DA ROMA PARTONO I CORVI SUL BOLOGNA PRIDE

29 maggio terremoto in Emilia Romagna – 9 giugno Pride Nazionale a Bologna. Due date ravvicinate e una marea di discussioni via web sull’opportunità di rimandare o meno il pride nazionale del 2012. Dell’opinione di Ivan Scalfarotto, da molti giudicata inopportuna, vi abbiamo parlato, e sempre ieri è arrivata la decisione del comitato BolognaPride che punta a una manifestazione di solidarietà e aiuto alle vittime del terremoto.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/30/news/gaypride-36245756/

Ottima e saggia decisione, almeno questa è la nostra opinione, ma..

C’è sempre un ma in questo asfittico e purulento movimento glbt. Questo “ma” oggi è rappresentato dal circolo omosessuale Mario Mieli di Roma. Prima di raccontarvi il fattaccio, per tutti coloro che ignorano chi sia il C.O. Mario Mieli, ci facciamo aiutare dal testo della nuova iniziativa editoriale on line “enciclopegaya” riguardante il World Pride del 2000 e tutti i retroscena che molti ignorano:

http://www.enciclopegaya.com/index.php?title=World_Pride_Roma_2000

“Nelle intenzioni iniziali l’evento doveva essere preceduto da Pride nazionali unitari…  Purtroppo,nel 1998 e 1999 lo slancio unitario era ormai perduto, giungendo ai famigerati “pride separati …”, scrive l’enciclopedia gay, che prosegue:

“Alla base dei dissensi stava la sorda e pluriennale lotta di potere fra Arcigay nazionale, ormai il gruppo egemone sulla scena politica italiana, e tutti gli altri gruppi, che avevano nel Circolo Mario Mieli di Roma il loro esponente più organizzato e ricco (grazie al successo economico di Muccassassina e ai finanziamenti a pioggia da parte delle autorità) ….Il Circolo Mario Mieli soffiava quindi sullo scontento, nell’ambizione di sostituirsi al Cassero di Bologna nel ruolo di gruppo-guida del movimento lgbt italiano. A tale scopo aveva fondato il 17 dicembre 1994 Azione omosessuale, una federazione di tutti i gruppi non-Arcigay, che nelle intenzioni avrebbe dovuto agire da contraltare ad Arcigay. Tuttavia Azione omosessuale non si rivelò un successo, dato che i gruppi autonomi, insofferenti all’egemonia (o “strapotere”) di Arcigay, dimostrarono rapidamente di non avere alcuna intenzione di sostituirla con l’egemonia del Mario Mieli.

“Da parte sua il Mieli non aveva alcuna intenzione di diventare il “Bancomat” per finanziare le iniziative di gruppi che pretendevano di mantenere la più totale autonomia decisionale ed’azione, senza renderne conto al Mieli stesso. La realtà romana (appoggiata da alcuni circoli Arcigay dissidenti) chiese infatti provocatoriamente che le decisioni venissero prese col principio di “una organizzazione, un voto”, in modo che Arcigay nazionale avesse un unico voto, ma che le spese fossero ripartite in proporzione al numero di soci, in modo che Arcigay pagasse la maggior parte delle spese.

Ovviamente Arcigay nazionale abbandonò l’organizzazione dell’evento … Le cose precipitarono ulteriormente quando, ad uno ad uno, i circoli “dissenzienti” abbandonano l’organizzazione, lamentando l’impossibilità d’essere ascoltati dagli ultra-dirigisti edultra-centralisti organizzatori romani. Che troppo tardi si resero conto infine d’essere rimasti completamente soli, a pochi mesi dall’evento. Presi dal panico cercarono allora di ridimensionare la portata dell’iniziativa, lanciando un appello conciliatorio a “Sua Santità” e sottolineando che l’evento non era contro la Chiesa cattolica ma anzi mirava al “dialogo fra le religioni e il mondo glbt…

In compenso, i gruppi gay compresero l’importanza di agire uniti, e misero la sordina alle loro incessanti polemiche, riprendendo la prassi dei Pride nazionali unitari, …. In ciò i gruppi gay furono facilitati dal fatto che il Mario Mieli uscì economicamente stremato, sia perché l’evento era stato progettato con criteri faraonici (in particolare, l’esibizione di Grace Jones e dei Village People si rivelò un salasso) sia perché Francesco Rutelli, di fronte al rifiuto di cancellare l’evento, per rappresaglia aveva ritirato la promessa di contributo di 300 milioni di lire. Come se ciò non bastasse, il Mieli ricevette poco dopo una pesante multa dalla Guardia di Finanza per irregolarità nei conti del Muccassassina.”

