Iva Zanicchi ribadisce di essere pro Famiglia e Matrimonio e si dice disposta a restituire il Pegaso d'Oro

Iva Zanicchi non ci sta a passare per l’omofoba di turno e sul suo fan club pubblica unadichiarazione in merito al documento PDL sulla Tutela della Famiglia.

Si meraviglia, Iva Zanicchi, del fatto che tra tutti i firmatari – tra cui ex ministri, ex sottosegretari, ed dirigenti di partito di primissimo piano – sia stata presa di mira solo lei. Lei si dice da sempre a sostegno della Famiglia e del Matrimonio (il maiuscolo è nel testo).

Iva Zanicchi ribadisce di essere pro Famiglia e Matrimonio e si dice disposta a restituire il Pegaso d'OroScrive:

Ero e sono a tutela della Famiglia e del Matrimonio e non ho certo cambiato idea. In un momento come quello attuale il nostro Paese ma ancor più l’Europa dovrebbero essere in prima fila nella tutela della Famiglia… mentre è sotto gli occhi di tutti che così non è, o che comunque le energie messe in campo sono insufficienti.

È per questo motivo, dice, che ha aderito al documento in questione perché, secondo lei, una continua mobilitazione è impellente e necessaria. E i diritti delle coppie gay?

Altra cosa è il riconoscimento delle unioni civili, siano eterosessuali, siano omosessuali. Anche se questo mi attirerà critiche e antipatie da parte di colleghi e militanti del PDL, ho applaudito alla decisione del Comune di Milano di dar vita ad un registro per le unioni civili. Non dimentichiamoci però che la scelta di istituire un registro come quello milanese, in assenza di una legislazione nazionale, è un atto puramente formale, di facciata…forse un segno importante, ma appunto solo un segno…

E lo sappiamo anche noi che è solo un segno. Per questo ci siamo arrabbiati per il fatto che una persona che ha ricevuto un premio da un’associazione gay, si sia schierata contro i nostri diritti: in Italia, gentile signora Zanicchi, a noi gay vengono riconosciute solo cose “di facciata”, per usare le sue parole. Ci aspettavamo, ingenuamente?, che una persona che ha accettato un premio che la riconosce come personalità dello spettacolo che si è distinta per la sensibilità alle tematiche gay fosse, appunto, un po’ più sensibile alle tematiche gay che, le rammentiamo, sono persone vive e vere, non di facciata.

Continua la dichiarazione:

Io ribadisco il mio essere favorevole ad un ampliamento di determinati diritti a favore di tutte le coppie, etero e omo.

Qui è il punto: la signora Iva Zanicchi è favorevole a un ampliamento di determinati diritti. Noi siamo cittadini come gli altri e vorremmo gli stessi diritti che hanno quelli che, per esempio, si fanno paladini della famiglia (con la minuscola) e poi divorziano più volte.

Conclude Iva Zanicchi:

Da ultimo… chi mi conosce sa come io sia spesso circondata da persone omosessuali e sia stata particolarmente lieta di ricevere il Pegaso D’Oro due anni fa. Se però la comunità omosessuale ritiene che lo debba restituire, anche se a malincuore, sono pronta a farlo in totale amicizia e affetto, cioè lo stesso spirito con cui l’ho ritirato il 13 giugno del 2010.

La scelta spetta a lei, signora Zanicchi. È lei che deve mettersi dinanzi alla sua coscienza e decidere: vuole tenere il Premio? Ritiri la sua firma da quel documento e lotti per i diritti di tutti gli italiani. Tutti. Non una parte

fonte: http://www.queerblog.it/post/25119/iva-zanicchi-ribadisce-di-essere-pro-famiglia-e-matrimonio-e-si-dice-disposta-a-restituire-il-pegaso-doro

L’omofobia non si ferma neppure ad agosto.

