Fotografato in aeroporto dopo il Gay pride, chiede i danni: “Lesa la mia dignità”

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Fotografato accanto ai ragazzi del Gay pride rimasti per ore ostaggio dei disagi in aeroporto insieme ad altri viaggiatori, chiede i danni a Repubblica per “la grave lesione dell’onore e della reputazione” che avrebbe subito per essere finito in una notizia di cronaca a margine della manifestazione, con cui lui – sia chiaro – non ha nulla a che fare. Una presa di distanza, ‘io non c’ero’, da sancire per le vie legali.

Il biologo dell’università Aldo Moro, immortalato suo malgrado in coda con gli altri passeggeri lo scorso giugno in una notizia pubblica dal sito di Repubblica Bari, ha fatto scrivere in redazione dal suo avvocato per lamentare “l’accostamento fuorviante oltre che indebito” con la manifestazione per i diritti delle persone omosessuali.

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D’altronde, spiega il legale, “dopo la pubblicazione della notizia – i ritardi dovuti ai guasti sui veicoli della Blu Express sulla città siciliana che ha ospitato l’evento segnalati anche dai partecipanti baresi alla sfilata dell’orgoglio glbt – è stato contattato da amici, colleghi, nonché dalla lui fidanzata che con sorpresa, chiedevano notizie sulle vicende narrate dal cronista, facendo particolare riferimento a una sua presunta partecipazione al Gay pride. Il dottore si è visto costretto a dare spiegazioni circa la reale ricostruzione degli accadimenti. Infatti, la fotografia .. lasciava intendere una partecipazione, mai avvenuta, alla manifestazione”. Una situazione particolarmente difficile, sottolinea l’avvocato, insistendo sul “periodo di disagio in ambito familiare e lavorativo” che ha vissuto l’uomo.

Un periodo di difficoltà, dunque, forse chiamata vergogna, o imbarazzo, e alimentata dai pregiudizi e dagli stereotipi, propri e di chi ti sta accanto. Fatto sta, che l’uomo – in quei giorni a Ustica per un convegno sulla riproduzione animale – ha dato “ampio mandato” al fine di “concordare modalità e termini per il ristoro dei danni patiti dal dottor X alla propria immagine e reputazione”. Fermo restando, si legge nella richiesta di risarcimento recapitata in redazione a Bari, che l’interessato “ha sempre nutrito massimo rispetto nei confronti dei Gay”. Gay maiuscolo.

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