Bene questi sono gli antefatti. In questi anni il C.O. Mario Mieli non ha rinunciato al sogno di egemonia sui Pride cercando di far passare at utti i costi il Pride romano come unico Pride Nazionale.

Purtroppo dopo i “fasti” dell’Europride 2011 il Mieli, convinto di aver stravinto grazie anche all’alleanza con il presidente dell’Arcigay nazionale Paolo Patanè, non è riuscito a compiere le mosse giuste e si è ritrovato prima escluso dal comitato permanente nazionale di organizzazione dei Pride (di cui fanno parte Arcigay, Arcilesbica,Famiglie Arcobaleno, Agedo, MIT e Certi Diritti) e poi isolato politicamente costretto con un colpo di mano ad organizzare il Roma Pride con associazioni minori o inesistenti, quali gli antagonisti dei centri sociali o il laboratorio Queer.

Indicata la data del 31 maggio come data ultima per la richiesta di partecipazione di un proprio carro al Pride capitolino e vista la scarsità delle richieste (anche perché i carri delle associazioni del comitato organizzatore sarebbero stati in quota/portafoglio solo del Mieli) alla sportellista Rossana Praitano non è parso vero che si ventilasse sul web l’annullamento del Pride Nazionale Bolognese.

Quale occasione migliore per vendere al miglior offerente un percorso già concesso e un sito web? Bastava un nulla per far dichiarare il Roma pride come Nazionale e conquistare nuovamente il podio al Mieli, una festa finale in discoteca e magari si sarebbero anche ripianati i debiti dell’Europride (a proposito a quando la pubblicazione del bilancio atteso ormai da un anno?).

Ecco quindi che magicamente e “stranamente” il Mieli comunica chela data per la richiesta di partecipazione con un carro, e relativo assegno di 300 euro da versare rigorosamente nelle casse del circolo omosessuale Mario Mieli, viene spostata all’11 giugno.

Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, no, proprio no e quindi il Mieli rimane con un palmo di naso: un NO TAV Pride e un bilancio in rosso.

Ritenta, sarai più fortunato.

Antonio Guerri

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Giovanni Caloggero (Arcigay Catania) attacca l’Arcigay di Lo Giudice, Grillini e Mancuso

Abbiamo beccato la casta gay col sorcio in bocca. I padroni del movimento non sanno più come nascondere incapacità e magagne e  preferiscono gridare al nemico e al complotto invece di assumersi le proprie responsabilità.

“Gaiaspia è anti-Arcigay”, sentenziavano i sostenitori di Paolo Patané, di fronte agli articoli e agli scoop che hanno svelato usi e abusi del movimento, salvo poi cambiare idea qualche giorno dopo. Abbiamo chiarito che Gaiaspia non è contro le associazioni né tantomeno contro Arcigay, ma contro il marcio del movimento. Allora coloro che pochi istanti prima si erano fatti scudo di Arcigay per difendere il Patané, hanno improvvisamente preso a dire: “guardate bene che il marcio è dentro Arcigay”, nella speranza, vana, di allontanare l’attenzione dai troppi imperdonabili errori commessi dal presidente giarrese.

E’ il caso di Giovanni Caloggero, presidente dell’Arcigay catanese e, secondo il suo amico Igor Marco Garofalo, “Padre” – cristianamente – di Arcigay Sicilia, che ci chiede: “Nessun imbarazzo per i precedenti 28 anni” di Arcigay? “Per i bilanci presentati dalle precedenti dirigenze? Per gli usi allegrotti delle finanze associative? Per le carriere politiche costruite?” “Questo – continua Caloggero- certamente non vi ha imbarazzati, forse all’epoca prendevate la dolce duchessina”. A chi si riferisce? Probabilmente a quei presidenti che prima di Patané, come dicono i siciliani “vivevano nel lusso e nello sfarzo”..

