nascosta in un angolo della piazza, 4 foto al pride, il registro delle unioni civili sempre rimandato e da poco confermato al 25 settembre (l’inizio della discussione).

Sabato l’annuncio che il gay pride romano sarà gemellato col suo omologo di San Francisco USA e sarà dedicato ad Harvey Milk famoso politico gay Americano, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica pubblica alla fine degli anni 70. Bello. Forse.

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Ma Marino si è consultato con le associazioni lgbt romane? Il coordinamento roma pride non esiste, ma viene riformato anno per anno ma il tavolo comunale delle associazioni gay esiste ancora, è stato chiesto loro un parere?

Chi gestisce in Italia la venuta del nipote di Harvey Milk, Stuart, che dirige la fondazione dedicata allo zio?

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Qui con Rosi Bindi e Gianfranco Fini.

Allora le cose appaiono più chiare, non credete?

Il gay pride romano era, da alcuni anni, sotto ostaggio di alcune pseudo associazioni di estrema sinistra, da alcuni chiamate “zecche dei centri sociali”, roba tipo rane nei pozzi, occhi di gatto etc etc.

Creando un certo imbarazzo nelle amministrazioni capitoline e nelle associazioni gay nazionali. Con l’elezione come consigliere municipale di Imma Battaglia, ex presidente del DiGayProject e proprietaria del Gay Village, e il suo rientro nell’organizzazione del gay pride la musica cambia.

Gay pride si ma sotto controllo. Basta con gli inviti al boicottaggio di Israele, basta con le bandiere palestinesi, basta con NoTAV e roba varia.

Credete che al gay pride del 2015 il sindaco di San Francisco, che parteciperà al pride capitolino, potrebbe sfilare facendosi fotografare circondato da gay con la kefiah palestinese e cantare slogan contro Obama interventista in Medio Oriente?

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Accetterebbero i centri sociali di sfilare dietro la bandiera a stelle e strisce americana? Dubitiamo. Ecco allora un bel ripulisti e il gay pride romano tornerà alla gestione condivisa delle associazioni serie. Le zecche spolverate di MOM tornano alle loro case. 🙂

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