Allacciate le cinture: altrimenti si rischia che la gente fugga dal cinema

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Ozpetek è così, grandi film (Le fate ignoranti, Saturno contro, Mine vaganti etc) ed emerite, scusate ma vorremmo trovare altre parole ma non ci riusciamo, porcate (Cuore sacro, La finestra di fronte).

L’ultimo film appartiene purtroppo alla seconda categoria.

Allacciate le cinture è un film inutile, stupidamente melenso, senza una logica, il cui unico valore, per chi ama il genere, sono le chiappe sode e depilate di un manzo assolutamente inespressivo.

La trama è semplice, una ragazza stile agnello sacrificale si innamora del sopra nominato manzo, omofobo, razzista e probabilmente fascista e se lo sposa.

Lui per tredici anni la cornifica, la sfrutta economicamente, la tratta come uno strofinaccio per pulire i pavimenti finchè lei si ammala di cancro e lui, dopo essere fuggito, torna da lei e la porta la mare (allora la ama nonostante tutto, le decerebrate a questo punto piangono).

In tutto questo lei ha come compagnia l’amico gay (rigorosamente single, sia mai), la mamma lesbica (sfruttata dalla compagna matta) e una paziente dell’ospedale che rigorosamente muore (fa tanto saturno contro,  caruccio quello).

Solite belle spiagge leccesi, un po’ meno bella Lecce, marchettata al sindaco del capoluogo con una particina, belle musiche.

Uniche note positive le due comprimarie, Carla Signoris e Elena Sofia Ricci, merita la canzone di Rino Gaetano.

Tutto il resto è noia

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