La notte dei gay viventi

paterlini

Fra meno di tre ore – rispetto al momento in cui scrivo – a Roma, di fronte al Colosseo, si terrà la manifestazione per ricordare il ragazzo gay che si è buttato dalla terrazza dell’ex Pantanella nella notte tra sabato e domenica.

Rabbia, protesta, solidarietà, commozione, dolore.

Ma io penso a domani.

Domani che cosa farà la parte civile che pure è rimasta nel nostro disgraziato Paese?

Non solo le famose istituzioni, anche quelle, prima di tutto quelle, ma non solo. Che farà il sindaco Ignazio Marino, cui abbbiamo scritto un accorato ma anche concretissimo appello?

Del Parlamento e del Governo difficile parlare. Già tanto se riesce a votare la decadenza di B. entro natale (un natale di qualunque anno, non certo il prossimo, troppo vicino, non si fa più in tempo, e poi non vorrete certo far diventare il natale retroattivo).

Della chiesa – Bergoglio o no – pure è assai difficile parlare. Da settimane, al centro come in periferia, sta combattendo Halloween. Una vera e propria guerra senza quartiere. Un dispiegamento di forze che, al solito, non fosse tragico farebbe sghignazzare. Editti e processioni contro dolcetto o scherzetto, avendo smarrito da tempo oltre che la fede il senso del ridicolo nonché delle proporzioni. Così impegnata contro Satana, non avrà tempo ed energie per altro.

Rimangono i cosidddetti semplici cittadini, nella loro veste di genitori, studenti, insegnanti, “quasi tutti quanti, maschi , femmine e cantanti” come direbbe De Andrè. Noi, insomma.

Aspetteremo il prossimo suicidio? Non dovremo neanche aspettare a lungo, non tarderà, e spesso non arriverà ai giornali, neanche a quelli locali.

Continueremo a sentire la parola “finocchio” tutti i giorni, tutte le ore, in tutte le scuole del Regno, dalla materna all’università? Come un incubo, fino a quando?

Continueremo a rivolgerci a chi ci sta di fronte – sull’autobus, in classe, all’oratorio, in piscina… – dando per scontato che sia eterosessuale anche se sappiamo che non può essere così, che almeno una persona su dieci non lo è, probabilmente di più, e dunque dovremo tenerne conto nel linguaggio, o no?, nel linguaggio che usiamo tutti i giorni, e dire a noi stessi che se ne conosciamo meno o nessuno c’è sicuramente qualcosa che non va. In noi, non nelle statistiche. In noi, non in loro. Una cancellazione, una rimozione, un “negazionismo” che distrugge la vita di molti.

Chiederemo tutti i giorni a nostro figlio, dai tre anni in su, se ha la fidanzatina? Così, intanto per rompergli i coglioni gratis fin da piccolo, ma soprattutto per rendergli – nel caso – il più difficile possibile immaginare, prima ancora di riuscire a dircelo, di poter avere un fidanzatino-ino-ino.

Quello che voglio dire, che cerco di dire da venticinque anni, che ho detto a me stesso venticinque anni fa vergognandomi di averlo pensato così tardi, è che se ci sono dei ragazzi gay morti, ci saranno anche ragazzi gay vivi, no? Questa sera ricordiamo chi è morto, ma da domani bisognerebbe proprio occuparsi degli altri, di quelli che vivono in mezzo a noi troppo spesso ancora come zoombie.

Piergiorgio Paterlini

http://paterlini.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/10/30/la-notte-dei-gay-viventi/

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