Cominciamo dai tempi più recenti. In un manifesto diForza Nuova in Abruzzo leggo: “L’Italia ha bisogno di figli, non di omosessuali“. Ancor prima dell’assurdità di un messaggio politico di questo tipo, esso fa scempio della logica.
Forza Nuova manifesto omosessualiE’ infatti evidente che non esiste nessuna connessione tra l’esigenza di far nascere più figli – espressione più di un orgoglio nazionale o dell’esigenza puramente economica di assicurare un futuro al nostro sistema previdenziale, in un’epoca in cui il vero problema è il sovrapopolamento del pianeta – e l’esistenza di una minoranza gay/lesbica, la quale, ovviamente, checché ne dicano le menti eccelse di Forza Nuova per le quali “l’omosessualità è una patologia“, non aumenta o diminuisce numericamente a piacimento, né è in grado di contagiare la maggioranza trasformando la società in un complesso infertile.

Il messaggio, però, segue un trend comune. Il dato che fa riflettere è la sua assonanza rispetto alle dichiarazioni di alcuni politici, anche recenti. Questo mese è stata la volta di Pier Ferdinando Casini, il quale dopo aver affermato che il matrimonio tra persone dello stesso sesso “è un’idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura, ha poi precisato che lui conosce “tante persone gay che non ci pensano nemmeno ma ritengono sia una forzatura del radicalismo ideologico di chi va al Gay pride. Ci sono gay che non ci vanno“.

Come se conoscere tanti gay sia segno di apertura mentale; come se tutti i gay che vanno al Gay Pride siano “radicalisti ideologici” (verrebbe da dire che anche quelli che vanno a messa tutti i giorni lo sono…); come se chi non va al Gay Pride avesse una precisa posizione al riguardo e non fosse per definizione d’accordo con le istanze di uguaglianza promosse – una volta tanto unitariamente – dal Movimento.

Da ultimo, è arrivata Iva Zanicchi. La diva di Ok, il prezzo è giusto e di Zingara, che sicuramente è al suo posto, stipendiata dai contribuenti, per acume politico e capacità organizzativa, ha firmato il famigerato documento dei 173 parlamentari contrari ai matrimoni same-sex. Peccato che la Zanicchi sia stata premiata nel 2010 con il Pegaso d’oro, destinato alle personalità che si sono distinte per le loro battaglie a favore della Comunità LGBT!

L’unica considerazione che si può fare non è tanto, come pure qualcuno ha notato, che non basta aver recitato in una fiction impersonando la mamma di un ragazzo gay per essere in sintonia con le persone omosessuali e con le loro legittime aspettative (“Sono attorniata da omosessuali e sto benissimo“, diceva. Aiuto…), quanto come sia possibile che al Parlamento europeo non abbiano ancora adottato un test contro la dissociazione mentale, da applicarsi a tutti i suoi membri. Magari preventivo.

Certo, da queste dichiarazioni si può desumere un dato sicuro: ci siamo evoluti. Prima ci davano dei froci. Oggi siamo massimalisti (Bindi) e radicalisti ideologici (Casini). Il linguaggio politico è cambiato, non c’è dubbio.

Ps. Oggi Micciché, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, ha definito lo sfidante Rosario Crocetta “un uomo del PD beatamente omosessuale“. Come se Mitt Romney dicesse agli elettori di non votare per un uomo come Barack Obama, sfacciatamente nero.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/30/litalia-non-ha-bisogno-di-omosessuali-e-neanche-della-zanicchi/337887/

Prima di tutto vogliamo anticiparvi che, per evitare dubbi, noi vogliamo il matrimonio aperto a tutte le coppie, etero o gay, senza però confondere gli obiettivi con le strategie. (altro…)

 Siete Gay, Lesbiche, Transessuali? Avete paura del vostro futuro? Temete di non potervi sposare, trovare lavoro, procreare o adottare, assistere la persona amata…. insomma tutto ciò che in Italia una persona cis-sessuale ed etero-sessuale ha per default alla nascita?

 Rasserenatevi superLioi, consigliere del presidente dell’Arcigay nazionale Patané ha partorito le linee programmatiche del settore giuridico Arcigay. Il vaticano trema, Giovanardi si suicida con un paio di collant color carne e in Russia la guardia rossa sfila su tacchi a spillo e boa di struzzo.

