La Turchia rivuole i bambini adottati da gay e cristiani

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MARTA OTTAVIANI
ISTANBUL

Fra Turchia e Olanda sta per scoppiare un caso diplomatico-legale senza precedenti e di mezzo c’è la sorte di un bambino di 9 anni, dato in adozione a una coppia di lesbiche olandese. Yunus, questo il nome del bimbo, era stato tolto alla famiglia di origine quando aveva appena sei mesi. I genitori naturali erano stati accusati di averlo gettato per terra e il giudice aveva quindi disposto che venisse dato in adozione. Ma adesso Ankara è pronta a lottare con ogni mezzo per riaverlo indietro e la «crociata» non riguarda solo i bimbi dati a coppie gay.

A chiarire il concetto e dare l’input ai suoi perché agiscano in fretta è stato il premier islamico-moderato

Erdogan in persona: i minori affidati a coppie gay e cristiane devono tornare in Turchia. Non importa se nel frattempo si sono costruiti una nuova vita, dopo un inizio pieno di dolore e privazione affettiva. Su tutto predomina la conservazione dell’identità nazionale e quindi un bambino turco non può crescere con genitori stranieri e in una famiglia non tradizionale.

Il vicepremier Bekiz Bozdag, uno degli uomini di maggiore fiducia del primo ministro, si sta occupando del caso attivamente. Stando ai media turchi, Ankara sarebbe in procinto di prendere contatti con il governo olandese. La Turchia potrebbe anche decidere di rivolgersi alla legge citando violazioni dei diritti umani e il danno psicologico inferto al bambino. Ayhan Sefer Ustun, presidente della Commissione parlamentare per i diritti umani, ha spiegato: «Noi non condanniamo quella cultura, ma il bambino è stato affidato a persone di una cultura diversa, a una coppia di lesbiche. Se è stato tolto alla famiglia di origine per una motivazione giusta, dovrebbe essere affidato a una famiglia più vicina alla sua cultura». Il che significa coppie tradizionali e musulmane.

Non è la prima volta che in Turchia si dibatte su questo tema, segno che si tratta di una strategia premeditata.

Nel novembre scorso il vicepremier Bekir Bozdag aveva espresso tutta la sua preoccupazione per i bambini turchi dati in adozione a famiglie cristiane. Bozdag aveva detto al quotidiano «Hurriyet» che erano oltre quattromila i minori figli di coppie turche con problemi sociali affidati a famiglie non musulmane. In quell’occasione il vicepremier aveva parlato di «casi inappropriati di assimilazione culturale e religiosa». «In Europa – aveva spiegato – ci sono quattromila bambini tolti ai loro genitori e dati a famiglie cristiane. Vediamo un enorme dramma di assimilazione su larga scala».

Il vicepremier non aveva fatto riferimenti diretti a Paesi o situazioni particolari, ma aveva parlato di servizi sociali attivi in diverse nazioni. Sempre in quell’occasione, Bozdag aveva detto che i minori in questione dovrebbero essere adottati da famiglie turche. Non solo. I genitori del minore dovrebbero avere voce in capitolo nella scelta della coppia alla quale verrà affidato il figlio.

Il governo Erdogan è da anni sotto la lente di ingrandimento degli osservatori internazionali. Il premier è stato più volte accusato di portare avanti un tentativo di islamizzazione strisciante nel Paese. L’aspetto demografico, poi, sembra diventato una vera e propria ossessione per il primo ministro, che più volte ha chiesto alle donne turche di fare almeno tre figli

http://www.lastampa.it/2013/03/03/esteri/ankara-all-olanda-ridateci-il-bambino-adottato-dalle-lesbiche-YD5MhSI3lPof6H3kyrF5QL/pagina.html

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