«Cara mamma, non riesco a dirti che sono gay»

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Mamma, ti devo parlare». Inizierebbe con il più classico degli inizi la confessione di Andrea a sua madre. «Con una partenza del genere non puoi che aspettarti l’arrivo di una valanga, no?», ci scherza su. Andrea è un ragazzo di 34 anni e dieci anni fa ha capito di essere gay. Conduce una vita serena accanto al suo grande amore, Stefano, ma la sua famiglia non lo sa. «È davvero difficile nascondere la propria identità a chi si ama e vivere di fatto una doppia vita».

«Ogni domenica, quando sono solo in macchina con le mie canzoni preferite e guido verso la casa dei miei genitori, m’immagino che quello sia il giorno buono per dirlo. Seduti a tavola, dopo le lasagne, mi vedo introdurre il discorso e spiegare ai miei che sono gay, e che sto bene. Ma puntualmente, davanti al cancello, mi blocco e quelle parole rimangono chiuse nella mia monovolume. Torno l’Andrea di dieci anni fa, il figlio unico perfetto, quello impegnato con il lavoro e con tante ragazze intorno. E ogni domenica ripartono le stesse domande: “Allora, quando te la trovi una fidanzata?”, “Vogliamo i nipotini!”».

Una donna che ama e ammira profondamente. «Ho paura che il nostro rapporto cambi. Siamo molto uniti e l’idea di ferirla mi terrorizza. Nonostante sia una donna intelligente, questa notizia la destabilizzerebbe perché la nostra società vive ancora l’omosessualità come una condizione “immorale”, e lei ne soffrirebbe. Per non parlare della reazione che potrebbe avere mio padre. Lui sarebbe angosciato dall’idea che io venga emarginato, che mi prenda delle malattie. Insomma, tutti gli stereotipi che riguardano il mondo gay me li cucirebbe addosso. Lo capisco, hanno quasi 70 anni e non è facile. Poi mi dico che magari dopo un po’ riuscirebbero ad accettare questa “nuova versione” di me e torno a immaginarci tutti insieme, sereni. Ma rimane il fatto che non riesco ancora a fare questo passo, e mi fa male».

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«Era la fine dell’università, avevo passato quattro anni magnifici in un college americano. Ho avuto tante donne, ma non riuscivo a capire come mai non riuscissi mai a innamorarmi. Durante il quarto anno, iniziai a notare i ragazzi, li guardavo per la strada, negli spogliatoi dopo il calcetto. Una volta tornato in Italia ho fatto di tutto per posticipare la mia presa di coscienza, finché mi sono innamorato di Stefano, e fingere è stato impossibile.Finalmente, dopo anni di domande, tutto si è fatto chiaro: per la prima volta ho conosciuto l’amore. Se da una parte camminavo a due metri da terra dalla felicità, dall’altra mi sentivo morire, per la mia famiglia”.

Sa che nascono da una cultura e un modo di pensare retrogrado e giudicante: «So benissimo che non è una mia “responsabilità” se sono gay, non si tratta di una scelta. E’ semplicemente un modo di essere e io sono felice così. Se i miei genitori mi vedessero insieme al mio fidanzato, si renderebbero conto di quanto sia tutto “normale” e abbandonerebbero quei cliché che hanno sul mondo omosessuale. Non vedo l’ora di liberarmi di questo segreto, ma la strada è lunga. A volte sono proprio io che complico tutto, per esempio io e Stefano viviamo insieme da tre anni, e quando qualcuno della mia famiglia mi passa a trovare nascondo tutto e obbligo Stefano ad andare da un’amica. Lui capisce perché ha lo stesso problema con i suoi genitori, ma è una situazione ridicola. Quando ripenso alla fatica che faccio nel vivere due vite separate mi prende lo sconforto, perché più il tempo passa e più diventa difficile raccontare la verità».

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«Dice cose che me lo fanno pensare, come se volesse venirmi incontro. Anni fa aveva un pensiero più rigido a riguardo, forse anche lei sta posticipando “il momento” e si sta preparando ad accogliere un futuro inaspettato. Passo intere giornate a immaginare la sua reazione, sono certo che continuerebbe ad amarmi, ma ho paura della distanza (anche momentanea) che si potrebbe creare. Lo so, vivo di ipotesi e congetture che mi bloccano la strada, spesso la realtà è molto meglio. Voglio riuscire a dirle la verità anche perché paradossalmente, il nostro rapporto che considero profondo è fondato su una bugia enorme».

Ad Andrea fa soffrire il non riuscire a condividere la quotidianità con la sua famiglia. «Il mio più grande rimorso è che sono già passati dieci anni. Dieci anni nei quali loro hanno visto solo una parte di me, ma se ne sono persi un’altra altrettanto importante. Mi fa soffrire, ad esempio, che loro non abbiano la più pallida idea di chi sia Stefano, la persona più importante della mia vita. So che alla fine lo amerebbero come un figlio. Mi dispiace non sentirmi libero di invitarli a cena da noi, a teatro. Sarebbe tutto così naturale. M’immagino mamma mettere via quattro fette d’arrosto per me e per lui, la domenica sera. Me la vedo, a Natale, fare shopping per tutti e due. Mi manca poterli chiamare e sfogarmi dopo una litigata, ascoltare i consigli speciali che solo i genitori possono dare.Devo trovare la forza di togliermi questo peso. So che molti si sono trovati nella mia stessa situazione e ce l’hanno fatta. Qualcuno riterrà anche che sia un problema “anacronistico”, ma non lo è, credetemi. Conosco tanti ragazzi che vivono le mie stesse paure. Sta di fatto che voglio farcela, non voglio avere rimpianti. Bè, forse i primi tempi saranno duri, ma alla fine le cose si sistemeranno».

http://stories.vanityfair.it/2014/02/10/omosessualita-%C2%ABcara-mamma-non-riesco-a-dirti-che-sono-gay%C2%BB/

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