Certo il dono della sintesi non appartiene al nostro esimio spuntato dal nulla ma ricordatevi che se bello vuoi apparire assai devi soffrire quindi analizziamo le quattro pagine e mezzo di relazione, tanto pomposamente definita ‘annuale’:

http://www.arcigay.it/35332/la-relazione-annuale-del-responsabile-giuridico-dimitri-lioi/

Iniziamo con il passato:

“Il programma di lavoro per l’anno 2012 viene presentato a ridosso di un’importante sentenza della Corte di Cassazione, n. 4184/2012….” una pagina di dotta ed interessante, senza ironia, spiegazione della recente sentenza della corte di cassazione. Quale contributo ha dato Arcigay per arrivare a questo risultato? Nessuno. Non ci risulta che siano state messe in atto strategie comunicative, giudiziarie o di piazza, dobbiamo invece ringraziare la Rete Lenford, organizzazione terza.

“Rispetto ai fenomeni di omofobia e di transfobia, a fronte del vero e proprio ‘naufragio’ in Parlamento della normativa tesa a introdurre nel nostro ordinamento una circostanza aggravante comune ad effetto speciale nei casi di aggressione per odio omofobico e transfobico, registriamo la riproposizione della proposta di legge finalizzata ad estendere l’applicazione della legge Mancino a tutela anche dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.” Omofobia e transfobia, stesso discorso, nessuna attività pervenuta da parte di Arcigay, nessun sostegno alle proposte legislative, nessuna manifestazione, nessuna strategia.

Va bene, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, scurdammece o’passato, guardiamo avanti.

Fatta questa valutazione, questo Responsabile, raccogliendo anche le sollecitazioni emerse in seno al Cn, rimarca la possibilità di valutare l’opportunità politica di riprendere il discorso relativo alla proposizione di un progetto di legge di iniziativa popolare.”. Sorvolando sull’uso della terza persona (questo Responsabile? Ah non l’altro? Non quello della Guinea Bissau? Fa sempre bene specificarlo) Arcigay partirà con una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare come da programma congressuale di Perugia 2010? (lenti però, solo due anni e mezzo per partire) Ma su cosa sui Matrimoni o sull’omo/transfobia? Non ci è dato saperlo

“va sottolineato il fatto che negli ultimi due anni Arcigay è stata più volte ammessa come parte civile nei procedimenti penali scaturiti da questi stessi episodi, vedendosi riconosciuto in tali casi un risarcimento del danno come ente rappresentativo di interessi cd. diffusi, riconducibili alla comunità lgbt.” Singoli comitati ci sono riusciti non lei (e sorvoliamo sulla richiesta di 500 euro, accolta, da parte di Arcigay: un’associazione chiede SEMPRE un risarcimento simbolico di 1 euro, non specula MAI).

“A fronte di questa situazione, si ritiene comunque necessario proseguire un percorso di interlocuzione con le forze politiche nazionali” il the delle signore di cui vi avevamo scritto

https://gaiaspia.wordpress.com/2012/03/29/patane-lioi-mentre-voi-prendete-il-the-ce-chi-muore/

“In questo senso appare importante, al di là dei limitati effetti giuridici di questi istituti giuridici, favorire la più ampia estensione dei Registri delle unioni civili e del rilascio delle Attestazioni di famiglia anagrafica all’interno e da parte dei Comuni italiani.” Se qualcuno ha sentito parlare di una campagna nazionale di Arcigay per far si che in ogni città dove è presente un comitato si raccolgano le firme per i registri o le attestazioni ci faccia un fischio, forse eravamo distratti e non ce ne siamo accorti.

“Personalmente, e insieme al Presidente nazionale, questo responsabile giuridico” di nuovo la terza persona, l’uso di una virgola seguita da una e di congiunzione e poi, personalmente…questo???? Ma Lioi soffre di crisi di identità da dover specificare che personalmente si riferisce a questo responsabile e non al suo collega della Guinea Bissau sopra menzionato?

