L’Arcigay dà una bella spinta

I.O.

L’Arcigay fa bene agli aspiranti politici. Il suo fondatore, Franco Grillini, siede ora sui banchi del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, dopo due legislature alla Camera (e una in consiglio provinciale) passando dal Partito di unità proletaria al Pci, dal Psi all’Italia dei valori e infine al gruppo misto, forse in attesa di bussare alle porte di qualcun altro.

L’attuale presidente onorario Sergio Lo Giudice (si è sposato a Oslo con l’avvocato responsabile dello sportello legale dell’Arcigay, Michele Giarratano) è prodiano ed è stato eletto lo scorso anno al Senato nella lista Pd.

Un altro ex-presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, aostano, è membro della commissione di garanzia del Pd e si appresta a correre alle future elezioni politiche, è di area Cuperlo ma non disdegna il renzismo: «L’ascesa di Matteo Renzi», dice, è una grande occasione per mettere definitivamente davanti alle proprie responsabilità il Pd, perché si può non condividere atteggiamenti e posizioni, ma con il nuovo segretario è possibile un confronto a viso aperto, ripulito dai linguaggi paludati, basta non aver pregiudizi e soprattutto paura».

Con duecentomila iscritti (secondo i loro dati) l’Arcigay è (anche) un trampolino di lancio verso la politica. Sarà per questo che negli ultimi tempi si susseguono litigi, baruffe, divisioni? Come in politica (un esempio? A Ferrara, 130 mila abitanti, gareggeranno alle prossime amministrative 23 liste) la frantumazione colpisce anche i gay. All’ultimo congresso dell’Arcigay (si è tenuto, appunto, a Ferrara lo scorso anno) si è arrivati con un documento del Cassero, l’associazione gay bolognese che è la spina dorsale dell’Arcigay, piuttosto duro: «Negli ultimi anni Arcigay è stata teatro di una guerra fratricida intensissima che ha indebolito il ruolo dell’associazione, paralizzato i processi decisionali, reso faticosissimo il lavoro progettuale e svuotato le casse».

Conclusione: congresso con guerriglia e il presidente (Paolo Patanè, siciliano) che si ricandidava mandato a casa («l’attuale dirigenza», lo bollò Franco Grillini, «è attaccata alla poltrona come la cozza alla scoglio»), al suo posto Flavio Romani, ferrarese, sostenuto dal Cassero.

Adesso però è proprio il Cassero, simbolo della storia dei gay italiani, a essere nell’occhio del ciclone, col presidente rottamatore che è stato rottamato e tutto è finito nel caos. In pratica si fronteggiano due fazioni, la prima (quella del rottamato) è quella dell’autonomia e del disimpegno verso i partiti, molto movimentismo e gay pride senza forze politiche privilegiate, la seconda invece (capeggiata da Del Giudice) strizza l’occhio a Matteo Renzi e a Nichi Vendola sostenendo che solo col collateralismo sarà possibile arrivare ad ottenere il riconoscimento delle coppie gay.

La spaccatura è esplosa (ma il fuoco covava sotto la cenere) dopo un incidente avvenuto all’esterno della discoteca del Cassero: un giovane è stato picchiato tra l’indifferenza dei responsabili che non hanno chiamato le forze dell’ordine. Il questore ha ordinato la chiusura del locale per dieci giorni. Una punizione che ha fatto scoppiare un’altra rissa, ma questa volta all’interno del Cassero: il presidente Vincenzo Branà ha perso 4 a 5 nel direttivo ed è stato silurato, allora i 4 a suo favore si sono dimessi, e il nuovo presidente , Vincenzo Corigliano, non ha potuto insediarsi.

Uno scontro tra i gay targati Pd che vogliono tenere il cappello sull’Arcigay (attraverso il Cassero) e chi invece, come Branà, reclama autonomia e il ritorno al movimentismo: «Somigliamo troppo ai partiti, con le loro promesse e i loro linguaggi politicamente corretti. Dobbiamo tornare a essere un movimento, continuare le nostre battaglie e le nostre rivendicazioni». Insomma, va bene Renzi al potere, con Del Giudice nel cerchio magico del Pd, ma l’organizzazione deve rimanere critica, smarcata. Il senatore e i piddini dell’Arcigay sono sospettati di essere i mandanti del presidentecidio, anche se formalmente negano. «Certamente è uno scontro politico», dice Grillini.

Mentre un vecchio militante, dall’interno, spiega: «Branà un tempo era uomo di fiducia di Del Giudice ma ahimé invece di proseguire con l’innocua strada consueta di fornire servizi per la comunità lgbt e di una discoteca incassa soldi ha tentato di fare attivismo finendo per cozzare proprio contro quel partito in cui Lo Giudice è stato eletto senatore. Quando il Cassero ha contestato Rosi Bindi alla festa dell’Unità ci sono stati momenti di tensione col Pd, così come quando Matteo Richetti ha rassicurato i vescovi sullo stravolgimento del testo della legge contro l’omotransfobia. Branà è stato esautorato perché il Pd dev’essere intoccabile. Ma sarà rieletto con buona pace di chi vuole che l’Arcigay torni alla ricreazione, non disturbi il partito e assecondi Renzi & Co, non a caso colui che lo doveva sostituire è l’ideatore di Miss Alternative, un concorso di bellezza per trans».

Sulle tematiche gay vi è una singolare divaricazione nel Pd. L’austero Gianni Cuperlo è a favore dei matrimoni gay, il vaporoso Matteo Renzi si ferma al riconoscimento delle unioni civili (propone la civil partnership alla tedesca, dove i contraenti ottengono gli stessi diritti di una coppia sposata senza però il diritto di adozione) ed è contestato da una parte dell’Arcigay, pure questo spiega il terremoto al Cassero. Dice Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center: «E se Obama in visita a Roma avesse chiesto a Renzi perché in Italia non ci sono i matrimoni gay cosa avrebbe risposto il presidente del Consiglio? Certamente avrebbe avuto poco da twittare. Siamo distanti anni luce dagli Stati Uniti dove le coppie gay possono sposarsi ormai in molti Stati e dove c’è un presidente tra i più gay friendly della storia americana».

Aggiunge l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino: «Nel programma di Renzi emerge la totale assenza di una proposta, o anche solo di un tentativo, in relazione al tema dei diritti civili». Infine Flavio Romani, presidente dell’Arcigay, posta su Twitter: «Renzi si è fatto un selfie con Dolce e Gabbana. Adesso nessuno potrà più dire che non fa nulla per i diritti gay.»

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1882997&codiciTestate=1

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One thought on “L’Arcigay dà una bella spinta

  1. comunque mi sembra che l’autore dell’articolo prima di scrivere si dovrebbe informare meglio. Il Sen. Lo Giudice è civatiano e non renziano, ormai lo sanno anche i muri. ultima cosa anche la ortografia sarebbe bene controllarla

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