Ma Caloggero, col suo spirito sempre più cristiano, rincara la dose: “Patanè per favore faccia come altri: ne spenda 500 (mila?) e si faccia portare su una comoda Mercedes o Audi A6”, continua la sua invettiva moralizzatrice, forse dimenticando della ‘casa’ di rappresentanza con vista Colosseo da decine di migliaia di euro all’anno di cui tutti ormai ridono in tutta Italia.

Probabilmente Caloggero sembrerebbe riferirsi proprio a Grillini, Lo Giudice e Mancuso, i tre presidenti che dal 1985 al 2010 hanno retto l’associazione. Ma secondo i cattivissimi amici siculi del Patané, pare che “papà” Giovanni stia lanciando un messaggio in codice allo stesso Paolo e alla sua sempre più esigua corte..

BOLOGNA PRIDE: SCALFAROTTO CHIEDE DI ANNULLARLO

Prima di tutto Gaiaspia esprime il proprio dolore alle vittime del terremoto emiliano.

In rete si susseguono appelli e raccolta firme per annullare la parata del 2 giugno della festa della Repubblica e la visita del Papa a Milano e devolvere i soldi che dovrebbero essere spesi per tali manifestazioni alle vittime del terremoto.

Un terremoto che colpisce la regione dove fra dieci giorni dovrebbe ospitare il pride nazionale, il più grande appuntamento della comunità lgbt italiana.

In rete è nata anche la discussione sull’opportunità di svolgere il Pride bolognese. Le ipotesi, dei commentatori, sono in linea di massima tre, annullarlo, rimandarlo di un paio di settimane, farlo senza carri e musica o raccogliere fondi durante la parata.

Correttamente il comitato promotore è riunito per valutare il da farsi ll Comitato Bologna Pride in sinergia con le altre associazioni bolognesi sta valutando ogni possibile azione, intervento e iniziativa al fine di aiutare e sostenere le popolazioni e i territori colpiti dal sisma. Siamo noi stessi parte di questa grande regione colpita così duramente anche oggi e ci sentiamo due volte di più chiamati in causa per trovare ipotesi e proposte di intervento.”

La storia di Bologna ci insegna che “La Dotta” ha sempre saputo reagire con orgoglio e saggezza ai momenti difficili e alle tragedie che sono accadute in città e non abbiamo motivo di ritenere che anche il Comitato Bologna Pride saprà trovare il modo giusto per coniugare la necessità di svolgere il pride e la sensibilità di un territorio ferito.

Inspiegabile ci sembra, invece, l’uscita pubblica di Ivan Scalfarotto che, mediante twitter, esorta il movimento lgbt ad annullare il Pride, senza, a quel che ci risulta, essere in qualche modo delegato e aver consultato gli organizzatori.

A volte è decisamente meglio tacere.

Emanuele Daolio

Arcigay torni a vivere. Gaiaspia e l’impegno contro il marcio del movimento lgbt

In questi due mesi ci sono arrivate moltissime mail a commento dei nostri articoli, alcune per insultarci o contestarci altre, la maggior parte, di apprezzamento e incoraggiamento.

Pensiamo che sia il momento di fare il punto della situazione e spiegare le ragioni del nostro operato.

Nessuno può nascondere il fatto che l’Italia sia il fanalino di coda in materia di diritti per la comunità LGBT, sicuramente causata dalla presenza dominante del Vaticano e dal conseguente asservimento dei principali partiti politici, ma sarebbe stupido voler addossare tutte le colpe a questi fattori bisogna ricordare che il Vaticano dominava l’Italia anche ai tempi delle leggi sul divorzio, aborto e adeguamento di identità di genere.

Certo erano tempi diversi, erano argomenti che, almeno i primi due, riguardavano e colpivano direttamente una percentuale molto maggiore della popolazione italiana, ma neanche questo può completare il quadro di insieme se non esaminiamo anche l’attività delle associazioni lgbt.

Vogliamo soffermarci per ora su quella che è (o si autodefinisce) la più grande associazione italiana ed europea, ovviamente parliamo di Arcigay.

