Il movimento gay e la lotta per i diritti di “destra”

gay-destra

Abbiamo letto dell’approvazione a Catania del registro delle unioni civili. Complimenti (e siamo sinceri), una bella battaglia vinta, in attesa della vittoria finale.

Giustamente il neo presidente del comitato rivendica con orgoglio questo risultato (adesso che sonosoloiolexpresidente è stato fatto fuori si nota la differenza) e ancora più giustamente Motta, il presidente, dichiara di considerare l’importanza del registro non in quanto tale ma come valore simbolico ma che la vera battaglia sarà per il matrimonio.

STOP! Giusto ma c’è un ma. Il comitato catanese ha appena cambiato il suo nome in queer revolution, ora sorvolando sul termine queer che condividiamo molto poco, riflettiamo sul secondo: revolution.

Quale sarebbe la rivoluzione? Il matrimonio?

Ecco questo è un nodo centrale. Il Primo Ministro britannico, il conservatore Cameron quando appoggiò il matrimonio esteso alle coppie dello stesso sesso dichiarò: “Sono favorevole al matrimonio gay non nonostante sia conservatore ma proprio in quanto conservatore”.

Si parla di famiglie arcobaleno, ma perchè declinarlo al plurale? Quello che il movimento gay italiano chiede è la famiglia del mulino bianco, solo che oltre a Banderas e la gallina Rosita potranno sposarsi Banderas e Matt Damon (e vogliamo il sex tape della prima notte di nozze) e Rosita e Marta (omaggio ai 40 anni di Lupo Alberto) ma solo dopo la festa dell’addio al celibato/nubilato, lista nozze, confetti e parenti che lanciano il riso.

Il matrimonio così come è inteso adesso in Italia è un istituto vecchio, asfittico che anche gli etero cominciano a rifiutare, perchè il movimento gay ne chiede l’allargamento invece di volere una nuova legge magari basata sulla famiglia anagrafica?

Proprio perchè fondamentalmente è un movimento di destra, conservatore (e anche papalino, su dai diciamolo, quanto sogniamo di sposarci in chiesa con il velo bianco :-).

In rete un po’ di tempo fa circolava una vignetta per rappresentare le famiglie arcobaleno, due padri e figli, due madri e figli, un padre e figli, una madre e figli un padre e una madre e figli… insomma la famiglia è solo se ci sono figli, stesso pensiero di Giovanardi che di destra è dichiarato.

Anche le istanze per le persone transessuali non sfuggono a questa logica, si richiede solo che una persona possa cambiare sesso sui documenti anche se non ha intrapreso la terapia ormonale e le relative operazioni chirurgiche. Bene, solo che in pratica si cerca di riportare tutto al dualismo uomo/donna il prima possibile. Invece di cogliere il senso di arricchimento che le persone transessuali recano con se, invece di dare corpo e voce alla parola queer che dovrebbe significare proprio uscire fuori dallo schema M/F.

Allora per carità, complimenti a Catania e alle altre realtà che quotidianamente lottano per i diritti globali, ma evitiamo la parola revolution, la rivoluzione si fa per alzare il livello culturale e sociale di un popolo non per omologarsi.

E buoni confetti conservatori a tutte/i.

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