una bagarre becera per negare la democrazia vera, Famiglie arcobaleno sostiene la consigliera veneta Camilla Seibezzi.

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La bagarre che si è scatenata in questi giorni dopo la lodevole iniziativa della consigliera comunale Camilla Seibezzi a Venezia non è solo materia prima per un pezzo di colore locale. È la dimostrazione limpida che nel nostro Paese le forze oscurantiste, becere e violente minacciano quotidianamente la democrazia autentica, che si basa sulla laicità e sul rispetto dei diritti condivisi.fa1

 

Cosa ha proposto Seibezzi? Semplicemente di modificare la modulistica scolastica sostituendo i termini di “mamma” e “papà” col termine generico di “genitore”. Dov’è lo scandalo, dov’è l’inaccettabile? Le mamme e i papà non sono dunque “genitori”? Certo che sì. E il loro senso di identità maschile o femminile è così fragile da sgretolarsi se non viene ribadito da un modulo scolastico? Per puntellarlo, occorre accettare invece che una delle due mamme di un bambino venga ufficialmente indicata come “padre”?

 

Non tutte le famiglie, infatti, sono formate da una mamma e un papà. È assurdo che ancora oggi in Italia si voglia negare la pluralità delle strutture famigliari – un puro e semplice dato di fatto ben noto a tutti coloro che operano nella scuola. Come mostrano i dati Istat, sempre più bimbi (la maggioranza, in alcune regioni) nascono oggi fuori dal matrimonio, o vengono cresciuti dalla sola madre o dal solo padre o da famiglie dalle geometrie più diverse, comprese quelle in cui i figli sono allevati da genitori dello stesso sesso.

 

fa2La proposta di Seibezzi mira a raggiungere obiettivi ormai consolidati in Paesi a noi vicini geograficamente e culturalmente. I moduli comunemente adottati  oggi in Francia per richiedere un certificato di nascita non prevedono che si indichi la madre e il padre, ma semplicemente i genitori. È un piccolo ma importante segno di rispetto nei confronti di tutti i cittadini – adulti o minori – che non rientrano nei canoni della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, di preferenza consacrato in Chiesa.

 

Se salta questo atteggiamento di rispetto – ma anche di intelligenza, di apertura, di capacità di mettersi nei panni delle “altre” famiglie – salta tutto. Allora diventano possibili le minacce di morte alla consigliera Seibezzi, sulle quali sta indagando la Digos. E le oscenità intimidatorie che le sono state vomitate addosso in rete da un ex docente universitario. E addirittura le dichiarazioni dell’assessore provinciale di Venezia Raffaele Speranzon, che definisce i figli delle famiglie omogenitoriali “organismi geneticamente modificati” (come se non fossero venuti al mondo allo stesso modo delle centinaia di miglia di bimbi nati da coppie eterosessuali infertili – e comunque un bambino non è un animale da allevamento), e propone di intervenire per “difenderli dall’egoismo di chi li ha messi al mondo”. Speranzon, per inciso, è assessore alla Cultura e parla a nome della “tutela della cultura italiana”. Alla faccia di chi ritiene che una futura legge contro l’omofobia (a differenza della legge Mancino contro il razzismo) dovrebbe colpire l’insulto becero ma salvaguardare il “dibattito culturale”.fa3

 

È questo il quadro completo di ciò che sta accadendo in questi giorni a Venezia e in Italia. E mostra una situazione gravissima. Chiediamo alle autorità, ai partiti e alla società civile di prendere fermamente posizione. Ed esprimiamo ancora la nostra piena solidarietà a Camilla Seibezzi e a tutti quelli che lottano per la piena uguaglianza tra i cittadini, in Italia e in quell’Europa che da anni ormai ci mostra a strada da seguire.

 

Giuseppina La Delfa

Presidente di Famiglie Arcobaleno – Associazione genitori omosessuali

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