Odiamo o amiamo Arcigay? Nessuna delle due cose, siamo convinti che il ruolo di questa associazione sia stata fondamentale negli anni passati, Arcigay con i suoi pregi e difetti, con le sue battaglie, anche quelle non condivisibili, abbia un passato glorioso ed è veramente triste vederla avviare sul viale del tramonto grazie ad una dirigenza che francamente ci appare sempre più come imbarazzante (per usare un eufemismo).

Parafrasando il Bardo potremmo dire che c’è del marcio in Arcigay, e le nostre note si limitano ad evidenziarlo, usando il linguaggio dell’ironia e della satira.

Dovremmo chinarci e gridare al miracolo se si spacciano come risultati all’avanguardia un semplice censimento ISTAT che scopre che in Italia le persone lgbt esistono? Dovremmo accendere ceri in tutte le chiese se un presidente nazionale celebra gli ennesimi matrimoni simbolici con un megafono da 5 euro su un marciapiede davanti ad un negozio di saponette? Dovremmo trovare normale che si spendano 30.000 euro l’anno per avere una sede di “rappresentanza” dove in 14 mesi si sono tenute due conferenze stampa (per altro andate quasi deserte) e l’unica attività sia far giocare con le forbici a punta arrotondata un gruppetto di ragazzotti? Dovremmo assistere silenziosi alla spartizione di soldi e finanziamenti, unica ragione, purtroppo, dell’essere di molte attività associative e organizzazione pride (senza nemmeno avere la decenza di presentare un bilancio)?

Mi dispiace non ci stiamo, i tromboni di Arcigay che si scagliano contro chi osa dire che il re è nudo, che accusano e epurano chi nei comitati osa “lavare i panni sporchi in pubblico” anche sui social network, la smettano di usare la coperta del passato glorioso di Arcigay per nascondere la verità e comincino a rispondere alle domande che sempre più persone rivolgono loro. Questa e la tattica che usava Berlusconi, grido al complotto così distraggo le persone dai miei imbrogli.

Noi continueremo e voi?

Emanuele Daolio
Luciano Fossechi
Antonio Guerri

CALOGGERO (ARCIGAY CATANIA) SI SPOSTA A SINISTRA E PASSA A FLI

La storia di Giovanni Caloggero, definito recentemente dal suo amico Igor Marco Garofalo “Padre di Arcigay Sicilia”, è sempre stata travagliata ma lineare, lui stesso descrive la sua evoluzione in questo modo, rispondendo a una persona su Facebook:

“Sai cara io mi occupavo di rivoluzioni gia’ nel lontanissimo 1967 e leggevo i manuali della specie ad opera di grandi rivoluzionari storici (Lenin, Trostky, Hitler e persino il Vangelo che e’ un manuale rivoluzionario)” –

“Dal 1966 (15 anni) a tutto il 1969 (18 anni) ho militato in Ordine Nuovo che nel 1969 si sciolse per confluire nel MSI di Giorgio Almirante, ove io non entrai mai prefrendo rimanere nell’area extraparlamentare sino a tutto il 1973 (22 anni). Successivamente non ho più fatto parte di alcuna formazione politica a tutt’oggi. Il mio orientamento politico è stato segnato dalla lettura di un volume (edizioni mondadori) Il Mattino dei Maghi scritto da due giornalisti francesi di estrazione marxista-leninista Powels e Berger. Non sto qui a illustrare compiutamente le mie idee politiche, è sufficiente leggere quel libro, ferma restando la mia piena e incondizionata disponibilità a qualunque forma di chiarimento in merito”,

Caloggero, ex datore di lavoro del presidente dell’Arcigay Nazionale, Paolo Patané, ha inoltre redatto la prefazione del libro ‘Introduzione a Julius Evola- Centro Siciliano di Studi Tradizionali 1971’

(NdR per chi volesse sapere chi è Julius Evola: Julius Evol (pseudonimo del barone Giulio Cesare Andrea Evola) (Roma, 19 maggio 1898 –Roma, 11 giugno 1974) è stato un filosofo, pittore, poeta,scrittore, diplomatico ed esoterista italiano. Fu personalità poliedrica nel panorama culturale italiano del Novecento, in ragione dei suoi molteplici interessi: arte, filosofia, storia, politica, esoterismo, religione, costume, studi sulla razza.

