“Gay e donne prete nelle chiese”

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Signora Schmid, ha mai pensato di diventare suora?
Schmid: “No, non ci ho mai pensato. Per me è sempre stato chiaro di voler mettere su famiglia”.

È stato influenzato dalla religiosità durante l’infanzia?
Schmid: “Da bambina ho vissuto cosa significa appartenere, in una città riformata come Zurigo, alla minoranza cattolica. Per questo oggi mi batto per le minoranze religiose”.
Abate Urban: “Non abbiamo avuto un’educazione particolarmente religiosa. Io da bambino non sapevo nemmeno cosa fosse un monastero. Non avrei mai immaginato di diventare monaco”.

Quindi cos’è accaduto? Cos’è cambiato?
Abate Urban: “Ho fatto la maturità al collegio di Einsiedeln – perché le piste da sci erano più vicine. Quando sono venuto qui ero interessato soprattutto allo sport e alla musica. Ma grazie a questo impegno ha iniziato ad affascinarmi la vita monastica. È un processo che la mia famiglia non ha subito percepito. Quando decisi di diventare monaco, una parte dei miei amici pensò: ma è pazzo!”

L’ha pensato anche lei signora Schmid?
Schmid: “All’inizio ci siamo spaventati. Voleva dire che mio fratello ci avrebbe lasciati per sempre. Ma ho subito capito che Urban era felice”.

In famiglia la politica era più importante della religione?
Schmid: “No, non sentivo che la mia famiglia fosse particolarmente politicizzata e fino ai 30 anni non ho quasi letto un giornale”.
Abate Urban: “Da giovane ne ho molto discusso. Leggevo spesso il giornale”.
Schmid: “Le nostre strade non erano chiare fin dall’infanzia: Urban era chiaramente più politico di me”.
Abate Schmid: Ciò che ci unisce da sempre è l’impegno per la società. Ho iniziato molto presto a fare il capo scout”.
Schmid: “Io invece ero allenatrice di nuoto sincronizzato. Abbiamo ereditato questo impegno dai nostri genitori”.

Come ha fatto l’apolitica Barbara a diventare consigliera nazionale?
Schmid: “Ci sono stati due eventi formativi importanti. Nel 1992 vivevo in Francia – ho perso il mio lavoro lì a causa del rifiuto di adesione allo Spazio economico europeo. È una cosa che mi ha molto toccata, anche perché trovavo sbagliato il No. Poi, quando sono diventata madre, ho capito che in Svizzera poco procede in ambito di politica famigliare. Così ho pensato: voglio avere voce in materia – e ho trovato nel Ppd l’unico partito che si preoccupa davvero dei problemi delle famiglie. Il mio background cattolico non ha svolto alcun ruolo”.

La Chiesa può o dovrebbe immischiarsi nelle questioni politiche?
Schmid: “Assolutamente sì. Quando si tratta di questioni sociali importanti, le Chiese non possono tacere”.
Abate Urban: “Immischiarsi è la parola sbagliata. Su temi politici concreti si dovrebbero esprimere”.

Domenica voteremo su un’iniziativa che vuole impedire che le casse malati paghino gli aborti. La tutela della vità che sta per nascere è importante per la Chiesa cattolica. Vi augurate un Sì?
Abate Urban: “Io sono contro l’aborto – non dovremmo pensare che sia una cosa normale. Ma ho dei problemi con l’iniziativa. Per me l’aborto non è un fatto privato della donna incinta. Si tratta anche di una questione sociale, bisogna creare le condizioni per cui le donne e i loro partner possano dire di sì al bambino in arrivo”.

Signora Schmid, il suo atteggiamento è diverso: ha deciso di opporsi all’iniziativa.
Schmid: “Sì. Ma non lo è il mio atteggiamento. Anche io sono contraria all’aborto. Ma sono convinta che vi sarebbero più aborti se passasse il Sì all’iniziativa. Oggi prima di abortire le donne hanno un consulto – in cui forse trovare una prospettiva di vita per il bambino. Con il Sì, molte di queste donne verrebbero lasciate sole. Lo trovo poco cristiano”.

