Il tredicenne promette bene Ma non sgomita né gioca a calcio Non sará mica gay?!?

macho

In casa di amici, così ospitale e accogliente, ci sta pure qualche problema.

Uno è uscito fuori in una discussione a tavola tra la zia e il padre di P. Il problema è che P sta crescendo sveglio, intelligente, bello e sapiente, senza però manifestare alcun tratto o segno – denuncia allarmata la zia – di “aggressività”.

Un vero maschio deve sapersi difendere e attaccare – argomenta la zia -, deve essere (mentalmente e fisicamente ) provvisto di grinta, di una forza dall’elevato coefficiente di penetrazione.

Invece, ohibò, a quel ragazzo, dell’arte di attaccare, di espugnare per meglio penetrare, sembra che non gliene possa proprio fregare.

Il ragazzino – che va verso i tredici anni e mostra già i primi segni dell’arrivo della pubertà – è in effetti sveglio, attento, curioso, interessato, chiacchierone e allegro: ma parla con una cantilena un poco scolastica e affettata che, pur dotato di interessi e linguaggio al di sopra della media, lo rende a volte un po’ comicamente simile a un chierichetto saputello.

Il punto è – e di questo, la zia, esprimendo un parere degli adulti di casa evidentemente condiviso, rimprovera il padre – che P non gioca a calcio, non scorazza in bicicletta, non si scapicolla in corse, gare e lotte con gli amici. Certo, a mare si tuffa e nuota, ma per i genitori e gli zii questo non basta. Insomma, il problema della casa è che il ragazzino prediletto, così fuori quota tanto è bello e bravo, si avvale di modalità espressive e un approccio di relazione interpersonale che ricordano in modo evidente, ed evidentemente inquietante, quelli propri di unaragazzina.

Che questo sia il cruccio in particolare del padre è evidente. E quindi eccolo sollecitare in continuazione il figlio a cimentarsi in giochi maschili – a calcio specialmente, di cui il padre è particolarmente appassionato. Ma P non ne vuole proprio sapere. Preferisce leggere, giocare alle costruzioni, vedersi un documentario scientifico, o chiacchierare appassionatamente di tutto con chiunque gli capiti a tiro.

Il rapporto tra padre e figlio vede il primo spesso aggressivo e rimproverante nei confronti di P: che in effetti, specie durante i pasti a tavola, invece che mangiare e gustare i cibi fa domande, racconta, propone indovinelli e quiz, si dà da solo le risposte. E la frase/ritornello che il padre ossessivamente ripete al figlio a tavola è: statti zitto e mangia! E lo ripete così spesso e a volte con tale rabbia manifesta che succede perfino che P crolla e silenziosamente piange.

Vi è da dire che nel suo modo di essere e manifestarsi con la parola e il ragionare, P, per la sua età, è semplicemente eccezionale. Solo che quel modo non è del tutto tranquillamente accettato, soprattutto dalle zie. Sicché il piccolo portento talentuoso, in quanto giudicato non abbastanza maschilmente grintoso, viene vissuto con orgoglio e anche apprezzato, ma allo stesso tempo temuto come un prossimo venturo problema serio.

Insomma, P si muove e parla con modulazioni vocali ed espressive che fanno pensare a una precoce inclinazione gay. E’ uno splendido maschietto, che però indossa una altrettanto splendida confezione di femminile raso. Ma ciò che potrebbe essere apprezzato come un valore aggiunto, in una comunità a cultura patriarcal maschilista (e matriarcal compensativa) fortemente omofoba, viene considerata una iattura.

Il figlio maschio ha da essere gagliardamente maschio: strillare, vociare, sfidare in giochi muscolari spericolati i cuginetti e gli amici, spaccare persino con qualche birbanteria di troppo i vetri e farsi scappare qualche parolaccia o belluino rutto: non soltanto suonare il piano, raccontare infinite storie, compiacere con vezzi e risate seduttive.

Il punto è che il contesto sociale, il suo impianto culturale, è talmente condizionante da mettere in crisi, in presenza di un adolescente con le caratteristiche descritte, anche genitori e zii altamente scolarizzati e politicamente progressisti.

Insomma, un figlio gay in casa – promettesse pure di diventare un futuro Michelangelo o Leonardo – non lo vuole proprio nessuno.

Quindi, un gruppo famigliare che potrebbe essere del tutto sereno, in ossequio a quanto detta in fatto di orientamento sessuale il modello sociale e culturale dominante, coltiva al proprio interno un futuro di infelicità già in atto.

Per quanto mi riguarda, essendo amico sia del padre che del figlio, io dico: beato chi si godrà P apprezzandolo per quello che è e diventerà (mono, bis, tris, pluri e chi più ne ha e più ne metta).

Quando avevo gli anni di P, e poi in quelli successivi, ricordo che mi succedeva di accendermi e invaghirmi sia di coetanei che di coetanee. Sulla base più di una loro peculiare e affascinante, ai miei occhi, bellezza estetico-espressiva, che per una marcata configurazione di genere.

Io credo che, in fatto di approccio alle relazioni interpersonali, e a quelle con il mondo le nuove generazioni, l’umanità che verrà, seguirà sempre più le orme del tredicenne P.

E mi viene da dire: all’inferno la cavernicola aggressività del viriloide maschio troglodita (cosa che riguarda ovviamente anche le opposte bambolinate stereotipo-artificiose dell’eterno femminino).

Gian Carlo Marchesini http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-tredicenne-promette-benema-non-sgomita-e-gioca-a-calcionon-sara-mica-gay/

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