Il Pride, l’etica e la libertà.

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http://gaynet.it/il-pride-nel-2013-e-la-questione-etica/

L’intervento che segue è opera di Luca Giandomenico, volontario Gaynet. Abbiamo deciso di pubblicarlo sul nostro sito non perché rappresenti la linea di tutta l’associazione, ma perché, a un mese dalla stagione dei Pride, può essere un utile spunto. Potremmo inserire questa riflessione nell’antica e sempre nuova questione della libertà: dove finisce? vi è insita una responsabilità verso il prossimo? in quale quantità?
Il relativismo che tanto ha caratterizzato la cultura lgbt è veramente la risposta giusta per i tempi nuovi? o dovremmo forse costruire anche noi un impianto “etico” come sembra suggerire Luca, che ci difenda dalla miseria umana? La questione, piaccia o meno, resta aperta. Anche perché l’omofobia non è stata sconfitta, e quello è il nostro principale obiettivo.

Ad ogni modo partecipiamo con entusiasmo ai Pride con tutta l’”arcobalenità” possibile! Buona lettura.

Si avvicina il mese di giugno e si avvicinano quindi i Pride. Quelli cittadini, nazionali, europei, mondiali: i momenti di maggiore rilevanza in cui la comunità glbt fa vedere alla società che esiste. Ed ogni anno si rivedono in giro le solite stravaganze e bizzarie. Le stesse con cui spesso ci esprimiamo anche in altre situazioni di festa o pubbliche simili ai Pride. Stravaganze e bizzarie avete letto bene. E mi riferisco al modo insolito con cui con il corpo e i vestiti si esprimono molti di noi durante quegli eventi. Stravaganze e bizzarie non perché penso che un modo “colorato” (chiamiamolo così per semplicità) di vestirsi e di atteggiarsi sia stravagante e bizzarro in sé, ma perché le stesse persone che si mettono in mostra in questi eventi in questo modo non vivono la vita di tutti i giorni in quel modo. Ed è qui la stravaganza, la bizzarria, il comportamento insolito, eccessivo e quindi eccentrico: perché è un comportamento tenuto solo durante questi eventi.

Quanti di noi sono così “colorati” anche quando vanno al lavoro, quando vanno a fare la spesa, quando vanno in banca a pagare l’ultima tassa in scadenza, quando vanno a votare, quando vivono? L’1% forse. Eppure in tanti, attivisti o semplici partecipanti, scelgono in questi nostri eventi di essere diversi da quello che sono tutti i giorni, scelgono di mettersi in mostra ed esprimere tutto il proprio eccentricismo per divertimento e per gusto di farlo, camuffando il tutto con teorie secondo le quali in realtà si vuole dimostrare che bisogna liberarsi dagli schemi… Molti, leggendo queste critiche, mi vorrebero chiedere “E come vuoi che ci andiamo, in giacca e cravatta?”. A quanti si fanno e mi vorrebbero fare questa domanda io rispondo di sì, se tutti i giorni amate vestirvi in giacca e cravatta, ma risponderei di sì anche a chi mi vorrebbe chiedere “e come vuoi che ci vado se non vestito nel modo che tu chiami colorato se tutti i giorni io così mi esprimo con il mio corpo e i miei vestiti?”, risponderei di sì anche a chi mi volesse chiedere “come vuoi che ci vada se non in jeans e t-shirt visto che tutti i giorni mi esprimo con i vestiti in questo modo?”. L’errore di tutti noi di lasciare spazio a quanti amano essere diversi da quello che sono realmente e scelgono nei Pride e nei momenti simili l’eccentricismo colpisce tanti disorientati.

I messaggi lanciati nei Pride spesso mettono in discussione stereotipi di genere o di orientamento sessuale.

I messaggi lanciati nei Pride spesso mettono in discussione stereotipi di genere o di orientamento sessuale. A volte ci riescono con un certo stile…

Il mio pensiero va a tanti giovanissimi e a tante giovanissime che scoprono negli anni dell’adolescenza la propria sessualità ed hanno due esempi: quello della società che dice loro che se maschietto deve innamorarsi di una femminuccia e viceversa e quello che offriamo noi attivisti secondo cui essere gay significa essere “colorati”, eccentrici, stravaganti. Tutte queste cose perché lasciamo spazio ad eccentrici senza curarci del danno che questi comportamenti pubblici provocano in tanti disorientati e in tante disorientate che spesso scelgono, anche a causa di questi nostri comportamenti, la finzione di un amore eterosessuale perché lasciamo libero spazio alla voglia di qualcuno di mettersi in mostra. Spesso si parla del disagio dei ragazzi e delle ragazze che a scuola e negli altri momenti della propria giovane vita vengono presi in giro perché gay o lesbiche, ma mai pensiamo a quanti e a quante non hanno la forza di vivere apertamente la propria sessualità, e scelgono la via della finzione, subendo poi le conseguenze della paura, dell’insoddisfazione, della frustrazione per avere una vita pubblica finta… Questi ragazzi e queste ragazze sono due volte vittime: della società così come noi ora l’abbiamo e dell’eccentricismo di alcuni che rendono vani anche le nostre battaglie e le nostre rivendicazioni rendendo vittime anche noi.

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