“Centrale, anche da questo punto di vista, è la sinergia operativa che Arcigay ha saputo costruire con l’UNAR, ente che nell’autunno scorso si è visto riconoscere dal Consiglio d’Europa lo status di Autorità indipendente di fatto nel contrasto dei fenomeni discriminatorii. A questo proposito giova sottolineare che questo Responsabile giuridico, insieme ad altri dirigenti dell’associazione, è stato chiamato da Unar a tenere una formazione per operatori e funzionari dell’Ufficio stesso in materia di discriminazione e di omofobia/transfobia a danno delle persone lgbt.” Deo gratias finalmente a pagina 3 si scopre che “questo (sic) responsabile giuridico qualcosa ha fatto, mica si può sfruttare sempre quel povero cristo della Guinea Bissau. Scommettiamo che la formazione non era gratuita ma finanziata dall’UNAR? E chi sono stati i formatori? Ah, saperlo..

“Accanto ad una strategia legislativa che proceda sia per ‘frammenti’ (che vuol dire? NdR)… andrà perseguita e portata avanti una strategia giudiziaria che recepisca le indicazioni (e, oserei dire, i suggerimenti) della Corte di Cassazione.” QUALE???? Cosa propone Arcigay?

“sin da subito è possibile avviare, da parte di Arcigay (eventualmente in sinergia con altre realtà associative) iniziative giudiziarie e tutela di specifiche situazioni che riguardino coppie formate da persone dello stesso sesso.” IN CONCRETO CHE PROPONI DI FARE?

“Una, già menzionata più sopra, concerne la predisposizone sul territorio delle regioni ROC di antenne e di un servizio di back-office direttamente interconnesso con Unar. Grazie a questo servizio, concesso in appalto ad Arcigay e ad altre due realtà associative nazionali,” non capiamo le antenne ma certo quando si tratta di soldi Arcigay si attiva e come.

“La seconda, denominata T.S.M., concerne un’attività di formazione interna all’associazione, relativa alle questioni fiscali e tributarie nella conduzione di un ente no profit, declinate anche nell’ambito giuridico. L’attività di docenza (e di coordinamento della docenza), nonché della supervisione scientifica è stata affidata anche a questo Responabile giuridico.” Come volevasi dimostrare, quando si tratta di soldi per formare operatori nessuno batte Arcigay, d’altronde dopo che si sono spesi 143.000 euro di soldi pubblici (le nostre tasse per intenderci) per formare operatori già formati delle linee telefoniche Arcigay per un servizio nazionale  di telefono amico che non è mai partito e non esiste Naturalmente dopo che tutto il lavoro l’ha fatto QUESTO responsabile giuridico che vogliamo dare i soldi a quello della Guinea Bissau??

“A breve prenderà avvio, poi, un progetto di formazione per operatori di Sportello legale, curato direttamente dal nostro Sportello legale nazionale.” E formiamo di nuovo operatori già formati, d’altronde si sa che le sedi provinciali di Arcigay si avvalgono di avvocati incompetenti che necessitano di essere formati (da questo o da quel responsabile giuridico nazionale? Lioi non ci tenga con il fiato sospeso, il volo dalla Guinea Bissau va prenotato per tempo).

“Infine, a supporto di tutte le attività sopra elencate e di quelle ad esse accessorie, lo scrivente Responsabile Giuridico nazionale, a mente dell’art. 26 dello Statuto di Arcigay, ha costituito un Gruppo di lavoro per l’area giuridica, allo stato attuale composto da un avvocato, da un laureando e da uno studente universitario, entrambi, in giurisprudenza. Per quanto riguarda la formazione specifica dei componenti di tale Gruppo di lavoro nelle novità riguardanti le materie giuridiche lgbt, essa sarà curata direttamente dal Responsabile per l’area giuridica di Arcigay.”Alleluiah, se ne occuperà lui e nel finale ci tiene anche a farci sapere che ha scritto tutto lui, dalla Guinea Bissau non è arrivato nulla!!!

Che faticaccia. Insomma caro Lioi spuntato dal nulla, iniziative 0, attività 0, solo un paio di corsi di formazione pagati dall’UNAR. Per Arcigay quindi DIRITTI 0 SOLDI 1. Complimenti!

