Elezioni, così la comunità gay sceglie i suoi futuri parlamentari

ROMA – Il prossimo Parlamento potrà offrire un’ampia gamma di parlamentari dichiaratamente omosessuali in ogni formazione politica. Una loro massiccia presenza potrebbe essere decisiva per affrontare il tema, spinosissimo per un paese come l’Italia, della legislazione in materia di coppie di fatto.  Attualmente, che in Parlamento ci siano persone omosessuali è cosa risaputa, ma finora in questa legislatura l’onorevole Paola Concia, del Pd, è l’unica dichiarata. È molto probabile che non sarà più così. Ecco chi potrebbe aspirare a sedere tra gli scranni di Montecitorio o di palazzo Madama e le loro reali possibilità.

Nonostante le critiche sul suo presunto scarso operato, provenienti però solo dal mondo gay, la ricandidatura della Concia nelle file del Pd è ormai blindata, da parte del suo partito. La sua esposizione mediatica è stata in effetti importante e di lavoro parlamentare ne ha fatto molto. È chiaro che lo stesso Pd faticherà a imporre alla propria direzione altri candidati omosessuali, a causa della forte compagine cattolico-conservatrice che caratterizza parte della dirigenza, a cominciare daRosy Bindi, con la quale la Concia si scontra periodicamente.

Tuttavia, nelle possibili ulteriori candidature in pole position abbiamo il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto. Lo seguono Andrea Benedino,  membro  dell’assemblea nazionale del Pd e amministratore ad Ivrea, e Sergio Lo Giudice, componenti dell’Assemblea Costituente Nazionale del Pd. Mentre il primo non ha ricoperto cariche politiche di rilievo, il secondo è stato presidente di Arcigay e ha ricoperto importanti incarichi presso Enti Locali dell’Emilia Romagna.

I leader storici del movimento gay sono in attesa di prendere posizione. Franco Grillini ha già frequentato a lungo Montecitorio e oggi sta molto bene come consigliere regionale dell’Emilia Romagna e da dirigente dell’Idv. Nonostante le pressioni di Antonio Di Pietro, è orientato a non accettare la candidatura. Chi metterà L’Idv al suo posto?

Gianpaolo Silvestri, eletto al Senato alle elezioni politiche del 2006 nella lista Insieme con l’Unione, ora è in Sel. Co-fondatore dei Verdi e di Arcigay, è l’unico parlamentare che sia riuscito ad ottenere una legge a favore degli omosessuali (la concessione dell’asilo politico agli omosessuali che provengono da paesi dove è punita col carcere o con la morte); gode della massima stima da parte di un’ampia compagine parlamentare, difficilmente potrà essere tenuto da parte.

E non è da dimenticare la presenza dello stesso  Niki Vendola, omosessuale dichiarato, nel prossimo Parlamento. Anzi, la sua presenza insieme a quella della Concia al momento sono le uniche due stra-sicure.

Arcigay è la più importante compagine glbt. Una realtà che esiste da 27 anni, ma che ha iniziato a dare forti segni di cedimento. Attualmente la presidenza è di Paolo Patanè, ma avrebbe i giorni contati. La sua rielezione al congresso nazionale di Ferrara, prevista il 25 novembre, appare improbabile. Difatti la maggioranza dei voti è già nelle mani di Flavio Romani, presidente di Arcigaydi Ferrara.

Sono tante, in Italia, le associazione glbt. Spesso però nascondono realtà scarsamente aggregative, servono solo ai loro  leader che puntualmente vorrebbero essere eletti in Parlamento. Così numerosi partiti politici della sinistra – ma ormai anche di destra – sono pressati da una ressa di richiste di candidatura.

Il Circolo Mario Mieli, importante associazione romana, ha da proporre la sua presidente Rossana Praitano. Mentre DìGayProyect, impresa che gestisce il GayVillage di Roma, ha la sua punta di diamante in Imma Battaglia. Ambedue corteggiano  Niki Vendola, leader incontrastato di Sel, dove Alessandro Zan, da anni noto attivista gay e consigliere comunale di Padova, è già dirigente.

Non è da sottovalutare al momento il fascino esercitato sui partiti da Vladimir Luxuria, anche seRifondazione Comunista appare troppo debole per riuscire nell’intento di ripresentarsi in Parlamento.  Di certo Aurelio Mancuso di Equality Italia, anche lui past president di Arcigay, non rimane  a  guardare e al momento si muove in tutte le aeree politiche della sinistra.  Al momento, sguarnito di figure rappresentative del mondo glbt c’è solo il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che però cerca adepti in questo settore.

I nomi sono tanti e anche in Futuro e Libertà qualcuno inizia a farsi avanti, ma con scarse probabilità di successo, sia per il poco spessore dei fedelissimi candidabili, sia per l’inconsistenza elettorale del partito di Gianfranco Fini.  Negli altri partiti di destra o nell’Udc c’è notoriamente zero spazio per una candidatura forte della comunità glbt.