Ha un atteggiamento liberal-sociale, signora Schmid. In cosa pensa che la Chiesa cattolica sia troppo conservatrice?
Schmid: “All’interno della Chiesa di Zurigo, quella che vivo, vedo un atteggiamento molto liberale e vicino alla gente. Ma, naturalmente, ci sono anche tendenze fondamentaliste, che non posso accettare. La politica e la teologia che  prevalgono, soprattutto nella diocesi di Coira, vanno in questa direzione. La Svizzera ha parlato molto di fondamentalismo islamico quando c’è stata l’iniziativa sui minareti.  Ma in realtà il fondamentalismo cristiano, presente in tutte le confessioni, fa molta più paura”.

Abate Urban è vero che la Chiesa cattolica sta prendendo derive fondamentaliste?
Abate Urban: “La Chiesa ha 1,2 miliardi di fedeli e tante correnti. In autunno c’è un pellegrinaggio a Einsiedeln. I primi ad arrivare saranno gli spagnoli, dunque un gruppo mediterraneo, colorato. Un’ora dopo arriverà la molto conservatrice Confraternita di San Pietro e terrà la messa in latino. È bello che entrambi abbiano spazio. Ma il fondamentalismo è contro il Vangelo”.

Signora Schmid, a lei non piace nemmeno la posizione delle donne nella Chiesa.
Schmid: “Sì, non vedo alcuna ragione per cui le donne non debbano diventare sacerdoti. Anche gli omosessuali non dovrebbero essere discriminati”.
Abate Urban: “Il Papa ha convocato il Sinodo di tutti i vescovi il prossimo autunno, perché sa che non si può rispondere da soli a tutte queste domande. Come rappresentanti occidentali bisogna accettare che i rappresentanti di altre parti del mondo considerino più importante il tema della povertà, piuttosto che i temi delle donne prete o dell’omosessualità nella Chiesa”.

Vorrebbe permettere agli omosessuali di sposarsi in Chiesa?
Abate Urban: “Nel senso cristiano gli omosessuali non si possono sposare, perché il sacramento è centrato sulla trasmissione della vita. Ma mi auguro che il Sinodo mostri della fantasia nel trovare soluzioni affinchè la Chiesa possa diventare la casa anche delle coppie omosessuali”.

Per quanto riguarda il sacerdozio femminile, la pensa come sua sorella?
Abate Urban: “Queste sono questioni teologiche a cui deve rispondere la Chiesa universale. Per me la domanda cruciale è: cosa possiamo fare affinchè le donne siano più coinvolte nei processi decisionali della Chiesa?”

Signora Schmid, suo fratello ha parlato di Papa Francesco. Si aspetta un rilancio nella modernizzazione della Chiesa?
Schmid: “Sono felice del nuovo Papa, ha ripreso il tema trascurato a lungo della povertà. Anche nel nostro paese abbiamo un grosso problema e quasi tutti passano davanti ai mendicanti senza lasciare loro qualcosa. Se vedo qualcuno che vende il giornale dei disoccupati Surprise ne compro una copia – e mi sono promessa di uscire dal Consiglio Nazionale nel giorno in cui perderò quest’abitudine. Perché in tal caso avrei perso il contatto con i poveri”.
Abate Urban: “Anche la mia natura è più vicina a quella di Francesco più che a quella di Benedetto. Come al nuovo Papa amo andare tra la gente”.

È prevedibile che il numero di monaci a Einsiedeln si dimezzi da 60 a 30. Inoltre le chiese si svuotano. Il cristianesimo dunque sta perdendo sempre più significato?
Abate Urban: “Nella nostra società sono le istituzioni in generale ad avere un problema. Si vede nello sport: le squadre hanno sempre più difficoltà nel trovare gente che si impegni a lungo termine. Il numero di monaci, però, non mi preoccupa. Nei mille anni di storia ci sono stati momenti in cui vi erano solo tre frati nel monastero – e anche così fiorì il pellegrinaggio”.
Schmid: “Ogni volta che qualcuno mi chiede delle chiese vuote, io chiedo: quand’è stata l’ultima volta che sei stato in una chiesa? Io non lo trovo così vero. Inoltre non è l’unico fattore determinante il numero di fedeli che vanno in chiesa la domenica. Altrettanto importanti sono le persone impegnate su altri livelli, e non sono poche”.

http://www.tio.ch/News/Svizzera/777023/Gay-e-donne-prete-nelle-chiese/

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