Guarda, meglio fece il suo predecessore, nonché attuale presidente nazionale Paolo Patanè che eletto nel 2007 nel ruolo duplice di responsabile giuridico e salute, dopo nemmeno un anno, scoprendo di non avere le conoscenze e le capacità necessarie (nonostante i molti lavori presso enti, università e aziende. A proposito, quali?!) si dimise dall’incarico di responsabile giuridico per mantenere quello di responsabile salute..

Segua il suo esempio, si dimetta, non è in grado di affrontare le battaglie che i soci Arcigay si aspettano da lei. La sua gestione è stata fallimentare.


Ci sono notizie che andrebbero solo lette e altre che invece devono essere commentate per la loro gravità. Una di queste è l’articolo che abbiamo letto sul numero dell’Espresso oggi in edicola

“Gay Pride Modello Polizia” a firma del giornalista Tommaso Cerno.

Letto l’articolo il nostro primo commento è stato: “PATANE’- COPPOLA: SIETE DUE BUFFONI”

Pur di apparire, pur di essere nominati sui giornali, pur di far finta di essere qualcuno all’interno del movimento lgbt la nostra inedita coppia di BUFFONI non esita a strumentalizzare ed inventare per l’ennesima volta casi di aggressione omofoba completamente falsi.

Nell’articolo dell’Espresso si legge un’intervista al Prefetto Francesco Cirillo, vice del capo della Polizia Antonio Manganelli, e Presidente dell’OSCAD (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori).

Lo scorso marzo il Presidente del comitato Arcigay di Verbania, che è anche membro della segreteria nazionale di Paolo Patanè, denunciò una aggressione omofoba subita da lui e altri 6 amici in una discoteca del luogo da parte del servizio di vigilanza. Il Coppola non esitò a farsi immediatamente riprendere in una intervista mostrando le ferite subite.

Già dall’inizio apparve bizzarro come, dopo aver denunciato un aggressione con calci, schiaffi e spintoni, prognosi ospedaliera si sia fatto riprendere privo di qualsiasi livido o graffio ma col suo bel faccino pulito incorniciato da un collare ortopedico che però non gli impediva di muovere il collo con grazia e leggerezza.

La replica dei gestori del locale non si fece attendere “Ma quale omofobia, poi. Se il JustIn invece ospita le serate gay di Plastic, dopo la chiusura del locale milanese”, continuano i responsabili. Che si dicono pronti a mostrare le riprese video di quanto accaduto per smentire la ricostruzione precedente. La discoteca pubblica anche un comunicato stampa: ….. Intanto i responsabili ricordano: “L’aggressione? Il verbale di pronto soccorso e quello dei carabinieri parlano di nessun ferito e nessuna aggressione.”

Ma il Patanè non esitò, fidandosi del suo collaboratore, a scagliarsi in proclami di fuoco “Questo episodio “, dichiarò il Patané “segna davvero un limite insopportabile. E’ tragicamente simbolico che uno dei massimi dirigenti nazionali di Arcigay sia stato vittima di questa spregevole aggressione omofoba…”

“…A Marco Coppola e agli altri ragazzi la mia solidarietà, carica di rabbia per la brutalità ingiustificabile e l’odio subito, e per una battaglia che si infrange sempre su un muro di scandaloso silenzio ideologico”. …. Nessuna libertà è autentica per le persone gay, lesbiche e transessuali, se dobbiamo vivere con la paura di mostrarci com’è diritto di tutti. E’ necessaria una buona legge contro l’omofobia subito: nessuno ci può chiedere di attendere ancora!“.

Peccato che il Prefetto Cirillo in questa intervista odierna testualmente affermi: “A volte l’OSCAD smaschera pure i falsi. Come nel caso di Varese, qualche settimana fa. Un gruppo di gay ha denunciato un’aggressione in discoteca e gli esperti del Viminale sono entrati in azione: abbiamo scoperto che l’orientamento sessuale non c’entrava. Erano stati i gay a provocare”.

Capite il nostro buffoni iniziale?

