Intervista a Sergio Lo Giudice: da Presidente Arcigay a Senatore del PD

il primo da sinistra

il primo da sinistra

Sergio Lo Giudice, classe 1961, da lunedì è entrato a far parte del Senato della Repubblica, eletto con il Partito del PD.

Attivista da molti anni e appassionato sostenitore delle cause che ritiene importanti per il futuro del paese, sia per la crescita economica sia per i diritti civili e personali dell’individuo, il senatore esce dalle aule del consiglio comunale, dove era stato eletto con larga preferenza nel 2009 e 2011 per entrare in quelle di Palazzo Madama.

Gli edifici istituzionali non sono nuovi per il neo senatore che, nel passato ha rivestito diversi ruoli di importanza nazionale: dallapresidenza dell’Arcigay nel 1998 (del quale è tutt’ora presidente onorario) a quella della Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per i diritti e le pari opportunità nel 2008 (nominato da Barbara Pollastrini).

La sua laurea in Filosofia e la sua esperienza professionale lo hanno certamente forgiato nel pensiero e nell’indole riflessiva ma determinata, doti che nel dicembre del 2012 gli hanno consentito di vincere le Primarie del PD arrivando settimo tra i quattordici candidati alle elezioni primarie bolognesi del PD o, risultando l’unico candidato omosessuale del partito in tutta Italia a raggiungere un risultato utile all’elezione.

 

CorriereInformazione.it lo ha intervistato per conoscere le prossime battaglie che Sergio Lo Giudice combatterà per il bene (e il benessere) dei cittadini.

 

1.Onorevole, Lei subito dopo la vittoria ha parlato di un Paese che ha bisogno di “scelte rapide” ma con l’assenza di una maggioranza netta, quanto sarà difficile governare?

Proprio l’assenza di una maggioranza solida renderà necessario un accordo su proposte concrete da realizzare in tempi certi. Oggi Bersani ne ha indicate alcune: costi e moralità della politica, lotta alla corruzione, difesa dei ceti più esposti alla crisi, impegno per una politica europea del lavoro. Credo che sia stata la scelta giusta: non è tempo di tatticismi ma di realizzare alcune riforme radicali che i cittadini ci chiedono con forza.
2.Quali sono gli interventi più urgenti da approvare per il paese?

Alcuni li ho elencati prima, e comprendono temi importanti come il conflitto di interessi e il falso in bilancio. Aggiungo che è necessario rivedere l’IMU per detassare le prime case e restituire più risorse agli enti locali perché possano garantire i servizi sociali e scolastici.

3.Queste elezioni hanno segnato l’ascesa del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e la disfatta di tanti politici che da diverse legislature occupavano posti di rilievo a Roma. Quali cause, a suo avviso, hanno determinato questo mutamento?

C’è una richiesta fortissima di cambiamento e bisognerà dare risposte altrettanto forti. Il PD ha prodotto un rinnovamento del 70% dei suoi parlamentari. Occorre partire da qui per riforme ancora più coraggiose come l’abolizione del Senato e la ulteriore forte riduzione delle indennità dei parlamentari.

 

4.Il Pd chiude a Berlusconi e apre a Grillo. Crede che i parlamentari del Movimento 5 Stelle possano essere più realisti e affrontare i problemi a prescindere dalla coalizione che li ha avanzati?

Oggi numerosi esponenti del M5S hanno dichiarato di essere disponibili a confrontarsi con il Pd sulle proposte concrete, se compatibili con le loro proposte, staremo a vedere.


5.Parliamo di Coppie di fatto: crede che questa legislatura potrà essere decisiva per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali? E quanto influiranno, a suo avviso, i voti del centrodestra e di Monti?

La situazione di incertezza del Parlamento renderà forse più difficile realizzare l’agenda dei diritti civili proposta dal centrosinistra, ma occorre provaci e fare presto. Potrebbe esserci una maggioranza favorevole alla piena equiparazione delle coppie omosessuali, magari attraverso l’estensione del matrimonio civile. Sarà una corsa contro il tempo, dato che tutti prevedono che la legislatura farà fatica a durare per cinque anni, ma bisognerà provarci.

Marcella Sardo

http://www.corriereinformazione.it/2013022724576/politica/intervista-a-sergio-lo-giudice-da-presidente-arcigay-a-senatore-del-pd.html

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