Sarà fondamentale capire con quale legge elettorale si andrà a votare. Se ci sarà la possibilità, come con l’attuale legge, di posizionare personaggi legati alla comunità gay nelle liste preconfezionate dai partiti, allora alcuni dei nomi fatti qui arriveranno in Parlamento. Ma se l’elezione dovesse dipendere unicamente dalle preferenze, allora sarà molto difficile che qualcuno sia eletto direttamente. Il movimento glbt italiano soffre oggi di una disgregazione che non gli consentirà di concentrare le forze.

http://www.ilvostro.it/politica/elezioni-cosi-la-comunita-gay-sceglie-i-suoi-futuri-parlamentari/48467/

MA PER IL MIELI PAOLA E’ ANCORA S-CONCIA?

Che la coerenza non sia una delle virtù cardinali in possesso del circolo Mario Mieli di Roma non è uno dei misteri di cui si debba occupare Giacobbo, ma è sempre divertente osservare la disinvoltura con cui i nostri amici rivoluzionari riescono a compiere evoluzioni circensi per districarsi, con inimitabili salti triplo-carpiati, tra le mille contraddizioni politico-economico in cui sono da tempo avvilucchiati cassiera Praitano & co.

Se politicamente tentano di accreditarsi come riferimento gay dell’ala sinistra extra parlamentare (nel senso di rifondazione comunista e PDC, notoriamente non presenti in parlamento) a cui, nel 2008, chiesero un seggio per la presidente, compiendo un opera quasi quotidiana di screditamento del partito democratico, un po’ come sparare sulla croce rossa però, economicamente seguono la filosofia della “centesima venalium” (tassa sull’urina istituita da Vespasiano) e non disprezzano di raccogliere fondi e donazioni dai loro “nemici” e finanziare proprio quel partito democratico politicamente disprezzato.

Già nel 2008, in campagna elettorale, fece discutere ferocemente il direttivo del Mieli l’articolo, a firma di Andrea Maccarrone, postato sul sito ufficiale in cui la candidata lesbica Paola Concia veniva insultata nel titolo aggiungendo una S al cognome.

 

 

Il post venne rimosso dopo poco tempo, cancellandone ogni traccia (ma non i cache che ci hanno permesso di rintracciarlo e recuperare lo screenshot che vi abbiamo mostrato) e sostenendo che in realtà fosse apparso solo ed esclusivamente sul blog personale del Maccarrone poiché una volta eletta meglio tenersela buona la deputata.

Il circolo Mario Mieli non si fa scrupolo di alloggiare in una struttura comunale, interamente pagata dalla giunta Alemanno, come precedentemente da quella veltroniana, di ricevere fondi comunali per l’assistenza domiciliare, con relativi stipendi dei soci della cooperativa Gaia, di farsi finanziare dalla giunta Polverini la linea telefonica e altro ancora. Ma in fondo questi sono servizi per la comunità (sic). Dei finanziamenti all’Europride (ancora non rendicontati) e del silenzio nel documento politico sul matrimonio e adozioni già sapete tutto, o dobbiamo ripeterci? Così come sapete tutto sull’organizzazione coi centri sociali del pride 2012 e relativi cartelli anti israele mai ritrattati, ma con la festa finale presso il gay village, della “fascista” (come da loro definita) Imma Battaglia, con 2 euro di sovraccarico del biglietto di ingresso da versare nella cassa dell’organizzazione che, scommettiamo, coincidono con quelle del Mieli.https://gaiaspia.wordpress.com/2012/06/19/comunisti-del-terzo-millennio-rossana-praitano-prende-i-soldi-dal-gay-village-e-i-centri-sociali-stanno-zitti-e-muti/

Ma tanto per non rimanere inattivi, i nostri baldi comunisti, se da un lato attaccano violentemente, verbalmente, il partito democratico anche durante l’incontro con Rosy Bindi (ci scuserà se non la chiamiamo onorevole ma proprio non ce la facciamo) sempre ad opera del combattivo Maccarrone, come risulta dai video pubblicati su siti giornalistici, http://video.repubblica.it/politica/gay-bindi-contestata-a-roma-rimpiangerete-unioni-civili/101118/99497, dall’altra finanzia lo stesso partito attraverso le serate muccassassina che alla stessa festa, dove il giorno prima il membro del direttivo aveva contestato il PD, il venerdì successivo vengono organizzate. Organizzate non gratuitamente ovvio ma dietro un cospicuo assegno che dalle mani del tesoriere del Mieli (no non è più Patanè) sono passate in quelle della organizzatrice della festa democratica/unità romana che evidentemente non si fa scrupolo di essere ligia alla medesima “centesima venalium” di cui sopra. Accetterebbe anche la festa di Casa Pound in cambio di un finanziamento al PD? Non lo sappiamo.

  Emanuele Daolio