Già due anni fa Paolo Patanè scese in campo per denunciare la discriminazione subita da due ragazzi in un bar di Viareggio che vennero, secondo il Patanè, scacciati da un Carabiniere solo perchè si erano scambiati un gesto innocente e affettuoso. Peccato che un testimone avesse sentito i due scambiarsi fuori dal bar le seguenti frasi “ci sono i carabinieri – l’Alfa e la Punto di ordinanza erano infatti parcheggiate davanti -, ora ci divertiamo, li facciamo incazzare…. Si sono seduti a un tavolino – prosegue -, hanno fatto colazione, poi uno dei due si è alzato, è andato a sedersi sulle gambe dell’amico e hanno iniziato a pomiciare, baciandosi sulla bocca appassionatamente. Non è vero che si stavano solo abbracciando innocentemente …. “Il carabiniere – ha poi sottolineato Luca – è stato di una correttezza assoluta.”

Particolare inquietante al testimone pochi giorni dopo dovette subire il danneggiamento della propria auto con un gesto di tipico stampo intimidatorio mafioso

Il Patanè ovviamente pago e gigioneggiante come un gatto in calore per le comparsate sui giornali si guardò bene dal ritrattare e chiedere scusa al Carabiniere ma persistette nel suo sproloquio onanistico.

Fin qui grave ma ascrivibile a una leggerezza e un desiderio orgasmico di apparire, censurabile da parte di chi, solo per caso, si vuole definire presidente.

Dopo esser passato per una sonora figura del menga quando, dopo aver tentato di smentire un caso reale di omofobia accaduto a Roma sostenendo non fosse mai avvenuto visto che conosceva personalmente il ragazzo aggredito, venne sonoramente smentito dalla lettera che lo stesso scrisse e volle letta pubblicamente durante il congresso del comitato romano, lettera in cui ribadiva di essere stato aggredito e soprattutto affermava di non conoscere minimamente il presidentissimo.

Ma esistono altri retroscena alla vicenda della falsa aggressione “subita” dal Coppola, leggete cosa dichiarò immediatamente il Presidente di Verbania: “Arcigay rilancia l’appello per l’attivazione di un numero verde contro le discriminazioni. «Abbiamo scritto a tutti i 77 Comuni e alla Provincia senza ricevere risposte – dice Coppola – ci riproveremo, sarebbe un bel segnale per dimostrare che le istituzioni sono vicine..”

Un numero verde antiomofobia per una sola provincia? Strano, però forse non tanto strano se si guarda il bilancio arci gay nazionale 2011 dove leggiamo: Coppola Marco Emolumenti: 6.000,00, Rimbrorsi: € 1.572,60€ e la sua qualifica: Segreteria Nazionale / Progetti.

Ecco, progetti, la parola chiave è progetti, dove possiamo trovare un legame stretto tra Patanè/telefono verde/progetto/Coppola?

L’anno scorso su diversi giornali, tra cui il riformista, il Giornale e Libero, uscì una strana storia che riguardava un giro di soldi abbastanza strano su un fantomatico numero verde nazionale Arcigay e il disinvolto uso dei 140.700 euro stanziati dal ministero del lavoro e non si sa in che modo spesi. Arcigay dapprima sostenne che il numero esisteva, poi disse che non si trattava di un numero verde ma di un numero di telefonia fissa e, terza smentita, che il progetto non mirava a creare alcun numero ma solo a formare gli operatori delle linee telefoniche Arcigay già esistenti sul territorio.Insomma Patanè e Coppola hanno sfruttato un semplice allontanamento da una discoteca per ragioni di ordine pubblico, succede se ti comporti male disturbando gli altri clienti, gay o non gay, (Perugia direbbe finocchi o non finocchi NdR) per cercare di accaparrarsi ulteriori fondi necessari alle attività di Paolo Patanè, visto il bilancio economico in rosso che si trova a gestire, rosso dovuto alle sue spese eccentriche? Il sospetto, anzi ormai la certezza, è questa.

Parafrasando il Comandante De Falco, la nostra conclusione finale sarebbe: “Patanè- Coppola, dimettetevi CAZZO!!!!!”

Emanuele Daolio