Mister Gay Word e l’insopportabile polemica del delegato italiano

TLDNLTCom’è come non è, quando c’è di mezzo un italiano non manca mai una qualche polemica inutile. È accaduto anche a Mister Gay World, durante il quale il delegato italiano non ha mancato di fare uno show personale sulla propria pagina Facebook.
Nicola La Triglia ha pensato bene di puntare il dito contro la giuria del concorso, affermando che uno di loro gli avrebbe detto: «Prendi i tuoi tacchi e vattene a fanc**lo». Ed è così che il messinese scrive: «Quelle parole mi sono state da un membro della giuria quando ho cercato di spiegare perché in un concorso di bellezza per soli uomini mi piace di sentirmi libero di indossare ciò che voglio! Ecco perché la nostra comunità ha bisogno una riflessione e di maggiore libertà. Anche se li ho detto che sono transgender, non hanno mostrato alcuna comprensione e hanno cercato di costringermi a usare scarpe da uomo. Trovo davvero allarmante che un membro di una giuria che dovrebbe eleggere dei ragazzi chiamati a rappresentare i gay nel mondo abbia ha memoria storica e alcun rispetto per gli insegnamenti provenienti dai moti di Stonewall».
In una simile polemica è difficile non notare una serie di grandi contraddizioni. Innanzi tutto chi è chiamato a rappresentare nel mondo una comunità dovrebbe essere pronto ad accantonare l’«io» a beneficio della dignità e del rispetto di chi si rappresenta: dato che la maggior parte dei gay non va in ufficio indossando tacchi a spillo, perché mai gli si vuole appioppare un’immagine simile? La voglia di avere cinque minuti di popolarità non rende certo lecita l’umiliazione dell’intera comunità gay italiana attraverso l’immagine di un un uomo barbuto che se ne ne va in giro in tacchi per il palco, così come un simile gesto rischia solo di legittimare il falso pregiudizio che vorrebbe i gay come delle donne mancate. E di certo non appare necessario scomodare Stonewall per legittimare un gesto simile.
E che dire della sua dichiarazione riguardo al sentirsi trangender? Una trangender è una persona che non si identifica in alcun sesso, un gay è un uomo che si sente uomo e che prova attrazione verso altri uomini… se si è parte del primo gruppo perché mai ci vuole presentare come rappresentante del secondo? Certo, entrambi i gruppi hanno pieno diritto alla visibilità, entrambi combattono una comune battaglia per la dignità, ma è nell’interesse di tutti evitare di fare confusione e di presentarsi per ciò che non si è. Sarebbe come vedere un gay chiamato a rappresentare le transgender del mondo, magari finendo con l’umiliarle attraverso il suo secco rifiuto ad indossare tutto ciò che non sia prettamente maschile…

Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2014/09/mister-gay-word-e-linsopportabile.html#ixzz3C5zplsMd

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