Concia: “Io, gay rottamata dal Pd mi aspettavo la svolta di Silvio”

pcPaola Concia è una ex deputata Pd, omosessuale. Alla vigilia delle Politiche 2013, la sua esclusione dal «listino» di Bersani provocò polemiche, specie perché arrivata dal partito che più di tutti, in campagna elettorale, sventolava la bandiera dei diritti civili. Oggi vive molto del suo tempo a Colonia, in Germania, dove da qualche mese ha sposato la sua compagna grazie a quella legge tedesca cui Renzi vuole ispirarsi. Caso ha voluto che proprio a lei, qualche giorno fa, Vittorio Feltri si è rivolto per chiederle istruzioni per iscriversi all’Arcigay.

Concia, cosa ha pensato alla richiesta di Feltri? Uno scherzo?

«Assolutamente no. Abbiamo un rapporto affettuoso ma non al punto di prenderci in giro per telefono. Mi ha detto che era venuto il momento di rompere questo muro. Ho pensato che fosse una cosa bella».

Il giorno dopo è arrivata l’apertura di Berlusconi.

«E io sono stata la meno sorpresa. Da sempre ho sostenuto le persone che, anche da destra, rivendicavano l’estensione dei diritti civili. Penso a Gianfranco Fini, a Mara Carfagna. E quando ho incontrato lo stesso Berlusconi, l’ho sempre invitato a cambiare atteggiamento. Perché questa è una battaglia che non è di destra o sinistra. In Germania i diritti degli omosessuali sono stati reclamati da tutto l’arco costituzionale».

Quindi non crede che quella di Berlusconi sia solo una mossa mediatica?

«Le dirò: non m’importa. In politica la strumentalità è uno sport diffuso, ma quel che conta è raggiungere il risultato, quindi ben venga la svolta qualunque sia il motivo che l’ha ispirata. Sicuramente Francesca Pascale crede sul serio in questa battaglia, lei non ne incassa alcun dividendo. E, in fondo, dopo il divorzio con Alfano in Forza Italia sono rimasti gli esponenti più liberali».

Come funziona il «modello tedesco»?

«Io sono sposata da agosto. E con la mia compagna siamo considerate una famiglia, punto. Certo, c’è ancora quell’elemento di diversità legato al divieto delle adozioni, ma prima o poi anche l’ultimo muro si abbatterà. Per ora considero questo modello vincente. La società tedesca è molto migliorata, come sempre accade in questi casi. Anche a livello economico, le società migliori sono quelle che includono. La gente non deve aver paura, non crollerà il mondo, non diventeranno tutti omosessuali».

È disposta ad archiviare la battaglia per le adozioni?

«Mah… su questo restano tutti cauti. Non solo il Pd, ma anche altre forze che fanno solo propaganda, come Sel e il MoVimento 5 Stelle. La verità è che dopo trent’anni di battaglia mi sono stufata delle chiacchiere e vorrei vedere un po’ di concretezza. Il modello tedesco è un’ottima base di partenza, se quello delle adozioni è un tema divisivo, per adesso teniamolo fuori».

Crede che la società italiana sia pronta per un passo del genere?

«Non da oggi. La società ormai è cambiata da tanti anni. Ed è sicuramente più avanti della politica. Dopodiché, se la politica non dà risposte, anche la società rischia di tornare indietro. Questo è il momento di fare una legge seria sui diritti civili, c’è il giusto consenso. Magari c’è qualcuno che si spaventa e che cercherà in ogni modo di ostacolare questo percorso, ma io spero sia finalmente arrivato il momento della pacificazione».

Cosa pensa di quanto accaduto un anno fa? Le pesa ancora il mancato ritorno in Parlamento?

«Francamente non mi va più di parlarne. Posso dirle che il Pd mi piace molto di più oggi rispetto al passato. Fino a qualche tempo fa la bandiera dei diritti civili è stata solo sventolata. E questo non soltanto da parte del Partito democratico, ma da tutta la sinistra. Oggi, invece, Renzi non sventola nulla ma pensa alla concretezza. Anche io puntavo alla concretezza, per questo cercavo di dialogare anche con gli esponenti più disponibili della destra. Ma questo non mi è stato perdonato. Per qualcuno i diritti dei gay dovevano restare solamente un tema della sinistra».

Quanto hanno contato le «aperture» di Papa Francesco?

«Lui non ha fatto aperture. Ha fatto dei passi indietro. La dottrina cattolica non può certo cambiare, ma lui si è messo in una posizione di ascolto, di rispetto, di accoglienza. Di certo il suo atteggiamento è stato di sprone per la politica, specie per Berlusconi. Ma la politica avrebbe dovuto muoversi già in anticipo. Se non lo ha fatto è perché temeva di perdere i voti delle gerarchie vaticane. Senza capire che c’è una bella differenza tra le gerarchie e i cattolici…».

Carlantonio Solimene

http://www.iltempo.it/politica/2014/07/05/concia-io-gay-rottamata-dal-pd-mi-aspettavo-la-svolta-di-silvio-1.1267961

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