Le sue posizioni si inquadrano, in parte, nell’ambito di una cultura e di tendenze ideologiche assimilabili o vicine a quelle del fascismo e ancor più del nazionalsocialismo, pur esprimendosi spesso in una critica in chiave tradizionalista nei confronti di alcune componenti dei due regimi. Mussolini ne apprezza alcune impostazioni: in particolare il ritorno alla romanità e una teoria della razza in chiave spirituale. Da parte sua il filosofo nutre un’indubbia ammirazione nei confronti del “Duce”. Wikipedia)

Giovanni Caloggero scrivendo ad un collaboratore di un blog afferma: “Nell’ennesimo attacco a Patane’ sono stato ancora una volta citato come “fascista legato al ventennio”.

Al riguardo, vorrei che Vi fosse chiaro che io non sono MAI stato fascista, anzi. Comprendo che determinate sfumature per voi siano di poco conto, ma per me non lo sono affatto. Mi sia dia pure del nazista, ma Vi prego no del fascista, questo mai. ci tengo moltissimo. Per il resto potete continuare,, non mi incazzo ma al fascista si che mi incazzo. Grazie se vorra’ fare presente cio’ ai suoi amici. Con l’occasione Le auguro buone feste.”

Coerentemente con questa sua bizzarra idea non esita ad apprezzare le grazie di un giovane virgulto vestito da Hitler (per una rappresentazione teatrale sull’omocausto, per correttezza, svoltasi al Pegaso.)

Noi siamo convinti che una dittatura è una dittatura e sarebbe stupido fare una classifica tra di loro, peggio Mussolini o Pol Pot? Chi è stato più feroce Hitler o Stalin? Stupidaggini appunto.

Però bisogna ammirare il Caloggero che da presidente di comitato Arcigay debba moderare i suoi ardori teutonici e decida di passare a sinistra, ovviamente non si può pretendere il miracolo e la sua sinistra è Futuro e Libertà di Gianfranco Fini.

Beh meglio di niente no?

Antonio Guerri

Brava Simonetta! La 39enne è presidente nazionale di Polis, associazione lgbt: «Chi porta la divisa ha ancora paura»

La sfida di Simonetta, vigilessa gay: «Colleghi, fate outing»

BOLOGNA – Nella primavera 2010, sulle scrivanie dell’allora commissario Anna Maria Cancellieri e del comandante della polizia municipale Carlo Di Palma arrivò una singolare istanza. La vigilessa Simonetta Moro richiedeva il nulla osta per partecipare al raduno europero dei gay e delle lesbiche in divisa indossando quella della municipale di Bologna. «Sentivo che era arrivato il momento di uscire allo scoperto e decisi di farlo così, nel più ufficiale dei modi», racconta Simonetta. Continua a leggere

ESCLUSIVO GAIASPIA: LE RIVELAZIONI DI IGOR MARCO GAROFALO.

Dopo la pubblicazione su Gaiaspia della nota sulla marcia per la vita, Igor Marco Garofalo, che a quella data risultava sul sito di Arcigay come consigliere nazionale in quota Ragusa, ci ha scritto per chiederci di poter spiegare le ragioni delle sue opinioni circa la legge 194.

Nella stessa occasione ha manifestato alcuni dissapori nei confronti del suo comitato e della segreteria nazionale che lo ha sospeso. Continua a leggere

Matrimonio gay in casa Marvel: Northstar sposa Kyle Jinadu

Northstar si sposa con Kyle Jinadu… Perchè l’amore gay esiste anche nei fumetti!

L’universo della Marvel si stravolge. La Marvel, nota casa produttrice di fumetti, ha annunciato il matrimonio gay fra Northstar, vero nome Jean Beaubier, il primo supereroe omosessuale dichiarato apertamente, con il suo compagno e fidanzato Kyle Jinadu. Le loro nozze dovrebbero venire celebrate a New York dove, da qualche anno a questa parte, sono stati resi legali i matrimoni fra omosessuali. Continua a leggere