Gay Pride Nazionale o Onda Pride: le balle che alcuni cercano di farvi bere

onda pride 2014

Quanto rosicano i rosiconi e quanto gongolano gli stolti.

La decisione presa pochi giorni fa di sposare la causa dell’onda pride al posto del vecchio e stanco pride nazionale comincia a far discutere l’Italia lgbt.

Con varie opinioni a riguardo.

Cerchiamo di far chiarezza almeno su alcuni punti.

Perchè se tutta Italia sembra convergere sulla data del 28 giugno Roma (il Mario Mieli) si ostina a volerlo organizzare il 7 giugno?

Il presidente fantasma come la sua precedente zarina Rossana praitano cercano di farvi credere che sia una tradizione far svolgere il Pride romano ai primi di giugno, falso, queste sono le date dei precedenti pride romani:

2000 8 luglio

2001 7 luglio

2002 29 giugno

2003 5 luglio

2004 3 luglio

2005 9 luglio

2006 24 giugno

2007 16 giugno

2008 7 giugno

2009 13 giugno

2010 3 luglio

2011 11 giugno

2012 23 giugno

2013 15 giugno

più prosaicamente potremo dirvi che il gay village apre a fine giugno quindi se è chiuso quello la serata discotecara finale non arricchirà il village ma il Muccassassina. Maligni…. giudicate voi

Contrapposizione pride nazionale – pride romano, lasciamo la parola a Giovanni Dall’Orto:

Alla base dei dissensi stava la sorda e pluriennale lotta di potere fra Arcigay nazionale, ormai il gruppo egemone sulla scena politica italiana, e tutti gli altri gruppi, che avevano nel Circolo Mario Mieli di Roma il loro esponente più organizzato e ricco (grazie al successo economico di Muccassassina e ai finanziamenti a pioggia da parte delle autorità).   
Alcune delle critiche rivolte da questi gruppi ad Arcigay erano fondate, in particolare per quanto riguardava l'”occhio di riguardo” riservato da Arcigay al Ds (antenati del Pd) rispetto alle esigenze di altri partiti della sinistra (specie Rifondazione Comunista). 

Il Circolo Mario Mieli soffiava quindi sullo scontento, nell’ambizione di sostituirsi al Cassero di Bologna nel ruolo di gruppo-guida del movimento lgbt italiano. A tale scopo aveva fondato il 17 dicembre 1994 Azione omosessuale, una federazione di tutti i gruppi non-Arcigay, che nelle intenzioni avrebbe dovuto agire da contraltare ad Arcigay. Tuttavia Azione omosessuale non si rivelò un successo, dato che i gruppi autonomi, insofferenti all’egemonia (o “strapotere”) di Arcigay, dimostrarono rapidamente di non avere alcuna intenzione di sostituirla con l’egemonia del Mario Mieli.  
Da parte sua il Mieli non aveva alcuna intenzione di diventare il “Bancomat” per finanziare le iniziative di gruppi che pretendevano di mantenere la più totale autonomia decisionale e d’azione, senza renderne conto al Mieli stesso. Inoltre si rese conto del fatto che i piccoli gruppi cercavano di mantenere ad oltranza lo stato d’ostilità fra Mieli e Arcigay, in modo da approfittarne alleandosi di volta in volta con l’uno o con l’altro gruppo, e non volevano certo la soluzione definitiva a cui il Mieli ambiva (sia pure a proprio favore).  
Nell’ottobre 1997 “Azione omosessuale” era quindi stata sciolta. 

Questa era la situazione che si presentava al momento d’iniziare a organizzare il World Pride, ed inevitabilmente parve all’inizio che a causa di essa la catastrofe fosse inevitabile. La realtà romana (appoggiata da alcuni circoli Arcigay dissidenti) chiese infatti provocatoriamente che le decisioni venissero prese col principio di “una organizzazione, un voto”, in modo che Arcigay nazionale avesse un unico voto, ma che le spese fossero ripartite in proporzione al numero di soci, in modo che Arcigay pagasse la maggior parte delle spese

Le cose precipitarono ulteriormente quando, ad uno ad uno, i circoli “dissenzienti” abbandonano l’organizzazione, lamentando l’impossibilità d’essere ascoltati dagli ultra-dirigisti ed ultra-centralisti organizzatori romani. Che troppo tardi si resero conto infine d’essere rimasti completamente soli, a pochi mesi dall’evento. Presi dal panico cercarono allora di ridimensionare la portata dell’iniziativa, lanciando un appello conciliatorio a “Sua Santità” e sottolineando che l’evento non era contro la Chiesa cattolica ma anzi mirava al “dialogo fra le religioni e il mondo glbt”. 

In ciò i gruppi vennero facilitati dal fatto che il Mario Mieli uscì economicamente stremato, sia perché l’evento era stato progettato con criteri faraonici (in particolare, l’esibizione di Grace Jones e dei Village People si rivelò un salasso) sia perché Francesco Rutelli, di fronte al rifiuto di cancellare l’evento, per rappresaglia s’era rimangiato la promessa di contributo di 300 milioni di lire. Come se ciò non bastasse, il Mieli ricevette poco dopo una pesante multa dalla Guardia di Finanza per irregolarità nei conti del Muccassassina.

http://www.giovannidallorto.com/wiki/worldpride/worldpride.html

forse la verità è nelle parole di Giovanni Dall’Orto: il Mario Mieli vorrebbe essere egemone e comandare (e incassare) lui da solo, non riuscendosi farcisce le sue riunioni all’urlo di siamo tutti uguali, una associazione un voto, di fittizie e improvvisate asscoziaoni quali “la rana nel pozzo (4 donne femministe)”, “rete rainbow centro sud (2 persone transessuali)”, “raeliani (manica di matti che credono che i marziani scenderanno sulla terra a salvare i loro accoliti alla prossima fine del mondo”, “Buzz intercultura (1 persona che proietta film in giro), “condividi love (non pervenute informazioni)” e bazzecole simili così da poter dire “noi siamo 20 voi 10, decidiamo solo noi (Mario Mieli), incassiamo solo noi (Mario Mieli), gestiamo solo noi e nessuno saprà il bilancio perchè spendiamo solo noi https://gaiaspia.wordpress.com/2012/04/30/agedo-i-soldi-delleuropride-li-gestivano-solo-mieli-e-patane-se-fossi-in-malafede-direi-che-le-associazioni-grandi-boicottano-le-piccole/

https://gaiaspia.wordpress.com/2012/04/19/europride-un-direttivo-segreto-gestiva-i-soldi-parola-di-famiglie-arcobaleno/

aspettiamo ancora queste risposte: https://gaiaspia.wordpress.com/2013/10/30/al-collettivo-omosessuale-mario-mieli-entra-la-trasparenza-finalmente-la-verita/

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